"Fiordilatte" di Miguel Vila: la graphic novel che racconta la provincia padovana - Recensione e intervista

“Fiordilatte” di Miguel Vila: la graphic novel che racconta la provincia padovana – Recensione e intervista

Negli ultimi anni le graphic novel hanno riscosso un successo sempre maggiore. Un successo di vendite al quale si è subito affiancato un successo di critica. Alcuni degli autori di punta hanno un seguito così massiccio che molto spesso, durante i vari festival e saloni dei libri, le code più lunghe spettano a loro. Sto pensando ovviamente ai pluricitati Zerocalcare e Gipi. Da un paio di anni a questa parte è tutto il movimento a essere cresciuto, piccole e grandi case editrice che si dedicano esclusivamente alla pubblicazione di questo genere che incrocia la narrativa all’arte visiva. Tra queste case editrice c’è anche quella che ha deciso di credere nelle doti artistiche di Miguel Vila: Canicola.
Il primo lavoro di Miguel Vila si intitolava “Padovaland. Uscito per Canicola nel novembre del 2020, questa graphic novel era riuscita nell’intento di dare un’immagine spietata e molto realistica dei rapporti tra i giovani della periferia padovana.
“Fiordilatte”, il secondo lavoro di Miguel Vila continua sulla stessa falsariga, ma mette in maggior risalto la componente umana del quadro disegnato. Mentre in Padovaland la città gareggiava con i personaggi per ottenere un posto al sole, in “Fiordilatte” sembra quasi che l’asfalto, i locali e i palazzi si siano arresi e abbiano deciso di svolgere la funzione di uno sfondo che osserva senza giudicare.
In particolar modo, a farla da padrone in “Fiordilatte” è il desiderio, che spesso viene declinato nella sua variante più fisica del sesso.
Marco e Stella sono fidanzati, lui è un ragazzo molto introverso, incline al silenzio e con un carattere mite che spesso lo rende bersaglio delle prevaricazioni del padre. È indubbiamente insoddisfatto e alla ricerca di un punto di equilibrio. Stella è invece una ragazza solare, loquace, dotata di lingua lunga e della capacità di mettere in risalto i difetti degli altri. C’è una punta di cattiveria nelle sue parole, quasi come cercasse di vendicarsi sugli altri per qualcosa che, nella sua vita, non funziona. Nelle loro esistenze entra Lulu, una ragazza madre, sgraziata, brutta, con un corpo abbondante che culmina in un seno prorompente.
Miguel Vila ha la capacità di mettere in risalto il grottesco. I volti dei personaggi vengono resi fin nel più piccolo particolare e al contrario di come spesso accade nei fumetti nei quali l’aspetto fisico viene declinato con pochi tratti che rendono minime le differenze tra i volti e rendono quasi tutti i protagonisti belli di una bellezza asettica, in “Fiordilatte” le imperfezioni sono ingigantite, piazzate sotto la lente di ingrandimento e messe in risalto quasi come se fossero la rappresentazione fisica di difetti morali.

In “Fiordilatte” il desiderio sessuale si trasforma in ossessione e degrado. I rapporti tra le persone soffrono di una decomposizione lenta e inesorabile che pervade ogni pagina e ci fa leggere l’opera di Miguel Vila con la sensazione che sia riuscito a cogliere, negli esseri umani che racconta, il loro essere privi di orientamento, il loro essere in mare aperto e in balia delle onde.
Miguel Vila ha un’indubbia qualità nel sapere montare la storia proprio come sono soliti fare i registi. Gli stacchi avvengono sempre al momento giusto, la narrazione in alcuni punti si fa lenta, si concentra su dettagli minimi, poi all’improvviso esplode sia in velocità che in ampiezza e la pagina si riempie di grandi vignette colorate che sono un piacere per gli occhi. I paesaggi sono segnati da geometrie pulite che li potrebbe rendere intercambiabili tra loro, come a dimostrare che la freddezza di un luogo può influire sull’incapacità di esplorare le proprie emozioni.

Il colore è un altro punto caratteristico delle opere di Miguel Vila. I toni sono sempre tenui, danno quasi l’impressione di raccontare una storia per bambini, ed è proprio grazie al contrasto generato tra la crudezza degli argomenti e i colori delicati che nasce quella sensazione di disorientamento ed è forse proprio qui che si genera la poetica dell’autore. E è meraviglioso anche l’uso dello spazio nelle pagine, l’alternarsi di vignette rettangolari, quadrate e rotonde per spezzare il ritmo; i bianchi che forniscono un vuoto dentro al quale si muovono i personaggi.
Credo che le opere di Miguel Vila, sia il primo “Padovaland” che questo suo secondo lavoro siano da considerare come elementi di un discorso molto più ampio che sono certo verrà affrontato nei prossimi anni da questo promettente autore dallo sguardo acuto e pieno di pietà.

Gianluigi Bodi

L’Intervista

(Gianluigi Bodi): Vorrei iniziare con una curiosità personale. Qual è il percorso che ti ha portato al graphic novel? È sempre stata una tua passione oppure è un progetto che si è formato a poco a poco?

Miguel Vila

(Miguel Vila): Fin da piccolo il fumetto era un medium artistico che apprezzavo molto, ma che, per qualche ragione, non approfondivo mai. Per darti un’idea, la prima volta che mi sono davvero avvicinato alla graphic novel è stato di recente, quando ho cominciato il biennio di Fumetto all’Accademia di Bologna. Tuttavia, ammetto che già da prima conoscevo lo stile di Chris Ware (me l’avevano regalato i miei zii quando avevo tredici anni) il quale più tardi sarebbe diventata la maggiore fonte d’ispirazione per i miei libri.

Avendo letto sia “Padovaland” che “Fiordilatte” ho cercato di trovare nei tuoi due lavori i punti in comune e quelli che li differenziano. Lo sfondo ovviamente è molto importante in entrambe le opere, ma mi è sembrato che in “Padovaland” fosse più centrale nella narrazione. Inoltre, in entrambe le tue opere mi sembra che la descrizione della fragilità dei personaggi sia sempre un elemento chiave. Più in generale direi che “Padovaland” e “Fiordilatte” mettano le basi di una tua possibile poetica. Quali sono gli aspetti che secondo te accomunano e differenziano le tue opere?

C’è da dire che due libri hanno molto in comune soprattutto perché condividono lo stesso universo ispirato alla provincia veneta; in un certo senso con Fiordilatte mi è sembrato di portare avanti un percorso che era partito con Padovaland, sebbene ci fossero dei cambiamenti: stavolta avevo intensificato la dimensione umana e intimistica a discapito del resto. Eppure, ho fatto sempre tantissima attenzione allo sfondo. Quest’ultimo e i personaggi rappresentano due elementi narrativi apparentemente diversi tra loro ma che in verità agiscono insieme nella caratterizzazione della storia. Lo sfondo dice molto di un personaggio, la sua vita, la sua identità, le abitudini, e le mancanze. La stessa cosa può avvenire al contrario: i personaggi popolano un luogo e gli danno un certo peso rispetto a un altro, gli assegnano una funzione, un’importanza affettiva ecc. Come vedi sono due punti perfettamente complementari.

Da cosa nasce una tua opera? Qual è il nucleo da cui parte tutto? Un’immagine? Una sensazione?

A volte mi appare una situazione in testa; può essere qualcosa che abbia visto prima in giro o che mi sia completamente immaginato, non importa. Se mi convince abbastanza inizio a pensarla tutti i giorni; man mano che la penso quella situazione lentamente si scompone in più piccole situazioni connesse fra loro, generando una bozza mentale di quello che successivamente sarà il mio racconto scritto. Ovviamente questo processo continua per tutta la durata del progetto e si conclude solo alla consegna dei definitivi.

In una delle domande precedenti ho accennato alla poetica. Come definiresti gli elementi fondanti del tuo lavoro?

Faccio davvero molta attenzione all’aspetto visivo delle cose: nulla dev’essere casuale, ogni immagine (che sia una persona, un edificio, una strada, una merendina, un logo, un organo sessuale, una montagna ecc.) deve assumere una sua propria configurazione perché possa raccontare qualcosa di molto preciso e distinto. Lo stesso vale per la gabbia del fumetto: ogni scena, attimo, passaggio deve trovare il posto giusto in modo che i tempi narrativi siano più chiari possibili.

Chiudo con un’altra curiosità. “Padovaland” e “Fiordilatte” sono state accolte molto bene dalla critica, ma cosa ci dobbiamo aspettare in futuro da te?

Non so nemmeno io cosa aspettarmi, quello che m’interessa ora è non smettere mai di fare libri: più ne faccio più imparo qualcosa di nuovo, che sia del mondo esterno o di me stesso.

Miguel Vila – Fiordilatte
Canicola Edizioni
176 pagine a colori
17×24, 2021
Collana I Quindici
ISBN 9788899524548

Miguel Vila è nato nel 1993 a Padova dove vive. Ha frequentato il corso di Linguaggi del fumetto all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Il suo primo libro, Padovaland è stato seguito da Fiordilatte.