Recensione a “Gli inseguiti” di Claudio Bagnasco

“Gli inseguiti” di Claudio Bagnasco

“Gli inseguiti”, di Claudio Bagnasco, ed. Carta Canta, è un romanzo dai tanti personaggi principali e con tante trame, tutte, per gradi e intensità, differenti e intrecciate fra loro. Ogni personaggio, con i suoi tratti fisici e caratteriali caratteristici, si staglia nella propria quotidianità come un piccolo gigante in lotta, e ognuno intraprende questo compito con il proprio personale stile. Ognuno di loro, come ognuno di noi, ha un nascondiglio perfetto e fasullo, ognuno di loro è portatore di verità. Ma c’è fra di loro chi è più saggio e quella saggezza è rincuorante.
La lingua dell’autore restituisce impressioni di sguardi attenti, profondi e disincantati, ma poetici seppur schietti (o forse proprio per quello poetici). È uno sguardo a tratti filmico, uno sguardo che cattura gesti, cambi di luce e altri sguardi, uno sguardo che restituisce la consequenzialità delle nostre azioni. I personaggi de “Gli inseguiti” ti restano impressi per la loro normalità di uomini, forse basterebbe dire per la loro umanità, per la loro fuga.

Simona Serrau

L’autore segue lo svolgersi della vita quotidiana di un gruppo di persone, di età ed estrazioni sociali diverse, nell’arco di sei mesi. Già a partire dalle prime pagine lascia capire che i protagonisti sono esseri “braccati”, alcuni da nemici reali, altri da rimorsi, altri ancora da difficoltà nel gestire la propria vita.
Tutti cercano una soluzione ai loro problemi, ma i loro sforzi si rivelano vani.
Solo Oreste, uomo profondamente buono, perseguitato fin dagli anni giovanili da un sincero e doloroso rimorso, riuscirà nel suo intento. 
“…finalmente sconterò la mia pena…” dice, e così sarà, ma solo dopo aver dato prova di un ennesimo atto di altruismo.
L’autore con la suo modo di scrivere essenziale, concitato, incalzante, a volte meticoloso, nel descrivere le azioni più semplici compiute dai personaggi, riesce a coinvolgere ed emozionare il lettore.

Davide Tron