“Recensioni a “Dieci storie quasi vere” di Daniela Gambaro

“Dieci storie quasi vere” di Daniela Gambaro

Dieci racconti, dieci storie che sembrano fotografie, scattate in un momento di quotidianità dei protagonisti: una donna, con la figlia in automobile, che va a lavoro; una baby sitter, che mangia sempre pollo fritto e dimentica spesso il gas acceso; due genitori che, per non farsi comprendere dai figli, comunicano in un inglese inventato… La particolarità di questi scatti è che hanno luogo nel momento in cui un fulmine arriva a perturbare la quotidianità. Non si tratta tanto di tragedie, quanto piuttosto di quelle turbolenze che ognuno di noi è costretto ad affrontare, più o meno spesso, nella propria vita. Un libro da leggere, per scoprire una delle autrici italiane che merita di essere apprezzata da un numero sempre maggiore di lettori.ApprovaRifiuta

Maurizio Nappa Improta

Dieci storie quasi vere è una raccolta di racconti brevi e originali uniti dal sottile fil rouge del femminile, declinato in tutti i suoi aspetti dai più dolorosi ai più lieti. L’autrice dà voce, con attenzione al dettaglio e con lievità, alla quotidianità delle donne come noi. Ci sono tanti personaggi: bambine, madri, nonne…. c’è una donna che ha scordato sua figlia in macchina e va al lavoro, una babysitter che vuole diventare suora e dimentica il gas acceso, una madre che ha perso il figlio e tante altre storie di genitorialità mancate o vissute male, di tenerezza e di grande paura di crescere. È vero, le donne sono le protagoniste di questi racconti, ma non sono mai sole, i padri, i nonni, i mariti, i compagni, gli amici fanno parte delle diverse situazioni che iniziano in un punto del tempo e poi come dei flash back tornano indietro nel momento in cui è successo qualcosa: un ricordo d’infanzia, un incidente, una tragedia, un trauma. Daniela Gambaro fotografa, osserva quell’attimo, poi accompagna i protagonisti per un po’ e infine li lascia andare. Questo, però, non porta a una conclusione vera, a una morale della favola, finita una storia, ne inizia subito un’altra. Non sono loquaci, questi personaggi, non raccontano apertamente i fatti loro, non compiono imprese memorabili e proprio per questo ci sembra di vederli e conoscerli tutti. Sono storie delicate su eventi dell’esistenza umana a cui l’autrice dà un tono diverso a seconda del tema affrontato: ora sorridente, ora malinconico, lievemente ironico, doloroso, ma sempre partecipato. Sono tutti degli ottimi racconti e li ho letti con un totale coinvolgimento che mi ha trascinato con dolcezza dentro la poliedricità dell’animo femminile.

Enrichetta Cadorin