“Recensioni a “Dieci storie quasi vere” di Daniela Gambaro

“Dieci storie quasi vere” di Daniela Gambaro

Finalista al Premio Italo Calvino 2019 e vincitore del Premio Campiello Opera Prima 2021, «Dieci storie quasi vere» di Daniela Gambaro è una raccolta di dieci racconti che tratta di legami familiari e maternità. Genitori che parlano un inglese di invenzione per non farsi capire dai figli, una babysitter col sogno di diventare suora, una bambina che si illumina e una madre alle prese con un figlio prematuro sono tra i protagonisti di queste storie che raccontano una quotidianità “quasi vera”, nella quale tutti si possono riconoscere, fatta di sogni infranti, difficoltà a confrontarsi con un dramma e madri in cerca di evasione (la raccolta, infatti, è dedicata «A mia mamma, per la libertà»). Tra i racconti più belli è da segnalare «Il signor Avezzù pensava», che ha per protagonista una madre che schiaccia accidentalmente la tartaruga del figlio con la macchina mentre stava andando in ospedale ad abortire, una decisione che rivela la malinconia di una donna che ha sacrificato tutto per la famiglia. «Dieci storie quasi vere» è un debutto breve, ma folgorante, che dimostra non solo come i racconti brevi siano alta letteratura, ma che attraverso brevi flash quotidiani sa raccontare con levità la malinconia, il dolore e i rimorsi di ogni famiglia e ogni madre, ma anche la volontà di ricominciare dopo ogni tragedia.«Tutti pensiamo di avere la situazione sotto controllo finché gli eventi non dimostrano il contrario, facendosi beffe della nostra presunzione».

Alberto Paolo Palumbo

Dieci racconti, dieci storie che sembrano fotografie, scattate in un momento di quotidianità dei protagonisti: una donna, con la figlia in automobile, che va a lavoro; una baby sitter, che mangia sempre pollo fritto e dimentica spesso il gas acceso; due genitori che, per non farsi comprendere dai figli, comunicano in un inglese inventato… La particolarità di questi scatti è che hanno luogo nel momento in cui un fulmine arriva a perturbare la quotidianità. Non si tratta tanto di tragedie, quanto piuttosto di quelle turbolenze che ognuno di noi è costretto ad affrontare, più o meno spesso, nella propria vita. Un libro da leggere, per scoprire una delle autrici italiane che merita di essere apprezzata da un numero sempre maggiore di lettori.ApprovaRifiuta

Maurizio Nappa Improta

Dieci storie quasi vere è una raccolta di racconti brevi e originali uniti dal sottile fil rouge del femminile, declinato in tutti i suoi aspetti dai più dolorosi ai più lieti. L’autrice dà voce, con attenzione al dettaglio e con lievità, alla quotidianità delle donne come noi. Ci sono tanti personaggi: bambine, madri, nonne…. c’è una donna che ha scordato sua figlia in macchina e va al lavoro, una babysitter che vuole diventare suora e dimentica il gas acceso, una madre che ha perso il figlio e tante altre storie di genitorialità mancate o vissute male, di tenerezza e di grande paura di crescere. È vero, le donne sono le protagoniste di questi racconti, ma non sono mai sole, i padri, i nonni, i mariti, i compagni, gli amici fanno parte delle diverse situazioni che iniziano in un punto del tempo e poi come dei flash back tornano indietro nel momento in cui è successo qualcosa: un ricordo d’infanzia, un incidente, una tragedia, un trauma. Daniela Gambaro fotografa, osserva quell’attimo, poi accompagna i protagonisti per un po’ e infine li lascia andare. Questo, però, non porta a una conclusione vera, a una morale della favola, finita una storia, ne inizia subito un’altra. Non sono loquaci, questi personaggi, non raccontano apertamente i fatti loro, non compiono imprese memorabili e proprio per questo ci sembra di vederli e conoscerli tutti. Sono storie delicate su eventi dell’esistenza umana a cui l’autrice dà un tono diverso a seconda del tema affrontato: ora sorridente, ora malinconico, lievemente ironico, doloroso, ma sempre partecipato. Sono tutti degli ottimi racconti e li ho letti con un totale coinvolgimento che mi ha trascinato con dolcezza dentro la poliedricità dell’animo femminile.

Enrichetta Cadorin