Recensioni a “Oltrepassare” di Martino Ciano

“Oltrepassare” di Martino Ciano

E’ un libro particolarmente bello. A leggerlo, si prova disorientamento. Lo stesso disorientamento dei protagonisti, o meglio del protagonista, che a mio parere è “uno e trino”. Non a caso parlo di trinità, perché leggendo oltre, il romanzo di Ciano è una teologia della mancanza. Intanto, il titolo offre la dimensione in cui si muove; “oltrepassare” indica un andare al di la, ma anche all’aldilà, cioè una prova di scardinamento dei limiti, imposto dalla nascita, da uno stato sociale, da un habitat culturale, dalla religione, dall’etica, dalle dinamiche familiari, dal luogo in cui si abita. I protagonisti-protagonista, si muovono sempre in una dimensione a tratti onirica, a tratti immersi in veri e propri deliri dissociativi dove permane la ricerca costante di un essere presenti in un qui e ora che sfugge continuamente. Una sorta di caduta libera nell’essere, che si trasforma in continuazione e che per quanto ci si sforzi di trovare il punto di arrivo e sembra che lo si stia raggiungendo, questo sfugge e si allontana. C’è una ricerca del bene e Ciano, lascia che i personaggi lo invochino: “Maranatha” (vieni Signore Gesù) ripeteranno; mantra di richiesta salvifica da un mondo che non riconosce i propri figli e, questi si affidano e confidano nell’appartenenza ad una spiritualità al di la da venire, giusta escatologia di un logos che appare ma non si sostanzia, diviene e sfugge alla forma, “un panta rei” incessante come il flusso dei pensieri che li caratterizza e caratterizzerà il lettore, se si abbandonerà al loro fluire.

Gianluigi Pagliaro