Recensioni a “Scemo di guerra” di Paolo Ganz

“Scemo di guerra” di Paolo Ganz

Grande Guerra, agosto 1915: si compie il massacro dell’esercito italiano ad opera delle truppe austriache nella Battaglia del Col Basson. Il fragore di questo evento storico irrompe così violentemente nell’anima e nella mente del giovane tenente Ardenghi al punto da irretirlo e destinarlo al manicomio di Sant’Artemio, dove i matti dormono «ognuno avvolto nel proprio bozzolo di follia». Da qui Italo (questo il nome del militare, evocante ovviamente l’Italia, madre e patria dell’«umanità in travaglio” impegnata al fronte) finisce al rifugio di Rucorvo («località davvero esistente») e inizia il proprio percorso catartico tra logoranti attese interrotte da fugaci quanto tragici eventi. In questo ambiente perturbante e desolato viene sostenuto da una figura femminile salvifica, Maria (invito a riflettere sulla scelta del nome …). A mio avviso l’originalità del tessuto narrativo consiste nel fatto che esso viene dipanato anche sullo sfondo di luoghi diversi rispetto allo spazio-simbolo della Prima guerra mondiale ovvero la trincea. Le emozioni provocate degli eventi bellici sono comunque sempre le medesime; e su inquietudine, angoscia, dolore e senso di ineluttabilità si staglia lo spettro della futura disfatta di Caporetto (1917).

Angela Pizzato