Recensioni a “Gli affamati” di Mattia Insolia

“Gli affamati” di Mattia Insolia

“Gli affamati” di Mattia Insolia, edito Ponte alle Grazie nel luglio 2020, narra di due fratelli, Paolo e Antonio Acquicella, rispettivamente di 22 e 19 anni, originari di Camporotondo, «uno sputo di palazzine fatiscenti nel nulla meridionale» e «un confino riservato ai dannati di natura». Paolo è animato da una rabbia irrefrenabile, Antonio, invece, è più innocuo, succube del fratello. Entrambi vivono senza genitori: il padre, Stefano, muore in un incidente domestico mentre era sotto effetto dell’alcol; la madre, Giovanna, ha lasciato i figli quando erano piccoli per scappare dalla violenza del marito. Il contesto in cui vivono, dunque, è un contesto di desolazione, solitudine e rabbia, sentimenti espressi con un linguaggio crudo, spietato, pieno di bestemmie, che molto deve ai Cannibali di Niccolò Ammaniti e che ben rappresenta il vuoto ideologico e la mancanza di alternative dei protagonisti. Nel momento in cui, però, la fuga sembra possibile, la realtà della periferia chiama sempre a un confronto. Camporotondo – nome che richiama la circolarità – è infatti simbolo di un passato e di un contesto sociale che non ti abbandonano mai, e la sua violenza è una ferita che non si rimarginerà mai. “Gli affamati” di Mattia Insolia è un’opera prima matura che sa ben rappresentare la rabbia di una generazione, di una realtà complessa come il Sud Italia, ma che sa anche commuovere ed emozionare, dando ad Antonio e Paolo la possibilità di riscattarsi e salvarsi attraverso la letteratura e l’empatia che suscita nei lettori.«Ho cambiato tutto. Ho cambiato vita, ho cambiato piani. Ho cambiato il presente e il futuro, ma il passato resta quello che è, e ha gli artigli lunghi».

Alberto Paolo Palumbo

Il romanzo, diviso in tre parti, inizia con un prologo in cui l’autore descrive come in una sequenza cinematografica l’uccisione di uno dei protagonisti a cui segue un lungo flash back per terminare con una lettera chiarificatrice. La storia si svolge a Camporotondo un paese inventato del nostro Sud Italia e vede protagonisti due giovani fratelli Paolo 22 anni e Antonio19. Rimasti soli nella casa dei loro genitori i fratelli imparano presto a badare a sé stessi. La madre, infatti, decide di dire basta alle angherie del marito alcolizzato e manesco, abbandona tutti e fugge, lasciandoli così in balia di quel padre padrone, che complice l’ennesima ubriacatura ed una rovinosa caduta muore. Paolo lavora in un cantiere edile mentre Antonio studia ancora e si affida completamente al fratello che lo accudisce e lo guida. La loro è un’esistenza trascinata con inerzia e poche aspettative, si lasciano vivere, passano le loro giornate a fumare e bere con gli amici covando tanta rabbia che spesso esplode in azioni gratuite e violente. Si sentono sbagliati, fuori contesto e arrabbiati col mondo intero, sono convinti che la loro vita non preveda la gioia, il riscatto, ma che sia una condizione irreversibile e non trovano la forza di guardare alla vita con occhi diversi per cercare una prospettiva migliore che permetta loro di uscire dalla trappola della loro condizione che li immobilizza. Mattia Insolia ha scritto un romanzo duro, violento e poetico al tempo stesso, un romanzo di periferie e di giovani, di disagi e sogni, di amori e dolori, con temi dove dominano la violenza domestica, l’abbandono, il degrado, l’abuso di alcol e droghe.

Roberto Conte