Recensioni a “L’agenzia della buona morte” di Massimiliano Nuzzolo

“L’agenzia della buona morte” di Massimiliano Nuzzolo

Dolore e amore, sesso e morte, azione e riflessione. Nuzzolo accosta conflitti universali in un romanzo divertente e insieme commovente, che non si può non leggere tutto d’un fiato.
Consigliato per chi vive in bilico sull’odiare o amare la TV spazzatura, i social network e i fenomeni di massa.
C’è un grande amore per il cinema e, soprattutto, per la musica. Una mania per le citazioni.
Un frullato di Welsh, Hornby e Palahniuk senza che si senta minimamente la mancanza dell’atmosfera anglofona. Siamo in Italia e il trash-pop è quello di Baglioni, della Tatangelo, di Povia o delle “patatine” di Rocco Siffredi.

Mauro Maugeri

Con l’ironia e l’acume che contraddistingue i suoi racconti e romanzi Nuzzolo omaggia Arto Paasilinna, Albert Camus e Pietro Germi, offre uno spunto per parlare di temi estremamente attuali come eutanasia e di suicidio e narra magistralmente la storia di un dolore e della sua possibile cura. Tra bizzarre agenzie e telefonate, la voce affascinante di una donna altrettanto affascinante e “No surprises” splendida canzone dei Radiohead che fa da filo conduttore, dalla prima pagina siamo catapultati insieme al protagonista in una trasmissione televisiva che raccoglie un mondo intero, un circo talmente folle da calzare in maniera esemplare con la realtà, per un perfetto incastro tra vicenda del protagonista e dei suoi compagni, flashback, rvm e ospiti a sorpresa, senza farci mancare la cucina e un finale decisamente “a sorpresa” in grado di farti battere il cuore sul serio. Nuzzolo è capace di prenderti per mano, sbatterti a terra e farti piangere come un bambino e poi di risollevarti e farti ridere di ogni dolore. Narra la vita come pochi sanno fare. Come direbbero i francesi: c’est super!

Carla Sist

Agenzia della Buona Morte. Un romanzo “televisivo”. Il suicidio: la scelta deliberata di togliersi la vita ed i suoi affronti, finisce per essere argomento da talk show grazie al successo di un’agenzia che promette di gestire il trapasso. Uccidersi diventa dunque un fatto di costume che nel racconto televisivo può coerentemente alternarsi con la realizzazione della pizza. Ritratto iperrealista del cortocircuito mediatico nel quale tutti diventiamo celebri e siamo: coinvolti, protagonisti, vittime e carnefici per un tempo variabile a volte più lungo di 15 minuti. Le vite dei protagonisti, accomunate nel segno del lutto, fanno della morte un mezzo per sopravvivere: sono essi stessi gli estremi dell’esistenza. Le identità di questi estremi dell’esperienza umana ci vengono resi nella loro contemporaneità e nel loro spessore attraverso una serie di rimandi letterari e musicali che più che costituire una mappa del mondo culturale o sentimentale nel quale Nuzzolo fa nascere le sue storie, fornisce, a chi le sa leggere, le coordinate spazio temporali nelle quali ci muoviamo noi tutti. Uno spazio la cui chiave di lettura più sincera è quella del talk show generalista che tutto associa, omologa ed esemplifica; e dove le interruzioni pubblicitarie assurgono idealmente a parafrasi di quegli intervalli di lucidità che l’esistenza ci lascia nei momenti in cui non siamo la nostra stessa maschera pirandelliana. Quei momenti che sembrano suggerirci un “Breve invito a rinviare il suicidio”. Non fosse altro perché il finale del percorso di ognuno di noi è in fondo qualcosa che vogliamo procrastinare.

Francesca Fedele