Recensioni a “L’aristotelico impenitente” di Stefano Gelain

“L’aristotelico impenitente” di Stefano Gelain

eggere in questi giorni di Coronavirus “L’Aristotelico Impenitente “di Stefano Gelain è stato l’antidoto alla depressione e allo sconforto.Siamo nel Trecento e la vita del Castello di Romena nel Casentino è scossa da un misterioso omicidio: quello del cavaliere Arnaldo Buglione, il cui corpo è stato trovato a terra, con la lingua inchiodata al pavimento. Aghinolfo Guidi, signore del castello, chiama ad indagare l’amico filosofo e brillante medico Pietro D’Abano. Al castello giunge, però, il suo allievo il magister Ardighino da Padova, un po’ meno brillante e totalmente privo di una strategia investigativa. Senza perdersi d’animo Ardighino inizia, comunque, la sua investigazione tentando di dare un volto all’assassino e svelare l’arcano. L’indagine lo porterà a muoversi in un mondo medioevale fatto di dame di corte e di nobili, di servi e frati domenicani inquisitori, di taverne puzzolenti e banchetti sontuosi, nonché la scoperta della ricca biblioteca del castello governata da uno strano bibliotecario, prima di trovare finalmente, in modo del tutto inaspettato, il bandolo della matassa. Gelain si ispira in questo suo piacevole e divertente romanzo al più famoso “Il nome della Rosa” di Umberto Eco, ma ne esce con un romanzo denso di ironia dove intorno a personaggi realmente esistiti si muovono figure al limite del grottesco, dove dialoghi surreali alla Ionesco si alternano a situazioni di pura commedia dell’arte e dove l’uso di una raffinatissima variante del “latinus maccheronicus” aggiunge una ulteriore nota di umorismo alla lettura. Un vero divertissement.

Enrichetta Cadorin

L’aristotelico impenitente di Stefano GelainSembra uno scioglilingua ma è Ardighino da Padova il medico investigatore che nel 1318 si reca da Aghinolfo Guidi, conte di Romena, per scoprire il colpevole di un misterioso delitto avvenuto nel castello ai danni del Cavaliere Arnaldo Buglione e, successivamente, di Guido degli onesti, di Bertrand de Bourgogne, e altri. La storia si dipana attraverso la minuziosa descrizione di situazioni grottesche e paradossali che mettono in ridicolo il malcapitato Ardighino e conducono il lettore, dopo innumerevoli ed esasperanti storie volutamente non pertinenti, alla scoperta di un finale che costituisce ormai solo un dettaglio. Ne sono esempio, l’autopsia del presunto cadavere che, finito l’intervento, si alza, saluta e se ne va; i dialoghi di Guelfo de’ Ghibellini e di Ghibellino de’ Guelfi con il conte Adinolfo; le inverosimili storie dei personaggi più strani incontrati dal medico padovano nella sua investigazione; il latino maccheronico usato da Ardighino che non conosceva quella lingua. Il pregio del libro non è tanto la curiosità della storia ma la sua demenziale e dotta narrazione.

Caterina Passarelli