Recensioni a “L’inventore dei libri. Aldo Manuzio, Venezia e il suo tempo” di Alessandro Marzo Magno

“L’inventore dei libri. Aldo Manuzio, Venezia e il suo tempo” di Alessandro Marzo Magno

L’autore intreccia fili geopolitici, sociali e culturali generali come trame di relazioni parentali e amicali e di collaborazioni professionali, dando voce anche a quanto non è ancora chiaro della storia privata e pubblica di Aldo Manuzio. Grazie a una prosa ariosa, ricca di riferimenti e di spunti utili all’approfondimento, Alessandro Marzo Magno conduce il lettore attraverso un excursus dagli albori dell’età moderna alla fine del Novecento, mettendo in rilievo la cerchia umanistica intorno ad Aldo Manuzio al pari del protagonista, uomo consapevole del proprio tempo, che “mai abbandona la speranza che i libri spazzino la barbarie”.

Annarosa Tonin


Alessandro Marzo Magno ci propone uno straordinario ritratto di Aldo Manuzio. Un protagonista del nostro Rinascimento che non fu solamente un semplice editore, ma un umanista di massimo livello. Egli fu amico dei Bembo, di Erasmo da Rotterdam, di insigni grecisti, fra tutti Costantino Lascaris, di Pico della Mirandola, di Lucrezia Borgia e di Francesco II Gonzaga. Grecista, latinista e conoscitore dell’ebraico, fu precettore di principi e duchi da Ferrara a Carpi. Imprenditore ed editore ricercato, introdusse nel libro e nel mercato librario delle vere e proprie innovazioni quali l’indice, l’uso delle prefazioni, il catalogo editoriale, il formato, la punteggiatura, il testo con traduzione a fronte. Fu inventore di nuovi caratteri tipografici greci e del corsivo, ideò i libri tascabili: le famose ‘Aldine’, con versioni filologicamente perfette dei classici latini e greci, che egli aveva cura di collezionare acquistando tutti i codici manoscritti disponibili, che lui instancabilmente ricercava in Europa. Editò fra l’altro la famosa “Hypnerotomachia Poliphili” di Francesco Colonna. E tutto questo avveniva in una Venezia da cui uscivano i tre quarti dei libri stampati in Europa, dopo la recente invenzione della stampa. Ed è appunto alla narrazione della vita di Manuzio, un uomo visionario ma concreto, che fa da sfondo l’affresco della Venezia del ‘500, una città per la quale non sentì mai un forte legame affettivo come quello provato per Ferrara. Venezia tuttavia era una fucina ricca di cultura, di conoscenze, di innovazioni, di capacità di cogliere le aspettative del futuro, anzi, di crearle, una città popolosa e popolata da ricchi patrizi, intellettuali, artisti, commercianti e commerci, una città che permise a Manuzio di concretizzare le proprie idee geniali.Una lettura gradevole, godibile e molto interessante, l’autore usa un linguaggio preciso e rigoroso, ma al contempo accessibile per rendere fruibile a tutti la tematica della storia del libro che spesso diventa incomprensibile se non si è un addetto ai lavori.

Enrichetta Cadorin