Comisso, De Pisis, Fiumi e di alcune prose inedite (o quasi) del giovane Comisso

Comisso, De Pisis, Fiumi e di alcune prose inedite (o quasi) del giovane Comisso

Il recente riordino e catalogazione dell’ampia corrispondenza presente nell’archivio di Lionello Fiumi 1 ha permesso di mettere in luce la fitta rete di relazioni intrattenute dal gruppo di giovani letterati attivi a Verona subito dopo la fine della prima guerra mondiale.
Tramite ne fu, principalmente, la rivista “Poesia ed Arte” e i contatti con un gruppo di poeti attivi a Ferrara (tra cui Govoni e il giovanissimo De Pisis) e la casa editrice Taddei.
Tra le attività tese a promuovere la giovane poesia, la rivista, sul finire del 1919 bandì un concorso, cui partecipò anche l’ancora inedito Giovanni Comisso, su segnalazione dell’amico De Pisis.
Lo scambio epistolare tra Comisso e Lionello Fiumi permette di chiarire le fasi della reciproca conoscenza, e gli esiti del concorso, che videro proprio Comisso in prima linea.
Con l’occasione dell’edizione delle lettere è stato possibile anche recuperare i testi inviati da Comisso al concorso, che non hanno avuto, da allora, la opportuna circolazione.

L’esordio sulla carta stampata di Giovanni Comisso è legata, come noto, al libretto di Poesie che gli fu pubblicato dall’editore trevisano Zoppelli nel 1916, recante la silouette di mano dell’amico Arturo Martini, che era stato anche il curatore materiale dell’edizione. 2 Meno nota è la partecipazione di Comisso ad un concorso letterario, indetto da una rivista di poesia che si stampava allora a Verona; il giovane scrittore trevisano vi inviò alla fine del 1919 alcune prose liriche, forse quelle da lui stesso ritenute le più riuscite tra quelle che in quei mesi produceva “appuntandole ovunque, in taccuini e agendine tascabili”: solo più tardi una scelta di testi allora realizzati avrebbero formato il corpus unitario del Solstizio metafisico. 3

Il concorso veniva bandito dalle pagine della rivista “Poesia ed Arte” 4, nel numero di luglio del 1919: 5

A mostrare chiaramente gli scopi che si sono proposti i suoi promotori, “Poesia ed Arte” indice un concorso per un volumetto di poesia. Il volumetto giudicato migliore sarà pubblicato a spese della rivista. Norme per il concorso. Nessuna limitazione di forma e di contenuto. Il volumetto può constare di un solo poemetto o di più componimenti. Unica restrizione necessaria all’attuabilità della pubblicazione, sarà che il volumetto premiato non superi le 60 pagine stampate in 64° grande. I volumetti che oltrepasseranno tale dimensione saranno egualmente esaminati, ma, in caso di premiazione, l’autore dovrà provvedere a sue spese alla pubblicazione delle parti eccedenti il numero di pagine prescritto. Il volumetto giudicato migliore e degno di pubblicazione sarà stampato in mille copie a spese di “Poesia ed Arte”. La proprietà delle copie resterà alla rivista. L’autore, al quale resterà la proprietà letteraria per le successive edizioni, riceverà cento esemplari.
Il concorso scade il 30 settembre 1919.
I concorrenti dovranno essere abbonati alla rivista, ed inviare col manoscritto l’importo di lire 5. La somma così raccolta servirà (naturalmente in piccola parte) alle spese di pubblicazione. Qualora nessun volumetto fosse giudicato meritevole di stampa, sarà restituito ai concorrenti l’importo di lire 5.
Ad ognuno dei concorrenti sarà inviata una copia del volumetto premiato.
Ogni manoscritto dovrà essere contrassegnato da un motto, ripetuto sopra una busta chiusa, nella quale sarà trascritto nome, cognome e indirizzo dell’abbonato concorrente.
Si raccomanda di scrivere chiaramente e da una sola parte del foglio.
La commissione giudicatrice sarà composta di Sandro Baganzani 6, Lionello Fiumi 7 e Antonio Scolari 8. I manoscritti devono essere spediti a “Poesia ed Arte”, via Cattaneo, 7 Verona

L’esito fu annunciato dalle pagine del numero di fine anno 9

Dopo attento esame e ripetute selezioni abbiamo dovuto convincerci che, purtroppo, lo scopo del concorso non è stato raggiunto. Ed infatti, pur avendo constatato in molti un sicuro possesso della forma, ed in taluni una notevole sensibilità, in nessuno potemmo riconoscere tali evidenti caratteristiche personali da giustificare quella rivelazione, ch’era appunto nei nostri intendimenti. Tuttavia, pur non dimostrandosi opportuna la pubblicazione in volume di alcun manoscritto, abbiamo creduto di doverne metter in evidenza tre, e cioè quelli contraddistinti dai motti:
1) Merce, Mercato, Mercante
2) Beata solitudo, sola beatitudo
3) Alere flammam

Il primo è una raccolta di prosette liriche, le quali, se talvolta si riducono ad una semplice notazione senza consistenza poetica, altra volta si sollevano invece alla dignità di freschi attimi lirici, rimanendo però sempre nell’ambito dei frammenti messi in voga specialmente da Onofri.
Immediatezza espressiva e vivacità di colore (talora esuberante) si notano nel secondo, al quale nuoce l’eccessivo carattere frammentario (si tratta anche qui di prose) già osservato nel primo.
Il terzo, composto di poesie liberamente versificate, si distingue per una sua tenue delicata vena di commozione, che è peccato sia talvolta sciupata da detriti di vecchia retorica.
Di questi manoscritti, se gli autori ce lo consentiranno, pubblicheremo qualche saggio nei prossimi numeri.”

Le poesie del secondo classificato al concorso, Andry Ruffoni, Versi in prosa, furono pubblicate nel numero di gennaio 1920 della rivista 10 e quelle del terzo classificato, Amalia Vago, Poesie, nel numero successivo; 11 le prose liriche di Giovanni Comisso, che aveva inviato un manoscritto con il motto “Merce, mercato, mercante”, e che era risultato primo classificato 12, furono pubblicate nel numero di marzo. 13
A far conoscere la rivista e il concorso a Comisso era stato il comune amico Filippo De Pisis, 14 che si fa anche qui promotore degli scritti di Comisso, dopo l’intermediazione presso la “Rassegna di Cultura” di Siracusa della prosa dedicata a Il salotto di Pina Ghirlanda. 15
De Pisis aveva conosciuto Comisso a Roma, grazie all’intermediazione di Arturo Onofri, ed era in contatto con Fiumi fin dal 1916, 16 nel gruppo di coloro che G. A. Borgese ebbe a definire (con termine che non piacque, ma che rimase storico) i “poeti di Verona-Ferrara”: lo stesso Fiumi, Corrado Govoni, Filippo De Pisis, Sandro Baganzani, Ravegnani e altri. 17
All’interno del ricchissimo carteggio di Lionello Fiumi sono emerse alcune lettere che permettono di approfondire la vicenda qui segnalata, e di mettere a disposizione dei testi finora poco noti o del tutto sconosciuti.
Le lettere di Comisso, una delle quali totalmente inedita, non essendo stata segnalata -come le altre- nell’ambito della mostra dedicata a Verona anni Venti, riguardano solo in parte le vicende del concorso ma proseguono anche nei mesi successivi e forniscono alcuni interessanti spunti di approfondimento; documentano, ad esempio, di un progettato volume di poesie che il giovane scrittore trevisano aveva intenzione di pubblicare presso un editore allora d’avanguardia: Taddei di Ferrara 18, si incrociano, inoltre, con la presenza di Comisso a Fiume e la redazione della rivista “Yoga”. 19 È infatti a “Yoga” che dobbiamo legare le ultime due lettere del piccolo carteggio: Comisso, preso evidentemente dall’entusiasmo per l’impresa e per la nascita della rivista, cercava di darne la massima diffusione e fece un invio di cento copie proprio a Fiumi, chiedendogli di aiutarlo a far circolare il foglio. La risposta di Fiumi deve essere stata piuttosto secca e seccata, a giudicare dalla ulteriore risposta di Comisso, che quasi si scusa. Non abbiamo altra documentazione di rapporti tra Comisso e Fiumi se non molti anni dopo: il 25 marzo 1966 arrivò all’Egr. Prof. Lionello Fiumi, via Anfiteatro Verona una cartolina inviata dal noto ristorante “Carletto” di Treviso, recante le firme di Giorgio Ghelfi, Giovanni Comisso, Lionello [Puppi?], Luciano Albertini. L’occasione era stata evidentemente la preparazione della pubblicazione curata dalla galleria Ghelfi del catalogo Fiori, nel quale figurava un’introduzione di Giovanni Comisso dedicata all’opera del pittore veronese Luciano Albertini. 20

Giovanni Comisso a Lionello Fiumi
[Fiume] 24 novembre 1919 21

Pregiatissimo
Le scrivo per avvertirla che colla lunga, sospirata 22 attesa per la conclusione circa il noto concorso 23 ò avuto tempo per aumentarne di una ventina le pagine del mio lavoro “le parlate e i ritorni”, e che ove riuscisse gradito alla Commissione ne vorrei mutare il titolo e aggiungere a mie spese le suddette. Immagino che molte delle mie cose avranno o fatto ridere i Platonici o seccato qualche Aristofane per dover fare nuovamente una commedia di critica. Io però tuttora ne sono di esse immensamente felice e tutto mi consolo pensando che ad esse devo ricongiungere i nomi di Arturo Onofri, Vigolo, Giorgio De Chirico, Righini, Filippo De Pisis, Antonio Baldini, Arturo Martini, Paolo Buzzi, che le gradirono e me le consigliarono di non dimenticarle. Di lei ò sentito ben parlare in casa Onofri 24 e augurandomi entrare in corrispondenza le unisco il mio nuovo inderizzo datomi dal destino ed una delle mie ultime cose. 25
Giovanni Comisso
comandante la compagnia telegrafisti
Truppe d’Annunzio – Fiume
Mare del Nord
Dopo mezzogiorno col mare bianco d'un freddo seccante al nostro pensiero!
Il sole è tramontato dal cielo!
I marinai dormono, con la schiena adosso alle calde pareti di ferro, vicino alle macchine.
L'aria sospende un uccello di stoffa!
I monti ànno aspetti confusi come non fosse più necessario vederli.
Di dietro ai vetri noi restiamo col signore a guardare il suo battello in secca sui cavalletti di legno e ad ascoltare racconti e promesse di viaggi.
G. Comisso

Giovanni Comisso a Lionello Fiumi
[Fiume, 23 gennaio 1920] 26

Carissimo Fiumi,
mando a lei e ai suoi compagni Scolari e Baganzani vivissimi auguri per il nuovo anno. Mi trovo tutt’ora a Fiume ma ritengo presto poter ritornare al mio paese per mettermi a posto umanamente e letterariamente, giacché da cinque anni appartengo ancora alla vita nomade e per conseguenza ad un tipo di letteratura imprecisa. Con tutto ciò desidero pubblicare il mio libretto 27 e attendo risposta dalla ditta Taddei cui scrissi in proposito. 28
Leggo sempre con piacere le sue poesie e i suoi articoli contento ancora di più perché vedo così buoni segni per cui sperare un rinnovarsi di trovadori nella nostra degna terra.
Uniamoci con questa speranza in un assiduo lavoro dello spirito onde se qualche novello Dante dovrà venire fuggiasco tra noi non abbia a trovare dura e villana la dimora. Per tale attesa, veramente compresi delle nostre umane possibilità, non possiamo che augurarci di potere intensamente e tranquillamente lavorare.
A lei e ai suoi compagni in questo senso rinnovo gli auguri pel nuovo anno.
Cordialmente
Giovanni Comisso

attendo dalla sua gentilezza il ms. all’indirizzo P.Fiumicelli, 20 Treviso 29

Filippo De Pisis a Lionello Fiumi
Ferrara, 29.I. 20 30

Carissimo
grazie della tua cartolina e delle informazioni.
Ti sarò ben grato se farai pubblicare su la Revue du feu 31 una mia prosa. Te ne includo tre o quattro brevi perché tu possa sceglierne una o due.
Conobbi ier sera da Taddei Scolari 32. È molto simpatico!
Tu che fai? Io ò molto girato in questo tempo e molto girerò per l’avvenire. Sapessi quanta roba scritta e quante idee e che desiderio invade di totale contemplativa serenità!
Ti stringo la mano abbi la bontà di rimandarmi (con comodo) i pezzi che non pubblicherai.
E saluti a tutti gli amici.
Ps. Vidi con molto piacere che metteste primo nella graduatoria del concorso di Poesia ed Arte Comisso 33.
Fui io a invitarlo a mandare e a segnalargli il concorso. È veramente una grande promessa. Ben avrebbe meritato la pubblicazione se non delle cose mandate di altre.
Parlami un po’ di te. Ti stringo la mano. Saluti anche da Neppi 34 e Ravegnani 35 che vedo spesso e saluti a tutti gli amici.
Organizzai (con buon annesso anche finanziario) una dizione lirica in questi giorni a Ferrara col patto che non leggessero cose mie.
Ti mando un giornale
[Filippo De Pisis]

Giovanni Comisso a Lionello Fiumi
[Fiume, novembre 1920] 36

Carissimo Fiumi,
cosa avrà pensato di me che mi son fatto muto come un pesce? Io la ò sempre pensato come è mio costume ed affetto per tutte le persone gentili. In questo periodo a forza di battere son riescito a fare qualcosa e questi giornali ne sono la testimonianza. O’ raccolto un buon numero di amici ben intenzionati e con essi siamo decisi a qualcosa. Mi sarebbe grato avere la sua collaborazione e dei suoi amici o almeno qualche suo consiglio e cenno. Questi 100 numeri (sappia scusare l’inopportunità) mi sia così cortese di farli avere al rivenditore che meglio lei crede, il quale, per non disturbarla oltre, corrisponderà direttamente con noi.
Grato e con distinzione
suo G. Comisso

Giovanni Comisso a Lionello Fiumi
[Fiume, dicembre 1920?] 37

Carissimo Fiumi
ò ricevuto la sua carissima “sincerissima”. Hà perfettamente ragione e le chiedo scusa se nella mia le ò dato modo di intendere una cosa così di cattivo gusto e di infelice sistema.
Il giornale ed il nostro movimento completamente apolittico [sic] nella sua meta ultima non à avuto ancora queste grandi aderenze che ci possano confortare. D’altra parte il nostro movimento che à essenzialmente le radici nella prossima reazione spirituale, della quale ci sentiamo se non i preannunziatori, certo sincere avanguardie, non dovrebbe avere vie piane, ma molte avversità onde meglio formarsi e comporsi. Se lei però sarà così gentile di leggere le nostre pagine e di considerarle ci sarà gradito per l’amicizia che tra noi à diritto di esistere.
Con stima suo
Giovanni Comisso

Appendice

Sera estiva
I ragazzi, che avevano camminato ignudi pei ruscelli, si misero
le bianche camicie per ritornare a casa.
E le madri annunziarono dalle finestre sulla strada che era pronto.
Poi il cancello della villa fu aperto e ne uscì a passeggiare la signorina
prigioniera, in compagni del padre.
Una carrozza passò con due donne selvaggie!
E più tardi, quando si alzò la luna, dalla strada pei campi, incominciò
camminando, una voce di vent'anni a cantare.
Notte prima
Prima notte passata senza andare a letto.
Sotto i portici delle strade andammmo cantando, e ci ascoltavano, dentro
alle case, le ignote famiglie sognanti.
Nella piazza i carri colla frutta, entro alle ceste chiuse, aspettavano il mattino
e due uomini in piedi parlavano forte.
Poi salimmo sugli spalti deserti per vedere la stella cometa all'ultimo
orizzonte della notte
Alba
La notte tollerò tutti i nostri peccati.
All'alba nel giardino, accorgendoci delle bianche rose e d'un usignolo, che
cantava dalla punta d'un albero, ci disgustammo delle nostre mani.
Partenza
Una campana battuta tre volte.
Nell'alto stelle che non ho mai visto; le stelle di mattina presto.
Gli alberi, nello sforzo di tutti i loro anni, non hanno ancora
sorpassata la casa!
Accanto alla finestra aperta, mi lavo col sapone rosa, e intanto lo stalliere,
che attacca la carrozza, si sente parlare col cavallo.
Poi andando, verso la fonte, che è zampillata per nessuno, mi imbatto
coi fiori addormanetati ancora.
Contento di me solo, parto senza valigie!
Viaggio
Il gallo cantò dal fondo della nave. I gabbiani, che s'erano accorti della
nostra partenza, ci seguivano.
La nave era carica dei soliti interessi, e mi divertiva soltanto
il parlare dei marinai.
A mezzogiorno tutti quanti si misero a mangiare, ma la signorina che
aveva il mal di mare, restò a distrarsi, guardando i fianchi dei mozzi giovanetti.
Intanto io non mi ero accorto, che ci navigavano accanto delle isolette
meravigliose, senza anima viva. 38
  1. Verona, Centro Studi Internazionale Lionello Fiumi, presso la Biblioteca Civica di Verona.
  2. Giovanni Comisso, Poesie, Treviso, Longo & Zoppelli, 1916; poi Treviso, Canova, a cura di E. Lippi, 1995 (nella prefazione il curatore segnala: “Martini era stato l’artefice dell’iniziativa: sua la scelta della ‘ carta molto greve ‘ e dei caratteri goticheggianti, sua soprattutto la xilografia che ritrae ‘ con perfetta somiglianza ‘ l’amico e che costituisce tuttora il motivo di meno effimero interesse…. L’opuscolo fu stampato da Zoppelli, l’editore più in vista della città”).
  3. Rimasto inedito fino all’edizione curatane da Annalisa Colusso: Giovanni Comisso, Solstizio metafisico, Padova, Il Poligrafo, 1999 (p. 18 nota 7 per il concorso veronese); sulla rivista, le lettere e i testi di Comisso v. Catalogo della mostra: Verona anni Venti, a cura di Licisco Magagnato e Gian Paolo Marchi, Verona, Società di Belle Arti, 1971, pp. 100-101 e 138-139); i testi inviati al concorso non sono poi tra quelli indicati nelle scelte di Comisso per la versione “definitiva” del Solstizio.
  4. La rivista a.I, n.1 1919 era allora diretta da Antonio Scolari che si avvaleva della collaborazione, prevalentemente, di Lionello Fiumi e di Sandro Baganzani.
  5. “Poesia ed arte”, a. I, n.2, luglio 1919, p.21.
  6. Su di lui (Verona 1889-1950) v. Il poeta e il professore: carteggio Sandro Baganzani, Lionello Fiumi, 1914-1949, a cura di Giancarlo Volpato, Verona : Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere: Cierre, 1996.
  7. Su di lui (Rovereto 1894-Verona 1973) v. la voce di Riccardo D’Anna nel Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto per l’Enciclopedia Italiana, vol.48 (1997) e l’ampio profilo biografico curato da G.P.Marchi in premessa a L.Fiumi, Opere poetiche, a cura di Beatrice Magnani Fiumi e Gian Paolo Marchi, Verona, Comune di Verona, 1994 (pp.xxxix-lxxiii).
  8. Vedi M. Carrara, Antonio Scolari (1889-1979), in “Atti dell’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti”, 137, 1978-79, pt. I, pp.122-123
  9. “Poesia ed Arte”, a.I, n.6, novembre-dicembre 1919, p.92-93.
  10. “Poesia ed arte”, a. II, n. 1, gennaio 1920, pp. 13-15: “dal secondo dei tre manoscritti prescelti fra i trentuno esaminati per il concorso poetico”; il motto prescelto dall’autore era “Beata solitudo, sola beatitudo”. Andry Ruffoni sarà probabilmente da identificare in Andreina Ruffoni (+1966), sorella di Rufina Ruffoni; le due sorelle tenevano un circolo culturale nella villa La Pavarana in località Azzago di Grezzana nel veronese, circolo frequentato da letterati ed artisti, tra cui Fiumi. V. Elisabetta Zampini, Sognando un dolce andare. Rufina Ruffoni: una grande poetessa dimenticata, Verona, QuiEdit, 2015.
  11. “Poesia ed arte”, a. II, n. 2, febbraio 1920, pp. 42-43: “dal manoscritto Alere flammam, 3° presentato al concorso poetico indetto da Poesia ed arte”. Amalia Vago [1886-1979] pubblicò poi un volume di poesie Il diario dell’anima nel 1922 presso la casa editrice Taddei. Su di lei v. link
  12. Ne dà notizia ai genitori nella lettera da Fiume del 19 dicembre: “Ad un concorso di poesie a Verona su 33 concorrenti sono riuscito primo, ne ò avuto ieri la notizia! Troppi allori!” L. Urettini, Il giovane Comisso e le sue lettere a casa (1914-1920), Abano Terme, Francisci editore, 1985, pp. 199-201.
  13. “Poesia ed arte”, a. II, n. 3, marzo 1920, pp. 69-70. In una lettera ai genitori del marzo 1920: “Ànno pubblicato delle mie poesie in una rivista di Verona “Poesia ed arte”, ve la manderò. ” Urettini, Il giovane Comisso, cit. , p. 212 e 213
  14. Come dalla lettera a Fiumi qui pubblicata; v. anche Filippo De Pisis, Divino Giovanni… lettere a Comisso 1919-1951, a cura di Bona De Pisis e Sandro Zanotto, Venezia, Marsilio editori, 1988, alle pp. 17 e 63.
  15. Ne dava notizia ai genitori nella lettera del 10 febbraio 1920: Urettini, Il giovane Comisso, cit. , p. 207. Il testo veniva stampato nel numero del 1 novembre 1919.
  16. Lionello Fiumi, De Pisis a Verona, ora in Prose scelte, cit., 101-106
  17. G. Ravegnani lo dice “improprio” nell’articolo Lettera da Ferrara, “Le lettere”, 20. 6. 1922: l’autore segnalava, infatti, come in realtà il gruppo fosse costituito da scrittori di diversissime caratteristiche e livelli, accomunati semmai dal fatto di avere come persona di riferimento lo scrittore/editore Alberto Neppi, uno dei titolari della casa editrice Taddei. G. A. Borgese, Le mie letture, nel bollettino mensile della Treves “I libri del giorno” del 15 febbraio 1921, pp. 61-64 (poi ripreso in Tempo di edificare, Milano, Treves, 1923).
  18. Nel catalogo della casa editrice A. Taddei e figli (Catalogo generale delle proprie edizioni 1915-1919, Ferrara, 1920) figurano fra le altre opere di Corrado Govoni, Diego Valeri, Auro D’Alba, Filippo De Pisis e usciranno nei mesi successivi anche due volumi di Lionello Fiumi: la monografia su Govoni e le poesie di Mussole. Già dai mesi precedenti Comisso mostra di darsi da fare per la promozione dei suoi testi creativi “il mio libro […] non si pubblicherà forse che da qui a molto tempo mentre per adesso uscirà in parte, spero, nelle riviste più serie”: “Attendo il Mecenate che mi pubblichi il libro, perché qua, e dappertutto, le pubblicazioni sono carissime”. “Presto vi manderò dei giornali dove verranno pubblicate delle mie poesie, delle quali s’è incaricato un mio nuovo amico, il marchese De Pisis di Ferrara”. “Il mio amico De Chirico […] porterà il mio libro all’editore di Firenze e poi perché devo contattare con un altro a Milano”: lettere ai genitori da Roma, aprile e maggio 1919, marzo 1920 (per le quali v. Urettini, Il giovane Comisso, cit. , p. 180, 183, 192, 210).
  19. Sulle vicende della rivista v. ora Simonetta Bartolini, “Yoga”. Sovversivi e rivoluzionari con d’Annunzio a Fiume, Milano, Luni ed. , 2019 (con l’edizione integrale dei testi).
  20. A Luciano Albertini (1910-1985) Comisso aveva già prestato la propria penna per una presentazione alla Mostra personale di Albertini dal 12 al 27 novembre 1960, Verona, Galleria Ghelfi, 1960. Il volume di Luciano Albertini, Fiori, introduzione di Giovanni Comisso, fu pubblicato per i tipi delle Edizioni d’arte Ghelfi, Milano-Verona, 1966. Il testo di Comisso fu poi ripreso in occasione di una successiva mostra, tenutasi a Verona presso la Galleria d’arte “Giò”, nel 1969 (Mostra personale di Luciano Albertini, S. l. , S. n. , 1969 [testo di Giovanni Comisso]).
  21. Data dedotta dal timbro postale sulla busta: “Milano Ferrovia 24. 11. 19”; busta indirizzata “Per Lionello Fiumi, presso “Poesia ed Arte”, piazza Erbe 38, Verona. Questa e le lettere successive sono conservate presso il Centro Studi Internazionale Lionello Fiumi della Biblioteca Civica di Verona, Carteggi, corrispondenti italiani, Comisso, Giovanni.
  22. Sottolineatura nell’originale.
  23. Il riferimento è al concorso bandito dalla rivista “Poesia ed Arte”, con redazione a Verona, cui Comisso aveva partecipato con una serie di testi che poi furono pubblicati nel numero di marzo 1920, anno II, n. 3, pp. 69-70. Vedili
  24. Naldini, Vita di Giovanni Comisso, cit, p.36-39.
  25. È il testo Mare del nord, conservato originariamente da Fiumi in una cartella di “Autografi italiani”.
  26. Data dedotta dal timbro postale sulla busta: “Verona Centro 23. 1. 20”; busta indirizzata “Per il signor Lionello Fiumi, piazza Erbe, 38, Redazione “Poesia ed Arte”, Verona
  27. Forse i testi che poi, in parte, sarebbero diventati il nucleo di Solstizio metafisico, per il quale cfr. Naldini, Vita di Giovanni Comisso, cit. , 49 e nota 9 a p. 308, e l’edizione realizzatane a cura di Annalisa Colusso, Padova, Il Poligrafo, 1999.
  28. Dei rapporti di Comisso con la casa editrice Taddei, allora gestita dai fratelli Neppi, non c’è traccia nemmeno nella corrispondenza, piuttosto fitta, di Alberto Neppi con Lionello Fiumi. I contatti con la Taddei, con sede in Ferrara, erano dovuti con ogni probabilità all’intermediazione di Filippo De Pisis, che faceva parte di un gruppo di giovani intellettuali legati alla casa editrice.
  29. In una lettera ai genitori Comisso chiede gli vengano inviate a Fiume “le mie poesie giunte da Verona” (da Fiume, lettera che Urettini, Il giovane Comisso, cit, p. 201, data approssimativamente al dicembre 1919, ma che potrebbe essere del mese successivo, cioè posteriore all’invio della lettera a Lionello Fiumi con l’indicazione dell’indirizzo di Treviso); il 31 gennaio 1920 scrive ancora: “Se viene un manoscritto raccomandato per me da Verona me lo fate proseguire al solito indirizzo”, p. 206. Insieme con la restituzione del manoscritto fu inviata evidentemente anche un biglietto o una lettera di accompagnamento, cui fa riferimento Comisso nella lettera del febbraio 1920 ai genitori: “Avete letto l’augurio che mi fa quel letterato veronese? “Che il 1920 riveli al mondo letterario italiano il suo ingegno veramente degnissimo!”” (ibidem, p. 209)
  30. Su carta intestata “De Pisis”. Originale manoscritto, Centro Studi Internazionale Lionello Fiumi, Centro Studi Internazionale Lionello Fiumi della Biblioteca Civica di Verona, Carteggi, corrispondenti italiani, De Pisis, Filippo.
  31. Sottolineato nel testo. Della “Revue du feu”, rivista promossa da Arthur Petronio ad Amsterdam, Fiumi era stato nominato segretario per l’Italia (Marchi, premessa a Fiumi, Opere poetiche, cit. , pp. xlvii).
  32. Antonio Scolari era direttore della rivista “Poesia ed Arte”.
  33. Sottolineato nel testo.
  34. Alberto Neppi, insieme al fratello Giulio gestiva la casa editrice Taddei.
  35. Giuseppe Ravegnani, già collaboratore della rivista, ne divenne pochi mesi dopo il direttore, fino alla chiusura delle pubblicazioni, nel luglio del 1922.
  36. Un foglio sul retro di un modulo stampato per telegramma; busta indirizzata a “Per Lionello Fiumi, presso Poesia ed Arte, piazza d’Erbe Verona” La data si può dedurre dal fatto che la lettera accompagnava l’invio di copie della rivista “Yoga”, che Comisso aveva fondato giusto nel novembre del 1920 a Fiume insieme con Guido Keller. . .
  37. Lettera senza busta, su due fogli. La data è approssimativa, deducibile in quanto risposta al seguito della precedente lettera del mese di novembre.
  38. Come mi segnala cortesemente il dott. Giacomo Carlesso -che ringrazio-, le prose qui riprodotte furono molti anni dopo riviste da Comisso e pubblicate nella sezione intitolata Brezza nella raccolta La virtù leggendaria (Padova, Rebellato Editore, 1957, poi in Opere, 2002, pp.1571-1619). Ne La virtù leggendaria si riportano sia il luogo che la data di scrittura dei singoli testi: Alba (Cormons, 1916); Sera estiva (Treviso, maggio 1917); Partenza (Udine, agosto 1917); Viaggio (Brioni, febbraio 1919); Notte prima (Treviso, 1919); Mare del Nord (Fiume, novembre 1919).