Recensioni a “Sul confine” di Riccardo Rosati

“Sul Confine” di Riccardo Rosati

Recensioni

Quando è sapientemente governato con maestria il cortocircuito tra epoche lontane ha il potere di affascinare e di conferire agli eventi narrati significati imprevisti e coinvolgenti. Il romanzo di Riccardo Rosati che tende un filo rosso tra la vicenda tragica di un guerriero medioevale e quella di un militante della lotta armata negli anni ’70 attraverso la figura di un antiquario che il primo studia e il secondo conosce, consegue proprio questo risultato. Storie di vinti che si parlano tra loro e ci parlano del cinismo e della ferocia del potere. Un racconto appassionato che, pur tra contraddizioni e domande senza risposta, sente più che sapere da quale parte si deve stare. L’ambientazione ci conduce poi attraverso la storia e il fascino di una terra meravigliosa: quella Tuscia che l’autore ci invita ad esplorare anche negli aspetti più nascosti.
Graziella Durante

“Due uomini per altrettante storie dipanate tra passato e presente . Il primo protagonista ha avuto la sua educazione sentimentale nei movimenti sociali, politici e culturali del Sessantotto. Intrattiene un rapporto intenso con il mestiere dell’antiquario, che come è noto svolge un lavoro di cura sul passato. L’altro è vissuto secoli prima, inseguendo il sogno di una vita degna con le armi in mano e difendendo l’onore di una terra eletta a dimora. Due uomini così diversi, ma al tempo stesso uniti dall’indisponibilita’ di una vita afona, piegata dalle consuetudini e dall’opacita’ de sentimenti. le loro storie si intrecciano, alternano sempre sul filo di una memoria rivendicata non come Storia, ma come un vissuto intenso che non merita l’oblio.”
Ben Olds

“c’è il senso di in intreccio che smentisce la menzogna di una consequenzialità del tempo e dello spazio. c’è la confessione di una comuione che da convergenza a biografie sparse in epoche diverse. c’è l’elaborazione di uno squisito desiderio di leggerezza per fare della memoria un’arma per creare il futuro e non il peso che impedisce il passo.”
Giovanna Chicca Ferrara

“Quando mi trovai davanti a quel volto delicato e così vilmente sfregiato del bellissimo cavaliere di marmo a Vetralla, ho capito fin nel profondo perché Riccardo Rosati ha voluto dare il soffio della vita proprio a quel viso. A ridargli la sua appartenenza alla Storia, a consegnarlo alla memoria attraverso il racconto delle sue gesta, in parte fedelmente ricostruite da attento medievista e in parte suggerite da un estro narrativo innato e incontenibile.
E la vita del giovane nobile vetrallese Briobris (che nome curioso, sembra quello di un’acqua minerale) figlio naturale e prediletto di Giovanni di Di Vico e di una Orsini, viene raccontata parallelamente a quella di un altro guerriero del nostro tempo, Corisco. Tutti e due nati da amori tormentati e irregolari. Destini segnati da rabbia, voglia di rissa e di riscatto. Permeati di ideali, grandi passioni, voglia di morire e di vivere insieme. Ritroviamo con Corisco la lotta armata e la sconfitta finale. Passato e presente si contrappongono e si sovrappongono anche nell’uso dei tempi verbali e, come in un film, quando l’autore vuole mettere a fuoco un’immagine usa il primo piano, usa il presente.
Fa da contraltare a Corisco l’amico antiquario Valerio, che fa da spettatore perfettamente cosciente del passato e del presente, che assorbe e vive le vite di entrambi raccontandole in terza persona. Valerio che, nel casolare-rifugio che si è creato nella terra che fu degli Etruschi, vive la sua colta e inquieta solitudine tra amori profondi e amori di passaggio, e dove, quando lo assale la paura di vivere, prende il suo cavallo e galoppa nel fango tra le sterpaie della sua maremma.
Questo intenso romanzo, lo si legge come la sceneggiatura di un film che indugia nei particolari, che non spiega tutto e molto lascia all’immaginazione e rimane sospeso. Con quel mistero che sono le vite che si sovrappongono le une alle altre, perfettamente intuito, ma non ancora completamente portato a coscienza da Valerio nell’ultima scena del funerale dell’amico Corisco.
E queste linee tracciate dall’autore e così intensamente percorse, questi molti indizi lasciati sospesi, questo sovrapporsi di sguardi temporali, che chiudono un passato remoto e recente (con la morte dei due guerrieri Briobris e Corisco), fanno pensare a qualcosa che si evolverà e verrà raccontato ancora.”
Roberta Marchetti

.