Recensioni a “Il fantasma dei fatti” di Bruno Arpaia

“Il fantasma dei fatti” di Bruno Armaia

Coltiva il dubbio Bruno Arpaia, e nel farlo rilegge una storia di omissioni e non detti, in cui «gli atti relativi» – per dirla con Sciascia – «divengono assoluti» sulla base di un’indagine che disseziona parole, interroga i documenti e restituisce, sulla pagina, l’inalienabile diritto al rovello. Il richiamo all’autore di Racalmuto consente ad Arpaia di fissare nel titolo il valore del suo lavoro, precisamente nato da quel «fantasma dei fatti» che è poi la verità di certa parte di storia. Assumendo come osservatorio la figura sfuggente di Thomas Karamessines (ex capo dell’ufficio Cia di Roma), lo scrittore riporta alla mente stragi e connivenze, si spinge a ragionare della morte di Mattei, rivive utopie sfociate in disincanto e sperimenta – ancora – la forza conoscitiva della letteratura. Senza pretese né risposte, lontano da toni profetici che mal si addicono al suo stile piano, intimamente ragionato, Arpaia solleva il vero di una trasparente normalità e fa dell’incertezza un criterio d’azione, lo strumento per mettere in fila – e persino ‘consultare’ – gli elementi più controversi della storia recente.

Ginevra Amadio

Il fantasma dei fatti è un romanzo avvincente, che ci trascina negli intrighi della politica del nostro secondo dopoguerra, nel mistero di due morti sospette: quelle di Enrico Mattei, fondatore di ENI, e Mario Tchou, ingegnere e collaboratore di Adriano Olivetti, e nei processi a Felice Ippolito, Segretario generale del Comitato nazionale per l’energia nucleare C.N.E.N, e a Domenico Marotta, inventore del primo microscopio elettronico e direttore dell’Istituto Superiore di Sanità I.S.S.Con questi uomini l’Italia era all’avanguardia su tutto, sarebbe potuta diventare un grande potenza internazionale. Poi la tempesta perfetta, così perfetta che qualcuno ipotizzò l’idea di un complotto internazionale ai danni del nostro paese. Due morti eccellenti e due arresti clamorosi. Praticamente in soli 4 anni, dal 1960 al 1963 era sparito del tutto il dominio italiano nella tecnologia, nell’indipendenza energetica, nella medicina. Questi sono i fatti.Arpaia sviluppa il suo romanzo su due piani. Il primo è una inchiesta basata sulle lunghe e faticose ricerche d’archivio fatte dal protagonista, che ha lo stesso nome dell’autore. Sono gli anni compresi tra il ’59 e il ’63, anni in cui in Italia si dibatteva l’apertura a sinistra, gli anni di Fanfani, Moro, Nenni. Il secondo piano narrativo è una fiction, che se pur plausibile non ha completa rispondenza con la realtà. Il personaggio è Thomas Karamessines, capo della stazione C.I.A. a Roma dal 1959 al 1963, del quale poco si sa, ma che Arpaia rende vivo grazie all’immaginazione, all’inventiva e a una scrittura precisa ed elegante, il risultato è un romanzo ricco di suspence, capace di regalare le emozioni di una spy story e di fornire informazioni interessanti sul nostro recente passato.

Enrichetta Cadorin