Recensioni a “Le ripetizioni” di Giulio Mozzi

“Le ripetizioni” di Giulio Mozzi

Pubblicato da Marsilio il 14 gennaio 2021, “Le ripetizioni” è il primo romanzo di Giulio Mozzi, tra i massimi editor dell’editoria italiana. Il libro è composto da storie che descrivono vari momenti nella vita di Mario, il protagonista, che condivide con l’autore numerose caratteristiche, fra cui il mestiere di editor e scrittore, l’origine padovana (entrambi sono nati a Camisano Vicentino) e il 17 giugno. Se quest’ultima è la data di nascita di Giulio Mozzi, per Mario è, invece, il giorno in cui possono essere successe tutte le vicissitudini che racconta. Il modale è d’obbligo, poiché egli plasma il ricordo di ciò che narra, rendendo il tutto più incerto, come la paternità di Agnese, la figlia di Bianca, ma anche le scene di sesso estremo con Santiago. Il protagonista cerca di sfuggire alla monotonia della quotidianità cercando di cambiare il corso degli eventi attraverso la finzione narrativa, ma non riuscirà mai a scappare dalla ripetitività della sua vita, poiché imbrigliato in un’esistenza fisica fatta di legami difficili da recidere. “Le ripetizioni” di Giulio Mozzi è un romanzo sull’impossibilità di sottrarsi a ciò che ci lega e alla monotonia della propria esistenza, ma allo stesso tempo è la prova di come l’arte della finzione sia l’unico modo per evadere e sottrarsi al proprio destino.«Il tempo è una somma di infinite ripetizioni con minime variazioni, infinite minime variazioni conducono alla cancellazione di tutto».

Alberto Paolo Palumbo

Lavoro a lungo meditato, rimescolato, rifiutato, messo in un cassetto, fatto sedimentare per anni e anni, cancellato, ripreso da capo, e infine fatto nascere. Non è un libro per tutti, assolutamente no. Chiariamolo subito: ci sono pagine forti, cruente, violentissime. Vengono trattati temi e comportamenti scabrosi, che provocano autentico disgusto in chi legge, sono pugni nello stomaco e sono impossibili da ignorare. Non è un libro per tutti, anche per un altro motivo. Noi che sappiamo qualcosa dell’autore Giulio Mozzi possiamo riconoscere dei tratti suoi (esempio il lavoro di ufficio stampa al sindacato), mentre altri ancora, esperti della storia patavina degli anni Settanta/Ottanta sapranno riconoscere chi sia il Terrorista Internazionale o il martellatore di monaci. Altri ancora, i più avvertiti (non io) sapranno anche riconoscere le influenze letterarie e i Maggiori di Giulio, o Maestri come li chiama. Insomma è un testo destinato a chi sa leggervi attraverso. Ma quanti saranno?La trama, che in realtà quasi non c’è. Mario conduce una triplice vita: in una è un famoso autore di libri ed articoli, si muove tra Padova e Roma per lavoro, e sta insieme a Viola, con la quale parla di matrimonio e figli. Nella seconda, nascosta, ha una figlia (è veramente sua? Non si sa), Agnese, da una passata relazione con Bianca, donna difficile e patologica. Infine, la terza in cui intrattiene un rapporto perverso con il mefistofelico Santiago. Mario si muove nei crinali della memoria e dell’invenzione, ripensa al suo passato e si interroga sul suo presente. Si chiede continuamente cosa deve fare, e lambicca sulle occasioni perse. Il male, inteso assolutisticamente, pervade tutto il libro. Credo sia nella cifra intellettuale e letteraria di Giulio Mozzi pensare che il male lo si esorcizzi parlandone, e soprattutto inventandolo nell’accezione Latina del termine, invenzione come scoperta di una possibilità della fantasia e dell’ingegno. Il male sconfitto dall’invenzione che ne fa la scritttura, strumento salvifico. Ma quanti, fra coloro che lo leggeranno, potranno coglierne questa possibilità di salvezza? In tutto questo, Mario è un inetto di sveviana memoria: non sceglie, subisce e sempre passivamente. Non accenna mai a cenni di ribellione, succube di Bianca prima e Santiago poi. Si veda anche il passaggio dedicato ai maestri: Mario si rammarica di non averli avuti, e però quello che poteva esserlo per lui, lo lascia andare, si estrania e sceglie di non scegliere.E però Mario alla fine si contamina, fa in modo che Santiago scelga per lui e lo porta all’abiezione finale. O forse siamo solo nell’immaginazione di Mario, nel suo una volta di più mancato coraggio di andare fino in fondo? Questo può dircelo solo l’autore Giulio Mozzi e forse è questa la qualità maggiore del romanzo: portarci a chiederci a cosa vogliamo credere, partendo dal punto che stiamo parlando di finzione. Un corto circuito pazzesco per chi riesce a coglierlo. Mozzi nei ringraziamenti parla di un libro-testamento: se così fosse, ci ha donato un capolavoro, e come tale credo e spero verrà accolto.

Matteo Polo