Recensioni a “Come parole crociate” di Carlo Vitucci

“Come parole crociate” di Carlo Vitucci

“I libri sono specchi, riflettono ciò che abbiamo dentro” diceva il compianto Zafón e la sua frase si adatta perfettamente al libro di Carlo Vitucci COME PAROLE CROCIATE, edito da Bertoni Editore. Quello che a prima vista sembra un poliziesco come tanti, restituisce, come uno specchio, un’immagine fedele e dettagliata del mondo di oggi, trasformato dalle moderne tecnologie nonché dall’avidità umana in un’enorme fabbrica a cielo aperto, dove gli esseri umani non sono più persone, ma ingranaggi senza anima che si spezzano la schiena dall’alba al tramonto guidati dall’illusione di una prosperità che non arriva mai, o meglio che è arrivata solo per pochi potenti arricchitesi a scapito del resto dell’umanità. Dove non c’è più posto per la fragilità, la bontà, l’onestà e le sole cose che contano sono il denaro ed il potere.Un mondo orwelliano da dove non c’è via di scampo se non la conformità o la clausura. Una vera distopia contemporanea, dove il piacere di leggere si unisce all’apprendere e al riflettere.

Selene Luise

La storia di Steve Barella, detective italo-americano alle prese con il caso più difficile e più pericoloso della sua carriera, fa da collante alle vite di varia umanità. Il racconto poliziesco si fa pretesto per parlare della società e dei suoi vizi. La narrazione si snoda intorno a un evento centrale, arricchendolo, di volta in volta, di dettagli e punti di vista diversi attraverso la voce dei protagonisti, con le loro vite e i loro demoni, fino al “coro” finale. Il lettore è chiamato a compiere un viaggio interiore e interrogarsi sulla società moderna, sul valore delle relazioni, sulla fragilità degli essere umani di fronte alla seduzione dei falsi miti che corrompono. Curiosa la prefazione che, in modo allegorico, fornisce la chiave di lettura del romanzo. Una scrittura a più livelli, ricca di citazioni, tra tutte, l’incipit omaggio a Dostoevsky. Un libro avvincente, crudo, ma convincente. Uno di quei libri che non finisce all’ultima pagina, ma lascia al lettore sensazioni e pensieri su cui tornare a riflettere.ApprovaRifiuta

Loris Colnago

Una consolidata tesi della sociologia, elaborata ben prima della diffusione dei social networking sites, vuole che due individui qualunque, lontani e diversi sotto ogni aspetto, possano essere riconducibili l’uno all’altro secondo una catena costituita da non più di sei passaggi o gradi, attraversando altre persone, cose o eventi che essi neppure immaginano di avere in comune. Lo scenario di “Come parole crociate”, il più recente romanzo di Carlo Vitucci, edito da Bertoni Editore, è un microcosmo impaurito e violento che riproduce la complessità del mondo che brulica di vite intrecciate tra loro. E’ una goccia di mare nella quale sono concentrate la vastità e la rischiosità dell’oceano intero. Nel percorso non rettilineo dell’indagine che il protagonista Steve, poliziotto disilluso, svolge sul malaffare e sulla corruzione della città, altri personaggi si innestano, assumono il ruolo di “io narrante” e si raccontano creando delle sospensioni narrative opportunamente volute dall’autore. Un poliziotto malato, un clandestino relegato al ruolo di “scimmia in vetrina”, un elettricista, una diciassettenne introversa, un uomo pieno di rancore e una donna a testa bassa, senza saperlo, hanno un appuntamento decisivo. Insieme alle loro, altre vite contribuiscono alla tessitura che l’autore prepara in modo meticoloso per tirarne i nodi al momento opportuno. “Come parole crociate” parte da un protagonista per poi diventare corale. A dimostrare, se ci fosse bisogno, il teorema enunciato nel titolo: le vite di tutti gli individui si incrociano, si urtano come particelle infinitesime e si intrecciano in un modo imprevedibile che si può interpretare, forse, solo quando il nodo della trama si stringe. Eppure, in mezzo all’affollamento di una città-mondo, quello di Vitucci è un romanzo di solitudini, di cavalieri romantici, di imperatori traditi, di scuse non pronunciate e della morte che cammina accanto e fa compagnia a chi sa farsela amica. Se c’è una possibilità di riscatto, è nel barlume di amore che può nascere inaspettatamente, a dispetto dei sei gradi della teoria. La struttura è quella del puzzle e la narrazione, che varia di tono e colore a seconda dei momenti, è intrisa di nostalgia: “mia madre – dice il famigerato Eyeball – era una donna eccezionale, di un tempo e di un mondo che non ci sono più”. E noi finiamo per condividere la sua amarezza.

Alfredo Santucci

“Conosceva bene l’uomo seduto sulla poltrona…”, è l’attimo impalpabile in cui il viaggio nell’universo della nostra fragilità umana prende una strada inaspettata. “Come parole crociate” è giallo noir che, per ambientazione, ricorda alcuni contesti dei romanzi di Carlotto. Un intreccio narrativo, apparentemente casuale, che stimola la curiosità del lettore e lo coinvolge in un processo di identificazione con il protagonista. Lo sviluppo della trama ad incastro è ben costruito e si sviluppa attraverso i racconti con i quali i vari personaggi condividono i momenti che hanno lasciato un segno nelle loro vite. Sembrano tante storie separate che però, tutte insieme, fanno parte di un unico puzzle. Lo sviluppo del piano emotivo è stato trasposto efficacemente con una narrazione asciutta e lineare che lascia al lettore la libertà di identificarsi nelle varie situazioni del romanzo. L’epilogo cruento non è una rappresentazione gratuita di una realtà violenta quanto la presa di coscienza che incrociamo la traiettoria del male, così come quella del bene, in momenti di apparente normalità. Un romanzo da leggere e apprezzare ma quale reazione avrà Steve Barella quando capirà chi è l’uomo seduto sulla poltrona del suo salotto?

Marco Leo

Anche in piena pandemia si può viaggiare! Sì, perché la lettura del nuovo romanzo di Carlo Vitucci si può considerare un viaggio. Col pretesto del romanzo poliziesco in realtà l’autore ci fa strada fra i vizi della nostra società e fra la, non così sottile, differenza fra l’apparire e l’essere. Personaggi, apparentemente con vite parallele, che, però, si intrecciano sapientemente “come parole crociate” accompagnano il lettore in una sorta di percorso terapeutico. Già, perché le fragilità di Motoko, Philippe, Arqueles o dello “yogurt acido” e le storie delle loro origini, da cui tali debolezze derivano, ci portano a riflettere su noi stessi come in una seduta di psicoanalisi. Si coglie una vena nostalgica per un mondo che ha preso una piega, forse, irreversibile. Ma c’è anche la speranza che veste i panni di Tommy e Nadja. Menzione speciale per la modalità di narrazione che culmina nel capitolo dedicato ad Eyeball.

Marco Meucci