Recensioni a “Pianura” di Marco Belpoliti

“Pianura” di Marco Belpoliti

Nel 1654, a corredo del romanzo Clelie, Madeleine de Scudéry pubblicò una mappa di sua creazione, la Carte du pays de Tendre, per indicare la via che porta alle “terre della “tenerezza”, visualizzando in questo modo l’itinerario emotivo di cui parla il romanzo.Pianura si potrebbe definire “la mappa del paese della tenerezza” di Belpoliti, essendo un testo che nasce dal senso di appartenenza a un luogo, la pianura padana emiliano-romagnola.Su questa mappa l’autore traccia una sua centuriazione ideale, nelle cui tessere colloca i suoi ricordi, attraverso i quali rimettere “insieme i pezzi sparsi della (sua) vita.” Ricordi fatti di persone, manufatti, materiali, che appartengono al suo passato remoto e recente, accomunati dal fatto di incarnare un genius loci letterario e umano, che deriva da quel senso di finitezza, di malinconia, di nostalgia, che Belpoliti chiama il “magon” .Uno stato d’animo che ha molto a che fare con la nebbia, fotografata nella bellissima immagine di copertina di Ghirri, riguardo al quale Belpoliti scrive che il suo obiettivo non era di “denotare ancora una volta la trasparenza, ma piuttosto di togliere tutta la trasparenza che c’è tra noi e il mondo, e questo per tornare a vederlo.” Un’esperienza che chi vive nella pianura padana ha forse fatto innumerevoli volte, senza farci caso, ma che gli appartiene e sente sua, se solo qualcuno gliela fa notare.

Cristina Menegolli

“Abito qui da secoli. Sono anch’io parte dell’estesa superficie del luogo”. È questa l’essenza di “Pianura”, parole e disegni per un viaggio, che attraversa la terra, l’acqua, il cielo e le pietre della Pianura Padana; parole e disegni per altri viaggi, che questo stesso viaggio attraversano, come immagini ritornanti. Fin dall’inizio il racconto si rivolge a un Tu. Non è importante ricercarne tra le righe l’identità, ma sapere che c’è, perché in quel Tu anche il lettore è chiamato a riflettere sulla sua pratica dell’altrove come identità.”Pianura” è, dunque, ricercare e riconoscere l’origine come punto di partenza e di arrivo, eradicandosi, addentrandosi così profondamente nei luoghi da perforarli per rivederli nuovi. La via indicata da Andrea Zanzotto che Marco Belpoliti fa felicemente propria.

Annarosa Tonin