Recensioni a “Senza” di Massimo Cracco

“Senza” di Massimo Cracco

Senza è un libro che attrae per la profondità e la franchezza dei temi raccontati, è un romanzo che squarcia la sensibilità del lettore, fin dal principio la storia del protagonista non delude le aspettative desumibili dalla quarta di copertina. Paolo è il protagonista, ma Paolo è ognuno di noi, il libro è una metafora sulla vita, sull’incapacità di esistere, è un invito a volersi escludere dal mondo, a non farne parte, a evadere dalla frenesia quotidiana che ci obbliga a una presenza. Frenesia che costringe l’uomo a essere, a porsi un fine, uno scopo, a lottare per qualcosa anche rinnegando sé stesso in vista di un mistificatorio sussistere che sussurri parvenze di felicità: obbiettivi che vanno contro l’etica del protagonista. Paolo infatti decide di porre fine alla competizione e lo fa scegliendo la strada più disturbante, più intollerabile ai nostri occhi, vuole recidere completamente le radici del suo essere, per annullarlo e renderlo metaforicamente inesistente: la sua strada è privarsi di una parte del corpo, nella fattispecie delle gambe. L’ossessione per gli arti inferiori, che diventa simbolo e metafora, accompagnerà Paolo per tutta la vita, ossessione descritta dall’autore con uno stile sottile, diretto, provocatorio, ma non privo di raffinata ironia. Una scrittura capace di conquistare e infastidire chiunque abbia il coraggio di affrontare un tema così spinoso, in grado di creare empatia con il personaggio che farà di tutto per arrivare al suo obbiettivo e trovare il modo di pacificarsi con la realtà: realtà che, per un sorta di rivalsa compensatoria, cercherà di farlo apparire colpevole del sacrilego desiderio di auto-esclusione per farlo rientrare nel vortice dell’esistenza e nel novero degli adattati.

Alessandro Ambrosi

L’ho letto in una notte, dalla prima all’ultima pagina questo libro, inchiodata da una doppia forza che poi ho capito coincidere anche con la prima e la seconda parte del libro. Prima la scrittura di Cracco mi sparava dentro al protagonista, poi il protagonista del suo racconto mi ha sputata fuori. In entrambi i casi ho provato dolore, in entrambi i casi sono stata dominata dalla fisicità della storia. E della scrittura. Questo è un libro che parla di “carne”. Una storia di rara purezza e innocenza. Così come lo è il corpo del protagonista che vuol perseverare nella purezza: negando l’aderire al reale, negando qualsiasi impiegarsi nel reale. Fino a negarsi anche gli arti inferiori, per mantenersi puro e innocente. E lo rimane anche dopo, quando le sue gambe gli saranno state tagliate e il romanzo fa un radicale cambio di passo e preme il piede sull’acceleratore, diventando forza centripeta, denotatrice. La corruzione della carne, la recisione impressa sulla propria carne permettono al corpo del protagonista di approdare a un’altra purezza, quella assoluta e inappellabile della violenza. Violenza che prima era subita e poi diventa agita. L’iniziazione dell’Angelo che si fa corpo in terra. Sanguinando.

Barbara Codogno

Stile, sfrontatezza, originalità, vertigini. Qui ci sono. “Senza” narra l’involuzione di un tizio la cui massima aspirazione è perdere l’uso delle gambe. Purché cessino di ricordargli che ci si aspetta da lui una certa propensione al farsi avanti nella vita. Ma Paolo M. , tossico autodistruttivo, la vita sogna di trascorrerla alla finestra. Siamo all’inerzia suicidale, al lento agonizzare intrappolati in se stessi. Votato all’inesistenza, Paolo M. alimenta la sua morbosa “vocazione al niente” sollevandosi da ogni responsabilità del vivere. Senza ragione, senza giustificazioni, senza. E tutto questo in un un libro che intrattiene tanto quanto raggela. “Senza” è un inarrestabile e piacevole esercizio di autodistruzione. Impossibile amarlo, così come ignorarlo una volta che gli si sia consegnati a mani legate. E inevitabile esserne reverenzialmente atterriti, data la misura del talento spudorato di Massimo Cracco , che scrive come uno che abbia letto tutta la vita referti psichiatrici anziché romanzi. Se c’è una giustizia, Senza sarà un caso letterario. Ma se c’è una giustizia, questo libro perderà buona parte del suo perché. Solo per casi patologici. Ossia per tutti.

Flavio Troisi

“Senza” possiede una vocazione: porci al cospetto di un eroe, Paolo, depotenziato e del suo proposito aberrante e distopico, atroce ed efferato per il comune sentire, ossia l’amputazione delle gambe. Non è assurdo, insensato, folle anelare a privarsi di ciò che consente di aderire al suolo, di camminare, correre? No, se si aspira a sottrarsi al mondo, salvarsi dalla vita stessa ed dalla sua serrata competizione. No, se s’intende liberarsi dell’incedere asfissiante della Storia stessa. No, se si pretende la libertà di affrancarsi dalla consuetudine e dall’omologazione. No, se si esige d’inesistere e votarsi alla contemplazione priva di un fine specifico. Paolo, disgustato e disincantato, agogna alla stasi ed alla regressione, tuttavia, nel compier-si violenza, s’ingloba definitivamente alla razza umana, si crea uomo, uguale e conforme agli altri essere umani, perché “L’uomo è violenza pulsante e in cammino”. Egli diviene mostruosamente, ferocemente brutale. E’ la storia di un uomo esasperato e di un disperato disadattamento incarnato nell’essere stesso. Paolo desidera rinunciare al mondo, simbolicamente rappresentato dalle gambe e ne vuole uscire mediante l’azione metaforica dell’amputazione. Al contempo, così, vi aderisce. Ciascuno di noi, in fondo, mutila e recide una parte di sé per tessere relazioni, per sopravvivere, per sentirsi accolto, per stare nel mondo. — con Massimo Cracco.

Giusy Capone

Senza di Massimo Cracco è un gran bel romanzo che semina germi d’inquietudine. La scrittura suggestiva accompagna a ritmo inizialmente lento la storia di Paolo, ragazzino solo e solitario, riflessivo, timoroso, a suo agio esclusivamente nel perimetro rassicurante di casa e del giardino. Ha la sfortuna di essere nato nella generazione dei baby boomers, quelli con il mito del self made man e dell’imperativo dell’abbiate fame. Come non bastasse, Paolo vive a Verona, culla cattolica oltranzista, dove competizione e ambizione assumono la forma di religione del lavoro e la fatica e il sacrificio in terra sono orgogliosamente esibiti e offerti in acconto sul prezzo del paradiso. Nella famiglia di Paolo il padre ha lavorato duramente una vita, ha mantenuto all’università il primogenito che lo ha reso orgoglioso, risalendo la scala sociale. Paolo non suscita alcun orgoglio, non vuole crescere, è un mediocre studente, non coltiva sogni sul proprio futuro lavorativo, accarezza invece l’idea di rimanere ai margini del mondo che gli risulta ostile e incomprensibile e individua nell’invalidità indotta, nell’automutilazione, la soluzione perfetta per non entrare nei meccanismi assurdi della vita adulta che lo attende. Superata la reazione di fastidio e sdegno suscitata da Paolo, si comincia inopinatamente a comprenderlo, riconoscendosi nelle stesse stigmate di inadeguatezza di cui ci si vergogna e che si nascondono al mondo e a se stessi, pagando un costo altissimo. La storia di Paolo prende ad un tratto un ritmo vorticoso e inatteso. Dopo essere stato triturato dalla società, dagli ingranaggi della giustizia e da mestieranti della chiesa che hanno fatto di lui un perfetto capro espiatorio, il protagonista impara le regole per sopravvivere a questo mondo, superando tutti i limiti del lecito socialmente intesi e diventando un angelo vendicatore con una propria etica violenta e catartica.

Nelly Musarra

Questo libro è potente, la potenza nasce dalla particolarità del protagonista e dalla scrittura di Massimo Cracco, diretta senza insinuazioni, forte e chiara. Incontriamo Paolo che è un ragazzino e lo lasciamo adulto. È un ragazzino non in sintonia col mondo , rimasto colpito da un fatto vero di cronaca , che diventerà la sua ossessione.
Anche Paolo vive un grande conflitto come la sua eroina, non vuole “muoversi”, non vuole andare a scuola, non vuole fare, vorrebbe starsene proprio a fare niente.
Non capisce gli altri la loro frenesia, fermo a guardare il suo giardino così vorrebbe stare. Legge molto, un interesse particolare per le atrocità commesse dai forti sui deboli, della difesa di una razza su di un’altra, che trova un abominio. Lo svolgersi della sua vita sarà un andare contro, contro quello che non sente appartenergli, senza l’ipocrisia di chi mette la cera sotto la mela marcia, senza il perbenismo ,senza finzioni e abbellimenti. La scenografia è Verona, la Verona per bene, bigotta e di facciata , dove alla fine degli anni 70 ( storia vera) vengono commessi gravi delitti che portano la firma di “Ludwig “, di orientamento nazista e ai danni delle persone che loro considerano “ il peggio della società”, i fragili, i “ diversi “. La mente sa essere diabolica quando si vuole ottenere assolutamente qualcosa , diabolici sono i pensieri e le esperienze di Paolo per raggiungere il suo obiettivo. Fino a sconnettersi da se stesso, da quello che non vuole starci in questo mondo, che non non è in sintonia con gli uomini, e prestarsi a quello che ha sempre detestato. Potrebbe sembrare un libro dispotico, ho pensato che questo libro è una allegoria .
Quando finisci di leggere il romanzo la potenza del messaggio continua a ronzare nella testa. Come si può scardinare concetti universalmente accettati con un concetto così disturbante e provocatorio? È inconcepibile infatti pensare che una persona per stare bene abbia bisogno di amputarsi le gambe sane. Già, forse che bisognerebbe ricominciare a pensarsi in un altro modo? Forse che è il caso di rivedere e ripensare la società e il nostro esserci un po’ distanziati ma non per il virus? Massimo Cracco ha avuto un bel coraggio ad entrare senza bussare molto nel muro di cemento armato che ci circonda e di cui, chi più chi meno si è costruito . E non si finisce mai di costruire e ricostruire prima bisogna imparare ad amputare qualcosa. Potrebbe essere una chiave di lettura, la mia, ma il libro lascia spazio davvero a molte più riflessioni. Consiglio di leggerlo perché è accattivante e interessante, scritto bene.

Anna Cavestri