Adrian Bravi, L’inondazione

Editore: Nottetempo

Un argentino si trasferisce a Recanati, si impiega come bibliotecario e comincia a scrivere romanzi. E’ la storia di Adrian Bravi, che condensa i frutti migliori del melting pot culturale.

Il suo sesto libro, L’inondazione preserva la memoria eclettica della regione argentina di Rio Sauce: una terra in cui comunità mitteleuropee e mediterranee erano emigrate e si trovano a migrare ancora a causa di un cataclisma naturale e della lenta invasione dei cinesi.
Si parla di “realismo magico” per apparentare una scrittura leggera eppure ipnotica, a tratti umoristica, a tratti lirica.

Sinossi

Morales vive con Clemente, un cane arancione con le orecchie appese, in una soffitta di Río Sauce. Un paese che prende il nome da un fiume e che, dopo un’inondazione, è diventato una distesa d’acqua disseminata di tetti. Tutti gli abitanti lasciano le loro case sommerse tranne Morales che passa le sue giornate a percorrere il paese in barca, a mangiare fagioli neri all’osteria del Turco Hasan e a sorvegliare le mosse di un enorme caimano che si stabilisce nella stanza dei figli. Con l’andare del tempo ha la strana sensazione che i luoghi non siano piú dove li ricordava e che la mappa del paese si sia scomposta, a eccezione del cimitero sommerso dove riposa la moglie. Tutto potrebbe restare eternamente sul fondo del fiume, se su Río Sauce non gravasse la minaccia di una speculazione, e un gruppo di imprenditori, forse cinesi, non si apprestasse a comprare per poco il passato di una cittadina fantasma infestata di coccodrilli. Bravi racconta una vicenda a fior d’acqua, in cui tutte le grandi avventure umane, le minacce, le promesse, le nostalgie e gli affetti avvengono nel calibrato silenzio di una vita sospesa.

L’inondazione è stato presentato dall’autore stesso come Libro del giorno a Fahreneit 451.

 

L’autore

Adrián N. Bravi (San Fernando, Buenos Aires, 1963), vive a Recanati e lavora come bibliotecario presso l’università di Macerata. Nel 2004 comincia a scrivere in italiano: dopo l’esordio con Restituiscimi il cappotto (Fernandel, 2004), ha pubblicato con nottetempo La pelusa (2007), Sud 1982 (2008), Il riporto (2011), L’albero e la vacca (nottetempo/Feltrinelli 2013) con il quale è stata inaugurata la collana indies di Feltrinelli e ha vinto il Premio Bergamo 2014. Nel 2015 l’editoriale argentina Sofia Cartonera ha pubblicato una breve raccolta dei sui racconti, Después de la línea del Ecuador. Nel 2012, il cortometraggio di Andrea Papini ispirato al romanzo Il riporto ha vinto la prima edizione del Premio Bookciak 2012. I suoi libri sono stati tradotti al francese, all’inglese e allo spagnolo.

 

Dicono di lui

Sergio Pent su «TuttoLibri», supplemento de «La Stampa»: «Un narratore puro, che conosce il valore della fantasia, riconosce i suoi debiti e li onora con omaggi privati estremamente personali e senza presunzione, con una leggerezza naif che è già diventata il suo marchio di fabbrica».

Fracesca Lazzarato su «il manifesto»: «lo si potrebbe accostare a un César Aira meno provocatorio e sperimentatore, ma più lieve e più attento alla scrittura, capace di rendere il sapore di un’oralità svagata quanto poetica […] . Uno scrittore originale, insomma, cosa che lo rende perlomeno insolito nel panorama italiano e ne raccomanda la lettura. Quest’ultimo romanzo [L’inondazione], forse il migliore e il più maturo tra i sei pubblicati finora, ha un ritmo quasi ipnotico».

Alessandra Iadicicco su «La Lettura», supplemento del «Corriere della Sera»: a proposito delle precedenti pubblicazioni dello stesso autore, «Sono libri poetici e spassosi, fiabeschi e pensosi. Storie di una quotidianità feriale e incantata tratteggiare col nitore di un apologo e puntualmente animate di sorpresa. Libri che si leggono col sorriso tra le labbra, lo stesso con cui forse sono stati scritti. Nel suo ultimo romanzo, L’inondazione, chi lo ha già letto riconoscerà al volo la voce e i volti di Bravi: il tono assorto e stupito della sua prosa, lo sguardo affilato e indulgente con cui, tra le righe, tiene d’occhio i suoi personaggi senza fargliene passare una. Ma Bravi, che è un maestro nel non rifare se stesso, che con ogni nuovo titolo è riuscito a fare un passo più in là in termini di sapienza e originalità, all’ultima narrazione ha impresso – in tutta naturalezza – un ritmo affatto nuovo».

 

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