Dalle parole al segno

Lo sappiamo bene, da tanto tanto tempo, fin da quando il respiro è diventato parola e la parola narrazione, non importa se orale ( com’è nata ) o scritta ( come è diventata).

Sappiamo che la parola genera immagini e le immagini possono trasformarsi, nelle mani felici di chi sa e vuole farsi strumento, in arte.

E ogni volta che accade, ogni volta che quelle pagine conosciute si mutano in qualche cosa che possiamo vedere, toccare, misurare, non finiamo di stupircene.

Perché sotto i nostri occhi prende corpo, dimensione, ingombro, luce e colore la formidabile realtà del prodotto di pensieri generati dalla parola. Come dire che, con i limiti fisici che contraddistinguono il nostro mondo sensoriale, il seme della parola ha generato – figliato – nuove, concrete presenze.

E se questa progenie trova una sua vita autonoma, prendendo le distanze dal seme generativo, ancora più stupefacente ci appare quella vita, frutto della interpretazione, della fantasia accesa dalla parola, sempre diversa, sempre soggettiva, sempre feconda.

Libri che partoriscono opere d’arte, dall’inizio dei tempi dicevamo, dal grande libro della Genesi e  dal Gilgamesh, la mente accoglie la parola che germina e fiorisce immagini,  diverse eppure figlie della stessa madre: questa è la meraviglia .

Capita così di incontrare un  libro amato nelle linee o nei colori, nelle suggestioni o nelle evidenze di un’opera d’arte e riconoscerne la traccia, l’impronta, uguale eppure tanto differente da quella lasciata nella nostra memoria, nel nostro immaginario, come i tratti somatici di un padre nel volto dei figli.

Accade dunque di ritrovare il passo narrativo delizioso del miglior Parise, quello dei ‘Sillabari’ – di quando la Poesia aveva visitato lo scrittore vicentino e aveva abitato con lui nella piccola casa rossa  persa tra le grave del Piave – ritrovare quella sublime indefinitezza, quella perfetta sospensione del tempo, come di un gesto rimasto nell’aria, una parola allusa e mai detta, accade di ritrovare quel Parise nelle cose del giorno, in un attimo, in un angolo, in un raggio, in un frammento.

E accade di misurarsi con chi ha trasformato quell’incontro, rinnovandolo e perpetuandolo in immagini artistiche, in cose di carta e inchiostro – come il libro – e colore.

Così per Anna Caruso, giovane artista milanese, e le sue grafiche annotazioni di figura: li ha chiamati ‘Sillabari’ e da quelli muove per sentieri propri, fatti di segmenti di parola, di larghi grigi e brevi incursioni di gialli e azzurri spenti.

Volti, figure umane sospese, passi e cadenze parisiane, ma diversi, come echi, meno di apparizioni; la sfida che procede dalla scrittura di Goffredo Parise, da quel miracolo di grazia dei ‘Sillabari’, trova terreno fertile nel freddo equilibrio della interpretazione di questa artista milanese che sa nutrire l’ispirazione con il cibo della memoria personale, in mostra ora alla Casetta Parise di Salgareda.

Un’ inedita e prestigiosa collaborazione tra  “Premio Comisso”, “Casa sul Piave G.Parise” di Salgareda, “Casa Cultura G.Parise” di Ponte di Piave.

Venerdì 22 settembre alle ore 17,00 presso “Casa sul Piave G.Parise” Via Gonfo ,4 Salgareda, sarà ospite  l’artista milanese Anna Caruso (1980) che recentemente ha prodotto una serie di quadri dedicati ai racconti “Sillabari “ di G.Parise. 

La presentazione è a cura del critico d’arte Valerio Dehò. Scarica il PDF I Sillabari di Anna Caruso

L’incontro a carattere simbolico, fortemente voluto dall’autrice e dal curatore nel luogo dove i racconti sono nati , diventerà  l’occasione per ammirare alcuni di questi lavori che eccezionalmente saranno esposti.

In caso di pioggia l’incontro avrà luogo presso “Casa Cultura G.Parise” di Ponte di Piave ( biblioteca di via Verdi 1)  con le stesse modalità.

Per informazioni 0422759995 / 3483235822

Il freddo delle case ignote, Acrilico su tela

 

Per la mostra Paesaggio letterario e dintorni di Mario Sutor, in corso al Museo di Storia Naturale di Pordenone fino al 15 ottobre, invece, la fonte di ispirazione, il seme generativo non proviene da un libro, ma da una intera biblioteca, da una complessa e personalissima costruzione di esperienza di letture, come un grande castello di libri, una vertigine borgesiana, che l’artista, Mario Sutor, letterato, lettore vorace e  autore di versi, possiede nella mente, nel cuore e nelle cose.

 

Da anni Sutor va assemblando, quasi un grande catalogo d’archivio, nei materiali e nelle dimensioni le più varie, ‘fantasie’ libresche, immaginifiche annotazioni di memorie personali, passioni e abitudini di grande estimatore della scrittura.

Interessanti e colte le sue elucubrazioni letterarie in forma di collage o assemblaggi, con inserti cartacei, fotografie, grafica, materiale ceramico, legno: incursioni nella profondità di un  ‘Paesaggio Letterario’ privatissimo eppure totalmente condivisibile.

Isabella Panfido

 

Quando:  fino al 15/10/2017

Orario:

da mercoledì a domenica 15–19

Dove: Museo civico di storia naturale – Via della Motta, 16 – Pordenone

Contatto: Associazione Amici di PArCo – amiciparco.pn@gmail.com