"Miss Rosselli" di Renzo Paris (Neri Pozza)

Gli ultimi attimi del folle volo di “Miss Rosselli”. Intervista a Renzo Paris

In bilico tra la biografia, il memoir d’autore, la prosa diaristica e confessional, l’opera di Renzo Paris ci costringe a dotarci di uno sguardo ‘mobile’ capace ora di dilatarsi perché vi si colgano l’imprescindibilità e l’autenticità della ricostruzione storica, ora, di comprimersi in piani di lettura più intimistici e famigliari in cui è il dettaglio, dalle connotazioni al limite sensoriali, a dare vita alla scena: la voce grave di Amelia, il suono della “erre” rotante, lo sguardo che ‘ausculta’ lo spazio intorno, l’incedere per le strade, il sottofondo musicale di un mandolino, o il tonfo delle stoviglie gettate dall’appartamento sul Lungotevere.

In un ingorgo dove tutto si ri-mescola e interagisce, dove la Storia si avvita al racconto personale, la memoria collettiva a quella individuale, l’esperienza letteraria a quella domestica e interiore, si colloca l’incontro con Miss Rosselli, una delle figure più liquide del Novecento, svelata attraverso un dialogo emotivo privo di reticenze dell’autore che consegna al lettore un corpus testuale dove i generi letterari e la voce narrante si fondono in una perfetta concertazione.

Paola Milicia

Paola Milicia 1 : “Miss Rosselli” non è la tua prima prova di scrittura memorialista – biografica. In tempi come questi caratterizzati da una difficoltà imbarazzante a ripristinare un rapporto con talune figure emblematiche di artisti e letterati del nostro passato, la cui memoria è sottoposta a un processo di dissoluzione e indebolimento ingiustificabile, scrivere un’opera come questa può potenzialmente costituire una scommessa non solo personale. Oltre a sentirti a tuo agio con questo genere, cosa ti ha spinto a sfidare un pubblico disabituato alla ‘memoria’?

Renzo Paris 2 : La cancellazione degli  ultimi fuochi del Novecento presso le nuove  generazioni mi ha spinto  a scrivere non solo questo libro. Ho cominciato a cinquant’anni a  volgere  gli occhi indietro, quando mi proposi di scrivere “La banda  Apollinaire” (Elliot)  che  pubblicai  molti anni  dopo. Poi venne  la biografia di Alberto Moravia: “Una vita controvoglia” (Mondadori), “Il fenicottero, vita segreta di  Ignazio  Silone” (Castelvecchi) e  “Pasolini, ragazzo a vita” (Elliot).. Ho chiuso  con “Miss Rosselli” (Neri Pozza).

L’opera comincia dalla fine – o quasi -, una suggestione questa doppiamente significativa: intanto, perché conferma l’aderenza a una necessità più personale di comporre l’insieme di frammenti scomposti che elude la rigidità temporale di una biografia. Secondariamente, perché l’ordine del tempo che suggerisci è intriso di quel presagio che Miss Rosselli è prima di tutto una tua récherche, dalle proprietà taumaturgiche, in cui lo sforzo del ricordo è prima ancora desiderio di ricostruire le relazioni con le ombre del passato, da cui forse, congedarsi. Sei riuscito nel tuo intento?

Marcel Proust è sempre stato  il  mio  autore  segreto, quello  che  mi spinge  ancora oggi a evocazioni magiche. “Il tempo ritrovato” soprattutto. E siccome  molti dei miei amici  sono morti, le loro ombre non mi lasciano.

L’appellativo Miss suggerisce tante ipotesi di lettura: un’eterna giovinezza che reclama l’immortalità postuma sfidando l’invecchiamento e il licenziamento della memoria di Amelia Rosselli; quel ‘corpo di ragazza’ che ha conservato fino all’ultimo, assieme all’ innocenza e alla purezza interiore; ma anche Miss nell’accezione di reginetta, di colei che occupa un posto d’onore. Da dove trae origine il titolo?

Quando scese Roma era una miss, dall’accento anglosassone misto al francese. Pur amando Roma, non divenne mai romana. Quando trovai  il titolo (mi ritengo  un titolista nato), avevo quasi finito  il libro. Fu come se me lo suggerisse  lei.

Amelia Rosselli era una donna dal pensiero caleidoscopico, dotata di un campo gravitazionale attraente e respingente, una donna tellurica, cortocircuitante, febbrile, criptica, rabdomante, magica, bulimica di conoscenza, freudianamente unheimlich… Proviamo a sintetizzarla in un’immagine, anche a scapito di uno scarto inevitabile. Quale tratto personale e artistico meglio di altri merita di essere raccontato perché la si approcci senza commettere errori di interpretazione?

Tutto  quello che hai detto e che si può riassumere con “sciamana”, colei che resta immobile mentre tutto intorno si muove.

La schizofrenia di Amelia fa pensare a un dérèglement du siècle, a un disordine interiore, anzi, a un trauma che invade la coscienza del Novecento, come se il secolo tutto fosse attraversato da una scarica ad alto voltaggio, da un sovraccarico di tensione che sul piano umano si scontra con l’ineluttabilità del dolore, della perdita, della ‘guerra’ interiore. Herman Hesse scrisse: se la pazzia è l’inizio di ogni sapienza, la schizofrenia lo è di tutte le arti. Qual è la relazione, l’humus che sottintende l’infermità di Amelia, la poesia visionaria e il suo tempo?

Hesse ha ragione. Gli artisti sono schizofrenici, ma ce ne sono alcuni che lo sono di più. Amelia a volte non riusciva a tenere fermo un bicchiere in mano e lo lasciava cadere. Nel mare nero del  suo inconscio c’erano  tante voci  contrastanti  da  cui  era perseguitata. Non era la sua una schizofrenia leggera.

Vedere l’industria che si smuove imponendosi magra l’esperienza tragica la verità. (…) Morirò nel vecchio stile preoccupandomi ancora per l’avvenire” sono versi da “A me stessa’’. Nonostante l’avanguardismo artistico che Amelia Rosselli viveva anche sul piano personale come fosse un tema di immedesimazione spontanea, la poesia rosselliana appare più pervasa da un tono passatistico, da uno strappo nostalgico. Qual era la sua idea di domani, di futuro, anche alla luce dei cambiamenti sociali, politici dell’Italia degli anni Sessanta – Settanta?

Tutte le cose a cui aveva creduto erano finite. Tornava il fascismo, che le aveva ammazzato il padre e la cultura stava scomparendo. Semplicemente, non ce l’ha fatta.

“Miss Rosselli” di Renzo Paris (Neri Pozza). La recensione di Paola Milicia

Ogni testo ha il suo autore, e ogni autore ha il suo testo. Se immaginiamo ‘Miss Rosselli’ come l’eccezione alla regola, se la intendiamo, cioè, secondo il rigore convenzionale di certi procedimenti letterari classici, e con la predilezione alla composizione storicistica e storiografica, le aspettative riposte saranno inevitabilmente deluse. Perché nell’opera scritta da Renzo Paris c’è Paris prima di tutto: un’opera del suo autore che si avvicina alla scrittura diaristica, sinceramente scaturita da dentro, commossa e commovente,dove non solo aleggia l’invocazione oracolare della poetessa, dalla consistenza anche proustiana e iconocizzante, ma la sua evocazione come in un rito di resurrezione in cui lo scrittore parla con la seconda vita di cui è creatore e medium lui stesso.

Ero in ascensore quando sentii la voce sibillina e poi ridanciana di Amelia: “ Non mi hai creduto neanche tu…sempre distratto. Ma dove ti sei cacciato? Ahahah! (…) Quella voce iniziò a raccontarmi gli ultimi attimi del suo folle volo”

Dove sei Amelia?” e mi sembra che qualcosa si muova sotto la mentuccia. Ci manca solo che adesso risorgi”.

Che non esiste un criterio ordinante né cronologico se non quello che la narrazione stessa esige, lo si capisce sin dalle prime battute. Un inizio che comincia dalla fine, un viaggio à rebours che l’autore compie tra i ricordi e le testimonianze di amici accorsi in questo che appare più un saluto di commiato ad Amelia Rosselli, lei che è stata la preziosa vestigia con cui misurare il temps perdu, quel secolo sterminatore che ha disperso e dimenticato una generazione intera di poeti. E ora che di quegli anni non sono rimasti che i ricordi e pochi superstiti, si percepisce la necessità di una dimissione, di un addio, di un giro di chiave che sigilli la nostalgia del passato.

Voglio essere per l’ultima volta il custode di un mondo scomparso, evocatore di un’ombra, chiedendomi, perplesso, chi mai sarà il testimone del custode”

Miss Rosselli è una anche una biografia spiritista, è l’opera stessa quel giochino con il bicchiere quando a comparire è la protagonista e un lungo corteo magico di fantasmi d’eccezione che hanno abitato il Novecento ( estinto e improvvisamente vivo) capace di infondere nel lettore lo stesso senso di meraviglia ingaggiante di Gil, il protagonista di Midnight in Paris. Sono loro: Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Rocco Scotellaro, Elsa Morante, Dario Bellezza, Carlo Levi, Andrea Zanzotto, Giovanni Raboni… E che dire dell’evocazione dei luoghi, Roma tra tutti, e di una toponomastica urbana così dettagliata che ci trans-porta davanti al portone verde di via del Corallo, o nel salotto di Via dell’Oca, o nel cimitero acattolico romano, davanti alla sua tomba su cui posiamo un ciottolo.

L’apparizione soffusa di Amelia Rosselli, tanto vera quanto leggendaria, si schiude allo sguardo del lettore in un’alchimia di note biografiche, dialoghi interiori, di versi. È una donna con un racconto luttuoso, segnata dall’assenza affettiva, dalle persecuzioni, l’assassinio del padre per mano dei fascisti francesi, le fughe, l’esilio, l’antisemitismo. Del Novecento che le infligge uno sfondo di tragedia e di disperazione costanti, Amelia Rosselli è l’incarnazione e la vittima, è anzitutto una prigioniera che ripete la fuga dagli epicentri con il medesimo istinto di una preda che difende il suo diritto di vivere.

Così il volto di Amelia si mescola ai tanti volti di quel decennio insanguinato” .

La poesia e la musica che intende prima di tutto come ricerca e sperimentazione spontanee si trasformano in luoghi di culto in cui praticare la consolazione di una tregua dalla guerra interiore, in cui lenire un’ingovernabile senso di inappartenenza e alienazione, ma soprattutto, in cui riabbracciare se stessa.

E forse, è lei stessa una composizione dodecafonica, apparentemente stonata e schizofrenica, in cui si intravvede la costruzione contrappuntistica avvitarsi al ‘corpus fermo’ della Storia e del Tempo, inquieti e angosciati come lo erano allora.

Paola Milicia

  1. Paola Milicia, laureata in Letteratura tedesca ebraica presso l’Università La Sapienza di Roma, si dedica alla scrittura e alla lettura, confermando un ritorno alle passioni di sempre, oggi coltivate con una consapevolezza, una interpretazione ma soprattutto con una necessità, più mature e lucide. Vincitrice del Premio Inedito Colline di Torino 2019 con il racconto “Il mare di pietre”. Attualmente vive a Bruxelles. Paola Milicia ha vinto il premio #Comisso15Righe 2020
  2. Renzo Paris (Celano, 1º gennaio 1944) è uno scrittore e poeta italiano. Trasferitosi a Roma, si laurea in letteratura italiana con Alberto Asor Rosa. Ha insegnato nelle scuole medie poi nell’università di Salerno e infine a Viterbo, dove attualmente insegna Letteratura Francese. Ha collaborato con quotidiani e riviste, tra cui il manifesto, Liberazione, il Corriere della Sera, L’espresso. Oltre a importanti studi sull’amico Alberto Moravia, come saggista e traduttore si è dedicato, tra gli altri, a Flaubert, Apollinaire, Prévert.
    Renzo Paris. (23 agosto 2020). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 6 ottobre 2020, 15:56 da //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Renzo_Paris&oldid=115065001.