Il Diario di Giovanni Comisso: ho scoperto a cosa servisse la Villa dei Misteri di Pompei ma nessuno mi prende sul serio

Il Diario di Giovanni Comisso: ho scoperto a cosa servisse la Villa dei Misteri di Pompei ma nessuno mi prende sul serio

Quando scrissi un fantasioso articolo immaginando che si fosse finalmente trovata la chiave della lingua etrusca, tutti mi presero sul serio. Ora che ho scoperto a cosa servisse la Villa dei Misteri di Pompei, nessuno mi prende sul serio.

Nei miei divertimenti archeologici non ho mai avuto fortuna, quando scrissi per scherzo mi si prese sul serio e quando scrissi seriamente si credette a un mio scherzo.

Tempo addietro in un mio fantasioso articolo sugli Etruschi fingevo che un monaco toscano avesse trovato in una tomba alcune lettere scritte da due lucumoni in egiziano colla traduzione a lato in etrusco. Innumerevoli furono le richieste di amici e di ignoti che desideravano essere messiin rapporto col monaco toscano della mia favola, credendo che l’enigma della lingua etrusca fosse stato risolto, e dovetti faticare a deluderli.

Villa dei Misteri vista dall’alto con un drone (ElfQrin, Wikimedia Commons)

Di recente invece, sempre per le mie bizze archeologiche, mi sono occupato della Villa dei Misteri di Pompei, portando il contributo di una interpretazione nuova e seria, ma mi devo adattare a vederlo considerato come uno scherzo piacevole.

Livia (Siren-Com, Wikimedia Commons)

Sostengo che quella villa non era né una basilica orfica né apparteneva a una donna che prediligesse il culto di Dioniso, ma che era una clinica avanti lettera per guarire certe malattie nervose o psichiche delle donne. La villa apparteneva ad Augusto, perchè vi fu scoperto un busto di Livia divinizzata, e sua preoccupazione, dopo il dissanguamento dell’impero causato dalle guerre, era l’aumento delle nascite. Alcuni graffiti sulle pareti della villa ripetono il nome di Musa, suo medico personale, anche come l’invocazione d’una paziente fatta durante una visita. Viene quindi da pensare che quella villa fosse stata adibita a casa di cura di donne aberrate per avviarle a procreare feconde, e affidata in sorveglianza a Musa.

La grande serie di episodi dipinti nella vasta sala testimoniano il sistema di cura che riguardava appunto le donne e particolarmente sposate. Seguendo l’espressione dello sguardo della paziente ho scoperto che inizialmente si tratta di una donna folle o torbida, la quale dopo le prove subite diventa serena e femminea, assisa dominante in trono. Il sistema di cura è basato sui traumi e probabilmente su cibi e bevande afrodisiache. Tutti i traumi servono a fare comprendere alla paziente la sua funzionalità femminile.

Peristilio della Villa dei Misteri di Pompei (Mosborne01, Wikimedia Commons)

A completamento di queste premesse mi sono accorto che il peristilio ha le colonne congiunte da un muretto con finale appuntito, da nessuno chiaramente giustificato. Per analogia con quelle zone che nei carceri servono ai prigionieri per prendere l’aria, pensai che nello spazio erboso e aperto del peristilio venissero portate le donne più agitate in attesa di essere sottoposte alla cura. Tra queste pazienti vi dovevano essere di quelle indemoniate che si vedono portare ai santuari e anche a quello di Pompei, quasi per una fatale prosecuzione. Di quelle che si avvicinano all’altare leccando la polvere del pavimento. Queste ossesse non saranno solo un frutto dei tempi medievali e moderni, ma dovevano esistere anche ai tempi di Augusto. Molte in quei tempi saranno state adibite come menadi nei riti bacchici, molte saranno state buttate giù dalla rupe Tarpea, ma molte entrate a fare parte di una famiglia si doveva pure cercare di raddrizzarle con qualche metodo di cura. E questo si faceva nella villa dei Misteri.

Scena della flagellazione e termine del rito – WolfgangRieger – Filippo Coarelli (ed.): Pompeji. Hirmer Verlag, München 2002, ISBN 3-7774-9530-1. p. 354 (Wikimedia Commons)

Le mie supposizioni non hanno avuto alcuna eco, o sono state ritenute uno scherzo della mia fantasia o non esistono più gli archeologi. Di recente, andato a Pompei, volli revisionare le mie idee e per un’altra scoperta ne sono stato ancora di più convinto.

Era una giornata terribile forse come quella dell’eruzione. Pioveva e infuriava il vento, la piccola carrozzella trainata da un Cavallino volante, sembrava un guscio di noce sui frangenti di onde impetuose. Il vento la pioggia, la strada sconnessa avrebbero potuto capovolgermi, pure si proseguiva imperterriti. A una svolta si videro avanzare mansuete nere capre e il pastore si riparava con una pelle di esse tesa su di un bastone: viveva nell’oggi come tremila anni addietro. La villa intanata tra la lava che si imbeveva di pioggia sembrava un rospo enorme. Rientrato nel peristilio, controllando l’altezza del muretto tra le colonne, mi confermai che era stato eretto per impedire di fuggire. Arrivava giusto all’altezza media degli occhi permettendo di sorvegliare l’interno del recinto. Ma, rivelazione ultima, mi accorsi che qui vi era una botola che dal giardino portava ad adiacenze sotterranee, a vere prigioni o celle per le furiose, che si disnodavano sotto a tutta la villa.
Giovanni Comisso

da Il Giorno del 27/02/1957

Immagine in evidenza: Villa dei Misteri di Pompei – Scena della catechesi Pompejanischer Maler um 60 v. Chr. – The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei (Dvd-Rom), distributed by Directmedia Publishing GmbH. ISBN: 3936122202. (Wikimedia Commons)

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