Intervista a Sergio Perosa, membro della giuria tecnica del Premio Comisso

Quali sono stati i Suoi criteri di preferenza delle opere in concorso?

Il mio criterio è stato la leggibilità e la scorrevolezza dei testi (meno, naturalmente per la biografia, più per la narrativa); e nel caso della narrativa, la mancanza di pretensioni, ossia l’idea di fare opera-mondo, chiamare in causa l’universo ed i massimi sistemi.

 

Quali tendenze ha notato emergere nel genere della narrativa e della biografia?

Ho notato in entrambi i campi un certo accodarsi alle mode: il romanzo medievalista (per ripetere improbabilmente i successi di Eco?), o quello del sentimento amoroso, che lascia spesso il tempo che trova, il montaggio di testi già esistenti; la tendenza alla ricostruzione storica piuttosto che la ricerca della personalità di un personaggio storico o letterario, scientifico o artistico. Confondendo i campi, qualche vera biografia rischia di passare ignorata.

Perché oggi è opportuno sostenere un premio letterario?

L’esistenza dei premi letterari è minacciata o compromessa dalla loro stesa moltiplicazione e  proliferazione (uno per ogni borgo, ormai). Il Premio Comisso si propone di continuare, rinnovandola, la sua lunga tradizione, e se resta fedele a questo proposito ha tutte le ragioni di esistere.