Mauro Garofalo, Alla fine di ogni cosa

editore Frassinelli

La parabola sportiva ed esistenziale di un pugile sinti agonista, mandato a morte in un lager per la sua intollerabile invincibilità.

Sinossi

Johann Trollman era soprannominato Rukeli, che in sinti significa “albero”. Forte, elegante, bello, esce da una famiglia con nove figli di Hannover. E’ capace di combattere in due categorie, medi e mediomassimi, ma “combattere” è un verbo improprio: Trollmann danza, schiva come un ballerino, sembra distratto ma colpisce all’improvviso; e l’avversario si ritrova al tappeto senza neanche aver visto partire il colpo.
Trollmann si diverte e diverte un pubblico abituato a una boxe monotona e senza fantasia. Nel luglio 1929 un manager esperto ne scopre il talento e lo porta a Berlino, nella sua palestra. Trollmann ha 22 anni. Nel ‘28 era già stato candidato a rappresentare la Germania alle Olimpiadi di Stoccolma, ma il suo aspetto e il suo comportamento erano stati giudicati poco compatibili con l’immagine della Germania. Nel 1933 il pugile ebreo Erich Seelig lascia vacante il titolo dei mediomassimi. Anche lo sport risente dell’ideologia e il ring diventa un manifesto di politica razziale.
Ed è politica la sfida per il titolo vacante: da una parte Rukeli lo zingaro, dall’altra il puro ariano Adolf Witt. Trollmann vince nettamente ma i gerarchi nazisti impongono ai giudici di dichiarare nullo il combattimento. Tra il regime e il pugile, la sfida resta aperta.
Nel 1935, anno delle leggi di Norimberga, Trollmann sposa Olga, ariana. Hanno una figlia, Lina. Pur di non vedere minacciata la famiglia, nel ’38 divorzia, poi si fa sterilizzare secondo le leggi vigenti. Arruolato nella Wehrmacht e spedito sul fronte orientale, ferito a una spalla, tornato in Germania e quasi subito arrestato dalla Gestapo, è inviato ai campi di concentramento. Lì viene riconosciuto e istigato a combattere contro i suoi aguzzini in cambio di una doppia razione di pane. Incassa fino ad un’occasione in cui reagisce da vincente; e viene punito con la morte.
Una parabola sportiva ed esistenziale che ha affascinato anche Dario Fo ispirandolo a comporre il romanzo Razza di zingaro.

La nascita del romanzo raccontata dall’autore.

La presentazione come libro del giorno di Fahreneit a Radio3.

L’autore

Mauro Garofalo ha esordito come giornalista di cronaca. Oggi è titolare del corso di Scrittura del Centro Sperimentale di Cinematografia. Fa boxe in una palestra popolare. Ha pubblicato alcuni libri-intervista e racconti. Alla fine di ogni cosa è il suo primo romanzo.