Recensioni a “Baco” di Giacomo Sartori

“Baco” di Giacomo Sartori

Baco è un testo molto particolare, la cui “trama” si inserisce in una storia familiare i cui componenti sono: madre, padre, nonno, il ragazzo protagonista (sordo profondo e iperattivo), suo fratello (QI185, detto Robin Hood), una nonna, o meglio le sue ceneri, una logopedista (la Logo), e un robot, o meglio una intelligenza artificiale (anzi due, Baco, appunto). Si divide in tre parti: inverno, primavera, estate, la stagionalità e i suoi cambiamenti. Questo libro è come entrare in una forma mentis. Spicca su tutto la capacità all’autore di caratterizzare personaggi, i ruoli dei quali sono funzionali alla storia, ma anche ai temi trattati. Disastro ambientale, sfruttamento delle risorse, multinazionali, spionaggio, hackeraggio, robotica, ciber spazio, un libro perfettamente inserito nell’era contemporanea digitale e tecnologica, con tutti i suoi aspetti positivi e negativi. Sartori sfrutta le sue conoscenze e la sua formazione scientifica e ambientalista, ma non trascura i temi sociali, la disabilità, la scuola, la malattia e persino la morte, e la sua elaborazione. Un linguaggio ricchissimo, fatto di metafore e similitudini, di parole e segni, utilizzati mai a caso. Costruito su una serie di salti temporali, la lettura non concede distrazioni. Insomma Sartori, parla di vita, la VITA su questo pianeta Terra, e chiede, con molto rispetto, al lettore di scegliere da che parte stare.

Silvia di Tosti

Un nonno dedito allo studio dei lombrichi, una madre apicoltrice, un padre transumanista, un fratello dall’intelligenza smisurata: questa la singolare famiglia nella quale un ragazzino tredicenne, sordo e iperattivo deve misurarsi e muovere i primi passi della propria esistenza. Il protagonista, che è anche voce narrante, incede incerto e acerbo nel mondo assordante e decadente descritto da Giacomo Sartori. Nel tessuto narrativo si dipanano tematiche eterogenee ma strettamente correlate: tra tutte, svetta quella relativa alla disabilità e all’inclusione scolastica. C’è poi la dinamica tra consanguinei: il giovane non udente ha un fratello dal nome ridondante e impegnativo, QI185. Quest’ultimo, nonostante il quoziente intellettivo, è impotente di fronte alla centralina della «stufa intelligente» che proprio non vuole funzionare, perchè «può accendersi solo se i sensori miniaturizzati danno il beneplacito, e se i programmi di regolazione a autoapprendimento sono d’accordo». L’ambivalenza del rapporto uomo-macchina, altra tematica rilevabile nel testo, è presente anche nella figura paterna con la sua illimitata (ma giustificata?) fiducia nell’evoluzione tecnologica. Nel personaggio salvifico e delicato della madre, infine, confluisce la formazione del Sartori agronomo; la donna è sensibile alla difficile condizione delle api, danneggiate dai neonicotinoidi e dalla varroa, ed esattamente come questi piccoli insetti operosi è anch’essa vittima della noncuranza umana: è in coma dopo un incidente stradale.

Angela Pizzato

“Baco”, il romanzo di Giacomo Sartori, Exorma ed., racconta tre stagioni di una famiglia dal punto di vista del figlio piccolo, sordo e con problemi relazionali, che narra, con l’ausilio della Logo(pedista) un brano della sua vita: la madre in coma, buddista e amante delle api, ossessiva e straniante, occupa il posto vuoto del desiderio umano; il padre-ragazzo transumanista e il fratello QI185, genio dell’informatica; il nonno anarchico studioso di lombrichi e le ceneri della nonna nel vaso del limone; il vicino indiano Imida; e poi Baco, un’intelligenza artificiale. Tutto interconnesso, algoritmico: natura e artificio, emozione e ritmo in una prosa, coinvolgente e singolarissima, di scavo e elevazione – trasfonde poesia, come sguardo sul mondo, affilata e affidata a una lingua della terra, delle origini – visiona il futuro prossimo rifuggendo la distopia. Il corpo anecoico della voce narrante traversa, con strappi e lacerazioni, la realtà del microscopico, vibrante di ultrapercezioni, ma pure ampie valli e acuminate vette. Il romanzo pulsa di vita, evoca radici e fronde, reti neurali e intrecci nervosi, futuri pressanti e passati presenti, rizomi e macchine desideranti: un godimento!

Gianluca Garrapa