Recensioni a “Elena di Sparta” di Loreta Minutilli

“Elena di Sparta” di Loreta Minutilli

Chi ha mai chiesto a Elena, la bellissima regina di Sparta, perché è fuggita con Paride, lasciando prole e marito? A chi è mai interessata la sua versione dei fatti, la sua visione del mondo, le sue emozioni, i suoi sentimenti, le sue parole? In questo romanzo l’io narrante è proprio Elena di Sparta, che si riappropria di quella autonomia di pensiero e di azione, che il mito antico le nega. Elena è una donna consapevole di sé e del mondo, che lascia Sparta per inseguire il sogno di una terra, in questo caso Troia, dove si dice le donne siano libere di affermarsi in piena autonomia dagli uomini. Anche se sono belle, di una bellezza che rischia di essere una prigione (“A poco serve essere la donna più bella del mondo, se passi la tua vita chiusa in un gineceo”, 62), ma che Elena rivendica con orgoglio come una qualità che la distingue fra tutte e le dà potere sugli uomini.
Il romanzo della giovane autrice, che si iscrive a buon diritto nella ricca tradizione della rilettura dei miti classici, presenta alcuni punti di criticità: la presenza di un “tu” che resta non identificato fino all’ultima pagina (è un elemento narrativo molto importante, si poteva disseminare qua e là qualche indizio); l’eccesso di eventi e personaggi connessi al ciclo troiano, tale che la narrazione spesso si fa troppo lenta; il lessico talvolta non sorvegliato (es. “si auspicavano”, 60); sequenze a tratti non ben coese (in particolare la partenza da Sparta, 66). Il lavoro comunque è sostanzialmente ben riuscito.

Nadia Gambis