Recensioni a “La casa mangia le parole” di Leonardo Luccone

“La casa mangia le parole” di L.G. Luccone, Ponte alle Grazie, valica i confini del romanzo italiano e richiede al lettore uno sforzo che sarà ripagato. Il romanzo italiano medio è quasi sempre cautamente piccolo, non per le dimensioni ma per l’inquadratura.Per una timorosa esigenza di semplificazione, la storia narrata è spesso la miniatura di una vita estrapolata dalle realtà plurime in cui le vite vere sono invischiate.Prendiamo per esempio il caso di un romanzo che descriva la vicenda di un uomo. L’inquadratura segue un uomo in campo ristretto, tagliando fuori tutto ciò che lo riguarda solo marginalmente, ma con cui di fatto – nel reale – interagirebbe e da cui sarebbe influenzato, definito, “determinato” – particolari della vita degli altri, percezioni da natura e urbanità, tempi individuali e tempo storico. Questo artificio di riduzione è attuato affinché l’uomo – che è così, certo, solo un personaggio – sia il più a fuoco possibile; non una sbavatura di colori misti, ma un pantone ben definito, una sagoma di cui sappiamo ciò che l’autore ci ha descritto somministrandoci informazioni; perché l’autore, insomma, quel personaggio ce lo ha “detto”. Non lo conosciamo però come si conoscerebbe per deduzione e per esperienza una persona: vedendola vivere.Il personaggio sarebbe persona unicamente se messo in relazione e in contrasto con le altre realtà che interseca. La definizione di una storia non è poi molto diversa da una relazione sentimentale, che – paradossalmente – è tanto più definita e attiva quanto più vi entrano in gioco elementi esterni che la identificano per contrasto e l’alimentano di novità contro la routine. Una relazione esaurita, spenta, “finta”, è spesso una relazione chiusa tra due singolarità. Il romanzo italiano che non può aspirare a essere il grande romanzo italiano è un romanzo incanalato in una narrazione singola.Luccone allarga e stringe l’inquadratura nella pluralità. Inquadra gli uomini nel prisma caotico del mondo. Insomma: li rende veri.La percezione di leggere la complessità della vita vale lo sforzo della lettura complessa.

Monica Pezzella