Recensioni a “La fuga dei corpi” di Andrea Gatti

La fuga dei corpi” di Andrea Gatti

Racconto a due voci: Vanni e Daniel, i due protagonisti, fuggono pensando di vivere in direzione di un’utopia. Si offrirà loro invece di vivere ‘dentro’ un’utopia. Questo lo spunto di partenza che mi ha ricordato, per suggestione e sviluppi, un altro ugualmente magnifico romanzo:’vacanze nel deserto’ di Silverberg. Il titolo è, come in quello, puntuale: dal punto di vista semantico, la fuga è l’opposto speculare dell’utopia, ma dal punto di vista psicologico è, nelle circostanze attuali, il suo unico sostituto. E, come in quello, il nucleo del racconto è la storia di un’amicizia che possiede l’anima e la domina con sovranità assoluta, l’emergere di una realtà compatta nella quale la sutura tra le componenti che la costituiscono non è più riconoscibile. Con uno stile impeccabile nel quale si mescolano fantasia onirica, humour nero, erotismo lirico, deliberata confusione di tempi e spazi, il racconto vola verso l’unico, dolente, bruciante, tenerissimo finale possibile. “Il segreto che ho giurato di non svelare a nessun altro posso, senza spergiuro, comunicarlo a chi non è un altro: è me. Michel de Montaigne”.
Gabriele Cesari

Già dal primo impatto si capisce che non sarà un libro educato: in copertina due figure umane talmente stilizzate da assumere sembianze animalesche; nel retro copertina una riassunto graffiante della storia sembra messo li’ come a dire “io vi avevo avvertito!”.Imperdonabili le ben tre bestemmie esplicite, che, scritte nero su bianco e imposte al lettore, vanno al di là dell’educazione per inserirsi piu’ nell’ignoranza e nell’incultura.Inutile la sbandierata, voluta e insistita perversione che fa da trama a tutto il romanzo: non serve a niente se non a infondere un senso di tristezza verso una generazione che non sa godere nemmeno del piacere dei sensi e che vuole insozzare anche quello che potrebbe essere fonte di felicità.Inesistenti infine i sentimenti. I due protagonisti parlano a capitoli alternati in prima persona, ma sono entrambi incapaci di esprimere sentimenti, buoni o cattivi che siano; sembrano brancolare in un analfabetismo sentimentale, nonostante i loro trent’anni.Si fatica parecchio ad arrivare alla fine di questo libro che, nonostante la tecnica della narrazione sia interessante e la scrittura sia moderna e scorrevole, nella trama è molto deprimente non solo per quello che racconta, ma soprattutto perchè non si riesce a rintracciare un senso nelle vicende nè si intravede una via d’uscita dalla desolazione.
Flaminia Nigris Cosattini e Bruno Matosel Loriani