“Caorle come problema” di Giovanni Comisso

Giovanni Comisso illustra i caratteri dell’antica, inconfondibile architettura lagunare veneta esaminando con amoroso interesse i problemi suscitati a Caorle dalla speculazione, che sta sviluppando il piano di abbattere le vecchie case e di costruire al loro posto le solite anonime case popolari.

“Esiste un’architettura lagunare veneta che ha suoi schemi tradizionali e così razionalmente tipici che dovrebbe essere non solo studiata, ma assolutamente difesa.

Questa architettura partendo da Venezia, la Venezia minore, si diffonde nelle isole di Murano e di Burano, protendendosi sui lidi di Alberoni, Malamocco, San Pietro in Volta, Pellestrina e Sottomarina per trionfare in Chioggia. A oriente questa architettura si ritrova invece a Caorle attorno all’antica Cattedrale e poi a Marano e a Grado.

È un’architettura che rende inconfondibili questi centri abitati come quella dei paesi di pescatori d’Olanda. La stessa analogia di luce nel cielo riflessa dal mare e dalle lagune, anche la stessa vita degli abitanti e soprattutto le stesse condizioni climatiche con temporali ventosi generati da un mare alternato alla laguna, hanno determinato molte delle caratteristiche comuni alle due architetture.

Un’Olanda senza le sue case tipiche non sarebbe più l’Olanda della tradizione storica e artistica e così una Laguna Veneta, senza le sue case con gli alti comignoli, colla sagoma del focolare emergente dalla parete a tramontana, variopinte di rosso, di ocra o di azzurro, come le vele dei pescatori, con le finestre inquadrate di bianco, sistemate nelle calli o nei campielli o sulle rive, non creerebbe più quel paesaggio che è stato affermato dalla grande pittura veneta.

Da qualche tempo col pretesto che queste vecchie case sono malsane, ma soprattutto con l’intento di fare speculazione e demagogia insieme, si sta sviluppando il piano di distruggerle per costruire al loro posto le solite anonime case popolari.

Questo avviene a Chioggia, ma in modo più allarmante è avvenuto a Caorle, minacciando di creare il deserto, cioè lo squallido vuoto, attorno alla Cattedrale romanica e alla darsena. Per l’igiene si veda nell’isola di Burano, cara a molti pittori e che fu già immortalata da Gino Rossi, da Arturo Martini, da Filippo de Pisis, come gli abitanti hanno saputo rafforzare le vecchie case, ripulirle internamente, decorarle in gara di gioiosi colori e come l’amministrazione civica stessa, consapevole dell’importanza artistica e turistica di queste case caratteristiche, abbia provveduto alle fognature, alla lastricazione e all’acquedotto. Si faccia lo stesso per Chioggia e per Caorle e si vedrà che i vecchi quartieri non saranno malsani.

La situazione è particolarmente preoccupante per Caorle, che è una zona balneare da poco tempo in eccezionale sviluppo turistico, specialmente in rapporto con l’Europa centrale e settentrionale. In pochi anni questa spiaggia, un tempo frequentata solo da qualche coraggiosa famiglia dei paesi del retro terra, priva di acquedotto e manchevole di strade, si è trasformata incredibilmente dopo che fu possibile rendere confortevole l’abitarvi nel periodo estivo.

I comodi raccordi stradali in direzione valichi alpini e l’attuale sviluppo dei mezzi motorizzati di comunicazione hanno portato a questa spiaggia, che è la più vicina al centro dell’Europa, una vera benefica invasione di bagnanti in sempre maggior crescendo.

A tale attrazione corrispose uno sviluppo delle costruzioni alberghiere lungo le due spiagge: quella di levante e quella di ponente, comprese nel delta del Livenza, che formano come due ali all’antico centro urbano dove vi sono la Cattedrale e la darsena, con le case tipiche. Visto il grande successo finanziario ottenuto con le nuove costruzioni, le quali per essere in certo modo svincolate dal centro antico, non lo danneggiano col loro stile moderno, alcuni speculatori hanno pensato che demolendo la città vecchia e interrando la darsena, si sarebbe potuto ottenere una vasta area dove costruire tutto un nuovo quartiere di grande vantaggio economico.

Siffatta speculazione economica è sbagliata e a capirlo sono in pochi. Gli ospiti stranieri che l’estate vengono a Caorle a fare i bagni, preferiscono questa zona marina alle altre, frequentate invece in maggioranza dagli italiani, non solo perché qui trovano il sole e il mare del Sud, i vini e le frutta di casa nostra, ma perché le spiagge sono innestate su di un paese tipicamente lagunare veneto con una popolazione di pescatori, con le sue case pittoresche attorno a una incantevole Cattedrale romanica e a una darsena dove le vele dei bragozzi e il movimento delle barche in arrivo e in partenza dànno un sapore estremamente vitale.

Per spiegare l’errore a chi non voleva capirlo davo come esempio una mia stessa esperienza nel visitare appunto l’Olanda, che già si è considerata su di un piano analogo con questa regione. Stando in Olanda dunque io ho preferito soggiornare a Delft invece che a Rotterdam, perché questa città distrutta completamente dalla guerra è stata ricostruita come una fiera campionaria con padiglioni anonimi, d’un razionalismo spettrale, mentre a Delft, intatta nelle piccole case, ritrovavo l’Olanda di Vermeer e di Rembrandt.

Quindi non è vero che una vecchia casa di un’architettura tipica lagunare veneta non renda per Caorle quanto un albergo di cento stanze e forse di più, una casa simile che i falsi speculatori vorrebbero demolire, con la sua scomparsa darebbe ai turisti stranieri un senso di vuoto e di monotonia tali da non fare più ritenere questa zona marina come una meta desiderabile.

Invece è necessario che si provveda alle fognature della città vecchia, si introduca l’acquedotto e che si pavimentino in pietra viva calli e campielli. La città vecchia, che si polarizza tra la Cattedrale e la darsena, è stata già per legge dichiarata intoccabile, ma si sa come è possibile agire liberamente contro la legge. Quando si è voluto abbattere una di queste tipiche case lagunari si è cominciato col determinare una rovina artificiale con crollo parziale, per cui la Commissione Edilizia e la Sopraintendenza ai Monumenti non hanno fatto in tempo a intervenire e si sono trovate di fronte alla demolizione definitiva. Per Caorle è sfavorevole non avere sul posto un delegato della Sopraintendenza ai Monumenti, perché si possono da un momento all’altro creare situazioni irreparabili, come già è avvenuto nel passato.

Non è un sacrificio enorme che si chiede ai soliti speculatori sbagliati. Prima di tutto è necessario che l’intero quartiere di calli e di campielli che si dirama dalla calle Lunga, la quale parte dalla Cattedrale, venga mantenuto intatto. Basterebbe questa breve isola ad assicurare il valore turistico e storico di Caorle; per il resto della città tra la diga e la darsena sarebbe sufficiente che venisse considerato come zona di rispetto, in modo che anche costruendo a nuovo si sfruttassero i motivi dominanti della architettura lagunare veneta.

Questi motivi si possono riassumere nel colore delle pareti esterne variabile dal rosso, all’azzurro, all’ocra, nella forma dei comignoli, nelle inquadrature di bianco delle finestre, ma soprattutto è necessario che non si costruisca come nei sobborghi di Milano, perché Caorle ha altro compito, altra funzione, altro destino.

Quando si pensa che la gente del luogo smaniava perché venisse interrata la darsena e che i velieri dei pescatori si portassero a un chilometro di distanza, togliendo una delle attrattive maggiori di Caorle non solo per gli stranieri, ma per tutti coloro che hanno occasione di venire in questa cittadina, si capisce quanto estrema possa diventare la cecità umana.

Ogni arrivo dei pescherecci con le casse piene del variopinto pesce dell’Adriatico, mentre le vele si abbandonano alle braccia degli alti e validi pescatori e ogni partenza coi saluti augurali di chi rimane a terra creano come uno spettacolo teatrale del più alto verismo per la folla degli stranieri.

E le donne di certi campielli della città vecchia, i più originali per i colori delle pareti, per i comignoli, per le inquadrature delle porte c delle finestre, ci dicono che se avessero una lira per ogni fotografia che i turisti vi hanno fatto, potrebbero farsi una casa nuova. Questo significa che i forestieri in Caorle godono non solo del suo mare, delle sue sabbie, del suo sole, delle sue frutta e dei suoi vini, ma anche della scenografia del suo nucleo vecchio, che risulta come una aurea cornice alla meravigliosa Cattedrale, gemma strabiliante di arte romanica e bizantina.

Questa città vecchia deve essere mantenuta intatta nei suoi genuini valori architettonici se si vuole che Caorle rappresenti per i visitatori qualcosa di differenziato, e la preferiscano alle altre spiagge livellate a una architettura senza nome e senza stile.”

Giovanni ComissoLe vie d’Italia, N. 11, 1959