Il Veneto di Giovanni Comisso. Bassano e l’Altipiano di Asiago

Proseguiamo il viaggio nel “Veneto di Giovanni Comisso”.

Dopo Verona e Vicenza,  Padova e i Colli Euganei, Il Polesine e la Laguna Veneta, partiamo con lo Scrittore alla volta di Bassano e l’Altipiano di Asiago.

“Dopo Asolo le colline si susseguono sempre più incantevoli  verso il Brenta, con ville biancheggianti solenni di gradinate e di logge, simili a templi.

A Bassano, il Brenta esce dalle montagne verso la pianura dopo essere passato sotto al famoso ponte in legno laccato di rosso con le balaustre e con l’alta tettoia come un ventilato belvedere ideato da Palladio.

Le acque limpide seguono una delle tante strade di invasioni dai lontani tempi fino al nostro secolo.

Se il Grappa sovrastante è stato nella prima Guerra Mondiale un baluardo di sbarramento, nel medioevo vi erano le città fortificate di Marostica, di Bassano e, più giù nella pianura, di Cittadella e di Castelfranco, che formavano una specie di quadrilatero difensivo con le mura merlate rosee e adorne di edera.

In questi quattro caposaldi medioevali, improntati dalle loro porte e dalle loro mura, vi si può trovare qualche cosa di tipico che dà a loro come una personalità.

A Bassano vi sono le ceramiche e gli asparagi deliziosi e vitrei, come fatti anche essi di raffinata ceramica.

A Marostica vi sono le ciliege dalla dura polpa saporita bianche e rosa e una specializzazione artigianale nel fare cappelli di paglia di ogni specie, così da esportarli al Messico per diventare autentici sombreri e nel centro dell’ Africa, quei tipici cappelli di paglia per negri imborghesiti.

A Cittadella vi è la polentina, un dolce che sembra fatto di semplice farina e uova per consolare dopo un lungo assedio affamante e a Castelfranco d’inverno si trova il suo radicchio con petali variegati, come di fiori sbocciati dalla neve, stupendi nel loro bianco, rosso e verde.

La luce di questa città è nitida e blanda e definisce sulle persone ogni piega della pelle e delle vesti, così da fare pensare abbia ispirato Giorgione alla bilanciata geometria delle sue figure.

Alla sinistra del Brenta si elevano le montagne che convergono verso l’Altipiano di Asiago. Questo altipiano dal momento in cui si sciolgono le nevi fino al principiare dei freddi autunnali è il paradiso del bestiame che viene avviato lassù per cibarsi di buona erba novella e per dare con il suo latte i formaggi squisiti di Vezzena e di Asiago.

Le mucche stanno sparse sui pendii erbosi della conca, come avidi gorgoglioni appiccicati sul rovescio di una foglia. All’ alba, discese dai boschi dove hanno passato la notte ed eccitate dal fresco a improvvisi galoppi, vanno incontro al pastore che porta a loro il sale, chiamandole per nome.

Nel pomeriggio ritorna a richiamarle con altri compagni, si siedono su bassi sgabelli e cominciano a mungerle. Il latte spuma bianchissimo, appena la secchia è piena travasano, si sente il rumore delle secchie e il parlottare degli uomini a cui le bestie rispondono mugghiando, poi dal borsellino, fatto con una vescica essiccata, appeso alla cintura, estraggono a manciate il sale per darlo come compenso alle mucche.

Rapide si agitano le groppe, emergono le narici umide, le ispide lingue si attorcigliano alla mano distesa, attratta dentro alle fauci calde, viscide e ingorde che lasciano colare le bave. Ai primi di settembre con il variare dell’ aria le malghe si chiudono e i pastori scendono ai loro paesi.

Accatastano sul dorso degli asini pentole e masserizie, prendono i loro bastoni, ansiosi di scendere alle lusinghe della pianura, incolonnano le mucche aizzando i cani e pare che anch’ esse desiderino di ritornare per godere il tepore della loro stalla.”

Estratto dalla monografia “Veneto” della collana “Attraverso !’Italia-Nuova Serie” del Touring Club Italiano.

(MILANO 1964)