Il Veneto di Giovanni Comisso. Le ville venete

Nuovo appuntamento con il Veneto di Giovanni Comisso.

Abbiamo passeggiato in compagnia dello Scrittore per le vie di Verona e Vicenza, ci siamo lasciati conquistare dalle meraviglie di Padova e dei colli Euganei, abbiamo conosciuto aspetti meno noti del Polesine e della Laguna Veneta.

Inconfondibile il sapore dei prodotti assaggiati nel visitare Bassano e l’Altipiano di Asiago, terre tanto belle quanto generose.

Immergiamoci ora nel fascino senza tempo della civiltà delle ville venete…

Le ville venete

“Della sua civiltà se ne ha testimonianza anche nelle ville dei suoi nobili, sparse in quella parte del Veneto che poteva essere rapidamente congiunta a Venezia per via d’acqua per il Canale di Brenta.

Si può garantire che a ogni palazzo nobiliare veneziano corrispondeva in terraferma una o più ville in posizioni deliziate dalle colline o da qualche fiume.

La necessità di queste ville sorse contemporaneamente con il gusto di cambiare aria e di sorvegliare i lavori dei campi, quando al declinare della fortuna marinata per il sopravanzare dei Turchi, quei nobili si rivolsero alla fortuna agricola.

Venivano i nobili con la loro famiglia e con servitù innumerevole ad abitare queste ville nell’ autunno quando la terra dava le sue frutta.

Più che ville erano regge ampie e comode. Si improvvisavano nei teatri di verde dei loro giardini recite e balletti, poi vi erano altri svaghi: il gioco d’azzardo, il pettegolezzo, la conversazione intellettuale, i pranzi succolenti, i giochi di società, le scambievoli visite, il dolce far niente e gli amori.

Carlo Goldoni che partecipò a questa vita la ritrasse così in una sua commedia:

« Tuti gode un’ intera libertà,
dorme chi val dormir, magna chi à fame,
balla chi val ballar, canta chi sa,
chi va solo in giardin, chi cole dame,
chi a sie cavalli trascinar se fa,
chi visita le razze e chi el bestiame,
chi zoga al tavolin la notte e el dì ».

Il burchiello era il mezzo di comunicazione da Venezia a Padova per il Canale del Brenta e vi impiegava sei ore senza prendere polvere e senza i sussulti delle vecchie diligenze.

Famosa è la villa dei Foscari a Malcontenta che ospitò Enrico III quando lasciò la Polonia per andare sul trono di Francia. Pernottò invece alla Villa Contarini, più avanti.

Lord Byron nella Villa Foscarini a Mira coltivò i suoi amori con Ìa Guiccioli e con la bella fornarina di Dolo, mentre scriveva i canti del suo Araldo e da qui partiva al galoppo verso la Laguna.

Voltaire conobbe le ville del Brenta e nel suo Candido, uno dei capitoli più belli è dedicato alla visita al senatore poco curante nella sua villa che si identifica con la villa Pisani di Stra.

Napoleone e gli Asburgo soggiornarono in questa villa e Gabriele D’Annunzio ideò nel labirinto di bosso (che verdeggia ancora) un episodio d’amore nel suo romanzo Il Fuoco.

Questa Galassia di architettura, di decori e di prospettive splendeva su dalle rive del Brenta, dalla strada tra Mestre e Treviso, dalle colline trevigiane e fino nelle zone squallide del Polesine dopo che i veneziani le avevano bonificate e fino al Friuli.

La nobiltà vicentina avendo la fortuna di possedere architetti come Palladio e Scamozzi non volle essere da meno di quella veneziana e favorita anche dalla varietà delle colline le coronò di altre magnifiche ville.”

Estratto dalla monografia “Veneto” della collana “Attraverso !’Italia-Nuova Serie” del Touring Club Italiano.

(MILANO 1964)