Recensioni a “Donnafugata” di Costanza DiQuattro

“Donnafugata” di Costanza DiQuattro

Sarà perché l’anima del barone Corrado Arezzo è descritta dalla penna di una donna o perché il barone ha sempre vissuto in mezzo a donne e per le sue donne, ma non sfuggono la delicatezza e la sensibilità di un aristocratico inserito nella società siciliana dell’ottocento impegnato politicamente; restano sullo sfondo le vicende dell’uomo pubblico mentre viene descritta la sua sfera privata ed i suoi profondi affetti familiari a tutela dei quali e per i quali ha sempre vissuto, affrontando con dignità e generosità i grandi dolori che il destino gli aveva riservato.L’originalità del romanzo è quella di essere costruita come un diario che non segue l’ordine cronologico degli eventi ma ne traccia comunque il filo conduttore: l’amore in un’epoca in cui ad un uomo del rango del barone, non era permesso manifestare apertamente i propri sentimenti. Eppure sono proprio i suoi sentimenti che lo aiutano nei momenti difficili che la vita gli presenta: è con amore che si distacca dall’amata moglie portandole in dono un cesto di rose rosse del suo giardino, sussurrandole mentre l’abbraccia per l’ultima volta “non siamo altro che rose. Duriamo il tempo di un sorriso….e quando ci voltiamo indietro, di lui resta la scia debole di un profumo che è stato intenso…”. Struggente anche il ricordo dell’insegnamento del padre che lo incoraggia a non cercare il consenso della gente ma a cercare il consenso del tempo in modo che la terra conservi il segno lasciato: “custodisci tutti i templi che ti lascio. Ti diranno che sono polvere ma tu non crederci. Sono l’involucro della nostra anima“. È con una poesia che saluta per sempre l’unica figlia Vincenzina sorretto dal fedele Michelozzo a cui è legato da un sincero affetto che risale a quando, bambino, aveva condiviso con lui pane e latte fresco. Un romanzo dolce e gradevole, scritto in una prosa semplice e toccante

Caterina Passarelli