Recensioni a “Donnafugata” di Costanza DiQuattro

“Donnafugata” di Costanza DiQuattro

Il libro “Donnafugata” di Costanza DiQuattro è la storia romanzata del casato del barone Corrado Arezzo De Spuccher negli anni di fine ‘800.La lettura ti fa rivivere i luoghi e i personaggi con le loro vicessitudini quotidiane come una trama di un film.La storia si presta ad essere evocativa di un mondo ormai scomparso, ma rimasto nella momoria di molti italiani.Non ho apprezzato l’inserimento di vocaboli dialettali “italianizzati” che dimostrano un “vezzo” utilizzato da altri autori. La parte iniziale del racconto l’ho trovata piacevole, tuttavia le molteplici interruzioni temporali degli avvenimenti citati, mi hanno fatto perdere il senso della storia, dovendo soppesare costantemente date, luoghi e personaggi.Questo modo di scrivere toglie ritmo e senso al racconto.

Umberto Crivellari

È quasi un diario, seppur inconsueto, che spazia in tempi diversi della vita del barone Corrado Arezzo De Spuches, in un’altalena di incursioni in eventi passati e più prossime realtà. Così viene raccontata l’esistenza di un uomo colto, raffinato, patriota, con una grande sensibilità artistica, sullo sfondo di un fantastico paesaggio siciliano ricco di colori e calore. Il palazzo di Donnafugata è parte integrante del racconto con i chiaroscuri di luce, la calura pomeridiana estiva, l’opulenza degli arredi; il Castello con il profumo delle rose carnose e rosse e l’Orto dei Canonici, rifugio del barone considerato un lusso per la sua semplicità, sono i luoghi del cuore di Corrado. È il percorso di un uomo della metà dell’Ottocento ricco di sentimento che affronta con grande dignità e aspettativa la sua vita, ma che si deve arrendere alla dura realtà che porta a sconfitte cocenti e dolori indicibili. E alla fine solamente il servo Micheluzzo rimane la presenza silenziosa costante e riverente nella vita del barone, per riconoscenza sì, ma soprattutto per effettivo ossequioso affetto.L’autrice ha uno stile molto scorrevole e piacevole e descrive con dovizia di particolari e capacità espressive un periodo storico lungo quasi un secolo di una terra come la Sicilia, che esprime un popolo dalla cultura ricca di tradizioni, religiosità e credenze, e in cui si è incubata e concepita la storia dell’Italia intera. Un affascinante affresco che coinvolge e appassiona il lettore e lo trasporta nel mondo ovattato di una Ragusa Ibla nobile e sofisticata.

Rosanna e Roberto Riscica

Sarà perché l’anima del barone Corrado Arezzo è descritta dalla penna di una donna o perché il barone ha sempre vissuto in mezzo a donne e per le sue donne, ma non sfuggono la delicatezza e la sensibilità di un aristocratico inserito nella società siciliana dell’ottocento impegnato politicamente; restano sullo sfondo le vicende dell’uomo pubblico mentre viene descritta la sua sfera privata ed i suoi profondi affetti familiari a tutela dei quali e per i quali ha sempre vissuto, affrontando con dignità e generosità i grandi dolori che il destino gli aveva riservato.L’originalità del romanzo è quella di essere costruita come un diario che non segue l’ordine cronologico degli eventi ma ne traccia comunque il filo conduttore: l’amore in un’epoca in cui ad un uomo del rango del barone, non era permesso manifestare apertamente i propri sentimenti. Eppure sono proprio i suoi sentimenti che lo aiutano nei momenti difficili che la vita gli presenta: è con amore che si distacca dall’amata moglie portandole in dono un cesto di rose rosse del suo giardino, sussurrandole mentre l’abbraccia per l’ultima volta “non siamo altro che rose. Duriamo il tempo di un sorriso….e quando ci voltiamo indietro, di lui resta la scia debole di un profumo che è stato intenso…”. Struggente anche il ricordo dell’insegnamento del padre che lo incoraggia a non cercare il consenso della gente ma a cercare il consenso del tempo in modo che la terra conservi il segno lasciato: “custodisci tutti i templi che ti lascio. Ti diranno che sono polvere ma tu non crederci. Sono l’involucro della nostra anima“. È con una poesia che saluta per sempre l’unica figlia Vincenzina sorretto dal fedele Michelozzo a cui è legato da un sincero affetto che risale a quando, bambino, aveva condiviso con lui pane e latte fresco. Un romanzo dolce e gradevole, scritto in una prosa semplice e toccante

Caterina Passarelli