Su come non esistiamo senza gli altri. Il nuovo romanzo di Chiara Valerio

La questione della sparizione è il centro del nuovo romanzo, dal titolo “Il cuore non si vede”, di Chiara Valerio pubblicato da Einaudi. Le storie potenti si possono anche riassumere in una riga, prendiamone una, non a caso: un uomo si sveglia al mattino nel suo letto ed è diventato un grande insetto (La metamorfosi, Kafka); oppure, come nel romanzo della Valerio, un uomo si sveglia al mattino e non ha più il cuore.

Proprio così, il protagonista non avverte il battito, quel ritmo che è di sicuro la nostra unica condizione di stare al mondo.

Il fatto è che la scomparsa del cuore nel protagonista Andrea Dileva, bel quarantenne romano e professore di greco, non è metaforica: no, il cuore non c’è più come organo e la cosa terribile è che lui è vivo e sembra lo sarà per molto. Nel letto accanto a lui Laura, che certo è abituata alle sue mancanze di giovane uomo sensibile quanto indeciso e irrisolto, però questa mancanza è davvero terribile.

“A quel punto Laura aveva sussultato Andrea non ti batte il cuore, e lui, quasi fosse stato pugnalato, si era portato una mano al torace, dove prima c’era stata, come molte altre mattine, la testa di lei…”

Pur senza cuore Andrea Dileva ha la fortuna di vivere in un cerchio magico di donne che lo amano e gli sono amiche, o forse l’ordine è inverso, prima gli sono amiche e poi lo amano, e che cercano di capire la situazione che è talmente pazzesca, e per certi versi quieta, da sembrare un vaneggiamento prima del risveglio. E così Carla, l’amante di Andrea, che concede tutto di sé fuorché il proprio corpo, è la seconda persona a saperlo.

“Carla sapeva che Andrea era innamorato di lei. E non avrebbe mai voluto perdere la sua attenzione. È quel tepore che si perde quando nessuno si innamora piú di noi?”

E quindi Angelica, la dottoressa amica d’infanzia, che è l’ultima speranza, anche per il lettore, di capire come tutto ciò possa essere prima plausibile e poi possibile.

Tavola anatomica di Leonardo Da Vinci

“Angelica era un medico, qualcosa di organi doveva pur saperne. E lo conosceva da sempre, quindi doveva saperne qualcosa anche di lui. Angelica, interrogata, aveva sbuffato, ma forse stava semplicemente espirando il fumo della sigaretta, Hai studiato troppe leggende greche, letto troppi fumetti, non si vive senza organi, checché ne dicano le tue mitologie.”

Però la vita del protagonista continua contro ogni previsione, in una specie di normalità quotidiana fatta di giorni, incontri, persone, peregrinazioni e ritorni al passato, un luogo in cui le cose sono fortunatamente stabili e hanno il loro stare eterno. È sull’oggi e sul futuro che cala l’ombra della sparizione per Andre Dileva: se è svanito il cuore potrebbe essere l’inizio di qualcosa che non si può fermare. E infatti scompaiono anche i polmoni.

“Aveva tirato una boccata di fumo che avrebbe voluto copiosa e voluttuosa, e aveva sentito di non esserne capace. Con la chiarezza di una lastra vedeva di aver perso anche i polmoni.”

Il paesaggio di questo romanzo è una grande città, strade, viali, appartamenti, bar, un posto di mare, letti. Ci sono molti letti. Però “Il cuore non si vede” conduce a un altro luogo, che è buio e segreto, ed ha a che fare con la narrazione. Potrebbe essere una caverna dei primordi dell’uomo che estenuato e terrorizzato pensa per la prima volta sé stesso, il suo clan, l’inanimato, la morte e cerca di costruire un senso.

In questo luogo scurito di buio e fumo ci potrebbe essere una voce che mormora una storia, magari la canta, e da questa storia primigenia nasceranno ritualità, mitologie, religioni, filosofie, matematiche.

Chiara Valerio ci racconta oggi una storia come fosse ai primordi, quando l’essere umano si è confrontato per la prima volta con ciò che non era spiegabile. “Il cuore non si vede” è una storia intensa, terribile e quieta che fa perfino ridere, come quando il fantastico della notte si protrae per i primi momenti del giorno, e tutti “sistemiamo” alcune cosette dentro di noi e rivestiamo il mondo del senso che ci piace, anzi, che è necessario.

Questo romanzo, scritto con una lingua impietosa e dolce, dice che in fondo noi, tutti noi, non esistiamo senza gli altri. Ed è forse lì che sta il nostro cuore.

Antonio G. Bortoluzzi

Articolo pubblicato in Zona di Disagio il 07/11/2019

Antonio G. Bortoluzzi, Alpago, Belluno ha pubblicato nel 2019 il romanzo Come si fanno le cose (Marsilio Editori) e nel volume collettivo Lettere da Nordest (Helvetia Editrice) il saggio Un’invenzione spettacolare: la montagna come solitudine. Ha pubblicato nel 2015 il romanzo Paesi alti (Ed. Biblioteca dell’Immagine) con cui ha vinto nel 2017 il Premio Gambrinus – Giuseppe Mazzotti XXXV edizione nella sezione Montagna, cultura e civiltà. Nel 2013 ha pubblicato il romanzo Vita e morte della montagna vincitore del premio Dolomiti Awards Miglior libro sulla montagna Belluno Film Festival. Nel 2010 ha pubblicato il romanzo per racconti Cronache dalla valle. Finalista e quindi segnalato dalla giuria del Premio Italo Calvino nel 2008 e 2010 è membro accademico del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna (GISM).

Chiara Valerio, Scauri, Latina, ha conseguito il dottorato in matematica all’università Federico II di Napoli ed è scrittrice, saggista e cura molti programmi culturali. Vive a Roma e lavora, come responsabile della narrativa italiana, alla Marsilio Editori a Venezia. Ha tradotto alcune opere di Virginia Woolf e pubblica con Einaudi i romanzi: Almanacco del giorno primaStoria umana della matematica. Scrive inoltre per la Domenica del Sole 24 ore, Robinson de La Repubblica, Amica. È redattrice della rivista Nuovi argomenti, collabora con Ad alta voce di Radio Tre RAI e conduce il nuovissimo programma L’isola deserta; ha collaborato con Nanni Moretti (per il film “Mia madre”) e con Gianni Amelio (per il film “La tenerezza”). Il suo ultimo romanzo, sempre per Einaudi, è Il cuore non si vede.