Dell’amore per i libri e di altri progetti. L’Editore Ronzani si racconta

Incontro per la prima volta Beppe Cantele nel 2016 in libreria, grazie a Ra.ta.tu.ja di Francesco Maino. Ra.ta.tu.ja è il titolo dello spettacolo, il titolo di un libro. Piccolo nel formato, potente nel messaggio e nei contenuti.

L’editore è Ronzani Editore di Vicenza appunto, di cui Beppe è direttore e fondatore. Il suo entusiasmo è palpabile quella sera, la casa editrice è appena stata fondata. Si intuisce che sta portando avanti un progetto che prevede impegno, dedizione, qualità, passione. Sfogliando virtualmente il catalogo dell’editore vi accorgerete che le opere stampate sono poche, un occhio di riguardo agli autori veneti, alla poesia, collane originali che aiutano a leggere il presente senza rinnegare il passato. Sfogliando realmente, toccando, leggendo le opere presentate, non avrete più dubbi. Vi trovate di fronte ad un editore impegnato, che ama il libro. Per il suo contenuto, per la sua forma.

Incontriamolo in Piazza Comisso.

Beppe, parliamo di un avvocato civilista con la grande passione per i libri che ad un certo punto diventa editore…come nasce un’idea? Chi si cela dietro a Ronzani Editore?

Grazie Luana per l’opportunità che ci offri con questa intervista: non amo parlare di me ma divento fin troppo loquace quando si tratta di parlare della casa editrice, che insieme ad altri amici ho fondato. L’idea, quella sì, è mia e ha radici antiche. Da oltre vent’anni sogno di fare materialmente i libri, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo la necessità di acquisire le necessarie competenze, organizzare una struttura, reperire una base economica sufficiente a muovere i primi passi. Il momento di partire, grazie a una convergenza di coincidenze felici, è arrivato all’inizio del 2015.

E dietro alla Ronzani c’è un gruppo di persone che amano i libri e la cultura che attraverso di essi si esprime. Non ci sono particolari segreti se non la voglia di dire la nostra…

VentoVeneto, Tipografica, Qui e altrove, Fuoricollana, ma anche Poesia e Saggi. Le collane del catalogo Ronzani sembrano sposare innovazione e tradizione. Esiste un denominatore comune?

Che domanda bellissima! Il fatto che mi venga posta mi fa sperare che il “messaggio” che vogliamo dare coi nostri libri sia chiaro e soprattutto comprensibile. Sai, oggigiorno tutti comunicano e tutto comunica. Non si parla d’altro. Ma proprio per questo credo essenziale in questo momento riportare la comunicazione a concetti semplici, chiari, immediatamente comprensibili. E per comunicare in maniera corretta non c’è niente di meglio che l’intrinseca verità delle cose che si fanno, la loro materialità evidente.

Il denominatore comune vorremmo che fosse la qualità. Innanzitutto tutto, la qualità culturale e letteraria dei testi che si propongono al lettore, e allo stesso tempo, mi vien da dire coessenzialmente, la cura grafica e tipografica della veste.

Vedi, nella mia idea di tipografia, credo che l’aspetto materiale non debba mai sovrastare il valore culturale del testo, ma servire ad esso per conferirgli la forma che gli è propria. Insomma, la tipografia che amo (che è poi quella che affonda le radici nella migliore “dottrina” tipografica), è una disciplina ancillare. Deve servire, deve rendere possibile, deve creare l’occasione per… Ecco, io stesso amo lavorare dietro le quinte, per fare in modo che le cose accadano, testimoniando col mio stesso comportamento quello che per me è la tipografia.

Proprio per avvalorare la nostra scelta e per comunicare i contenuti visivi dei libri che facciamo, abbiamo inteso affiancare alle altre collane una collana dedicata esclusivamente ai grandi della tipografia e ai loro testi di “dottrina tipografica”, sia italiani che stranieri. La collana “Typographica” esordirà in autunno, e non ne ho ancora mai parlato pubblicamente, e approfitto per farlo di questa bella vetrina che mi metti a disposizione. In essa troveranno spazio i grandi maestri della Tipografia italiana, da Bertieri a Ratta, da Modiano a Frassinelli, ma anche i grandi maestri stranieri, pressoché sconosciuti in Italia in quanto molte loro opere non hanno mai avuto una edizione italiana. Penso a Eric Gill, a Bruce Rogers, Stanley Morison, Beatrice Warde, o a grandissimi maestri più recenti come Jost Hochuli, di cui abbiamo quasi pronta una prima edizione italiana…

Ma finalmente, dopo mesi di lavoro assiduo, a settembre usciranno alcune novità per noi molto significative: il primo sarà un libro divertente ed acuto come il suo autore: Abbecedario delle sciocchezze da non scriversi, di Alessandro Zaltron. A seguire esordirà la collana di saggistica, con una raccolta di saggi di Alessandro Duranti intitolata Maria Callas. Ricordi di una voce e altri scritti sull’opera. E poi il catalogo, bilingue, della mostra su Francesco Simoncini (Metodo Simoncini. Ricerca di un’estetica dell’insieme), che celebrerà l’imprenditore e type designer bolognese, autore del carattere Delia (quello degli elenchi del telefono) e del celeberrimo Garamond Simoncini, disegnato per l’editore Einaudi e diventato un carattere assolutamente esemplare dell’editoria italiana contemporanea. Per non dire di altri titoli che saranno in vendita entro Natale. Un bel po’ di novità, no?

Ronzani è un editore di recente fondazione ma molto attivo. Presente a Tempo di Libri, Una montagna di Libri, Borgo di libri, Mantova Poesia per citarne alcuni, promotore di eventi culturali reading e spettacoli itineranti come la Parisiana, Ra.ta.tu.ja, ma anche di incontri con l’Autore. In un periodo in cui si legge sempre meno e ci si rifugia dietro ad uno schermo, quali risposte hai riscontrato nei lettori?

Non mi sono mai posto il problema in questi termini. Ora, io penso che in un mondo così vario, così veloce, così tempestato di comunicazione in generale e di comunicazione culturale in particolare, un editore non debba cercare risposte dai lettori, ma debba dare risposte ai lettori.

Ecco, in questo senso, il nostro “progetto culturale” (che chiamo così perché vorrei che andasse oltre il “fare-libri-per-venderli”: quella dovrebbe essere una naturale conseguenza) non può prescindere dal raccontarsi, dal cercare l’incontro con le persone, e quindi – nonostante il budget ridotto – cerchiamo di essere presenti a quante più manifestazioni culturali possibile, per raccontare e raccontarci ma soprattutto per mostrare i nostri libri.

Le manifestazioni che citi sono state occasioni meravigliose, e se noti, sono tutte molto diverse l’una dall’altra: Tempo di libri è una grande vetrina in una grande città, ed eravamo orgogliosamente presenti nello stand della Regione Veneto, Una Montagna di Libri è una manifestazione molto bella, condotta con grazia e sapienza da Francesco Chiamulera, che ci ha invitati a parlare del “nostro” Parise per l’ovvio legame dell’autore con Cortina, ed è stato un momento quasi intimo, direi commovente, nel ricordo delle sciate dello scrittore e di quel suo scritto bellissimo che si intitola Accadde a Cortina. Al Borgo dei libri, in terra senese (Torrita di Siena) ci siamo andati per presentare le nostre produzioni più artigianali, le poesie Monodose, su foglietti a “stampa manuale”, per un pubblico che cerca stimoli nel tempo libero.

Mantova Poesia è invece la grande manifestazione virgiliana dedicata appunto alla poesia, ed abbiamo avuto l’onore di presentare in anteprima la nostra collana “Qui e altrove. Manifesti di Poesia contemporanea”, coi primi due manifesti di Mauro Sambi e di Elena Miglioli, accompagnati dalle plaquettes, rilegate a mano, ma disponibili anche gratuitamente in formato digitale nel nostro sito.

Ecco che torna il binomio tradizione-innovazione, al quale cerchiamo di essere sempre fedeli.

Mi piace ricordare anche Firenze Libro Aperto, la prima fiera del libro di Firenze, alla quale abbiamo aderito subito anche per il legame con la città, che io stesso frequento per i miei studi bibliografici da oltre dieci anni, e che è la città del nostro direttore editoriale, il filologo Franco Zabagli, che lavora presso il Gabinetto Vieusseux. È stata davvero un’esperienza bellissima: avevamo sempre lo stand pieno di gente che veniva a stamparsi il proprio segnalibro nella nostra macchina da stampa portatile!

E poi certo, le presentazioni classiche e gli incontri con l’autore o con l’editore, appuntamenti che amo perché non c’è niente di più bello del contatto diretto con le persone, magari proprio in libreria, che è il mio habitat naturale.

Infine, last but not least, i reading di Francesco Maino. Anch’essi fanno parte del progetto, e nascono dall’idea di Francesco di uscire dalla classica presentazione, che gli sta stretta, e di mettere insieme le parole, la musica dal vivo, la visual art: e così con Marco Maschietto (visualartist) Paolo Brusò, Tommaso Mantelli, Niccolò Romanin (musicisti) e altri amici ha creato sia lo spettacolo Ra.ta.tu.ja, sia la più recente Parisiana, che sta ancora girando per l’Italia.

Ma mi sono accorto – e l’avevo detto che mi devi fermare quando parlo della Ronzani Editore – che non ho in realtà risposto alla domanda, deviandola sin dalle mie prime battute. È vero che si legge sempre meno? Non lo so.

Forse dobbiamo ripensare all’idea di lettura, e con essa l’idea di editoria. Paradossalmente, piuttosto di certi libri brutti, brutti anche se pubblicati da grandi editori (brutta la carta, brutta la comunicazione visuale, brutto il book design e l’impianto tipografico della pagina), è meglio l’ebook, che costa poco e non spreca materiali sacri come la carta. E, per l’amante del libro anche come oggetto da toccare, sfogliare, annusare, portare con sé, i libri di qualità come quelli che noi cerchiamo di fare.

Ecco, forse i lettori cercano questo, qualità, sotto ogni punto di vista, seguendo i propri interessi e la propria sensibilità estetica.

Veneto terra di grandi scrittori ed editori. Il legame della letteratura con il territorio è imprescindibile. Come vive oggi questo legame un editore veneto?

Oh!, il Veneto. È una terra straordinaria con una incredibile ricchezza culturale. Va da sé che vi siano nati grandi scrittori e grandi editori. Ma ogni terra (non mi piace il termine “territorio”) ha forti legami con la propria letteratura: la letteratura vera nasce da quella terra come un frutto, e quindi non può che essere un’espressione di quella terra.

Lasciamo pur perdere i fasti del passato, dei quali non abbiamo alcun merito. E pensiamo piuttosto che il Veneto è terra di recente grande letteratura, di cui possiamo davvero e a ragione essere fieri: il Novecento veneto meriterebbe un Nobel geografico: Comisso, Piovene, Parise; Zanzotto, Meneghello, Noventa; Berto, Rigoni Stern, ma anche straordinari autori viventi, magari diversissimi come Nico Naldini o Claudio Magris, e tutta la schiera dei più giovani, ottimi scrittori, che non cito perché molti li conosco personalmente e non vorrei dimenticarne alcuno. Insomma, una tradizione viva, che ci parla, che scrive e racconta di noi.

Al nostro legame con gli autori veneti abbiamo dedicato l’unica cosa che conta: i fatti concreti, cioè una collana, che si intitola VentoVeneto. Ma preciso che tutto ciò che facciamo non è un tributo alla memoria: è un messaggio per l’oggi e per il domani: e quindi la collana vuole dire, con voce serena ma decisa, che la narrazione che oggigiorno si fa del Veneto non ci piace per niente: un Veneto che non pensa e che lavora e basta, che bada al fatturato e che si chiude, che non accoglie, un Veneto razzista e volgare. Ma quando mai?

Il Veneto è tutto fuorché questo, è terra di gente che ha girato il mondo, sia per necessità che per estro avventuroso, è una terra che ha parlato al mondo con l’arte, la musica, la letteratura e anche con il proprio ingegno tecnico, l’industria, la manifattura, e quindi cosa c’è di meglio che affermare tutto ciò con la voce e le parole dei nostri grandi autori? Tutti loro, dico tutti, hanno girato il mondo, e hanno portato un po’ di Veneto nel mondo e un po’ di mondo nel Veneto. E tutti erano fortemente radicati alla propria terra, accogliente proprio in quanto madre.

Abbiamo iniziato, emblematicamente, con Goffredo Parise, vicentino come noi e veneto nel modo in cui ci piace essere veneti, poi abbiamo ripubblicato un libro bellissimo di Nico Naldini (Il treno del buon appetito, 2017), vorremmo ora proseguire con un loro amico e maestro: Giovanni Comisso.

Mi stai intervistando per “Piazza Comisso”, la bella rivista letteraria on-line del “Premio Letterario Giovanni Comisso”, quale luogo migliore per manifestare questo nostro desiderio?

 

Come fa un libro delle edizioni Ronzani a raggiungere gli scaffali delle librerie? Quali i canali distributivi?

I nostri libri scontano problemi maggiori rispetto a quelli di altri editori più grandi, per due motivi: siamo nati da poco e siamo piccoli editori. Questo ci porta a lavorare con calma e con la cura necessaria, ma fatalmente ci mette “fuori gioco” rispetto ai ritmi della grande distribuzione, che vuole i titoli con larghissimo anticipo, vuole un considerevole numero di copie da distribuire e offre un ritorno economico con tempi lunghissimi.

Quindi ci siamo affidati a un piccolo distributore (la milanese IBooken) che ci garantisce uscite in librerie di tutta Italia, prevalentemente indipendenti e selezionate. Un target che fa al caso nostro, al quale affianchiamo una nostra distribuzione diretta nelle librerie geograficamente più vicine (ad esempio: serviamo direttamente le librerie trivenete) e – anche se potrà dispiacere ad alcuni nostri “librai resistenti” – la vendita on-line tramite il nostro sito.

Grandissimo successo hanno riscontrato le Monodose: cinquanta poesie scelte da Franco Zabagli, stampate a mano e suddivise in cinque scatoline di diverso colore… quali effetti può aver un grammo di poesia?

Gli effetti di un grammo di poesia possono essere devastanti, lo sappiamo! Battute a parte, tutti noi amiamo la poesia, e l’idea di stamparla e distribuirla in Monodose – un’idea di Giovanni Turria sulla quale abbiamo editorialmente scommesso – ci è parsa straordinaria. La poesia si presta senz’altro ad essere fruita ‘a piccole dosi’, perché leggi alcuni versi che poi ti girano per la testa tutto il giorno: e in questo la scelta (non facile) di Franco Zabagli è caduta su poesie esemplari per la loro forza e concentrazione. E si presta anche alla cura particolare del “supporto”: piccoli fogli, stampati con torchi a mano, racchiusi in una busta di pergamino e contenuti in scatoline di vari colori, tutto confezionato a mano. Il pubblico ha capito la preziosità di questa cura, culturale e materiale, e ci ha premiati con un grande successo di vendita. Ora stiamo lavorando alla nuova edizione, vedremo cosa accadrà…

Un’ultima domanda: un progetto realizzato con particolare soddisfazione ed un sogno nel cassetto…

Il progetto realizzato con particolare soddisfazione è proprio la Casa Editrice, è la gioia del gruppo che lavora insieme alla costruzione di una idea comune, ognuno apportando qualcosa di originale e di diverso.

Quanto ai sogni, non ne ho. Sono un uomo molto concreto, e quindi mi do da fare ogni giorno per realizzare al meglio delle nostre capacità tutti i libri che abbiamo in programma. In fin dei conti, aver dato vita alla Ronzani Editore è per me come aver tirato fuori quell’antico sogno dal cassetto…