Il silenzio di Bibione - Il viaggio in Friuli di Giovanni Comisso

Il silenzio di Bibione: l’oro della sabbia, l’azzurro delle acque tra lo smalto verde dei pini

Bibione suona latino: Bibio, Bibionis, o forse: Bibio, Biblonis…: per non sbagliare un commerciante del grande viale ha intitolato il suo negozio: Babilonia, credendo che Bibione tragga origine da questa città favolosa. Un fatto è certo che della città antica non esiste alcun rudere, perché in questa zona da secoli le terre emergono e si sprofondano negli abissi del mare. La vicinanza della foce del Tagliamento convince che vi doveva esistere una città portuale, come Aquileia, e vi dovevano confluire i rifornimenti da Ravenna per gli eserciti e per le colonie che stavano sul Danubio. Oggi ha una funzione tutta al rovescio: sono le genti del Danubio e del centro dell’Europa che vengono qui a rifornirsi di sole, di mare, di iodio e di salute fuori dalle nebbie costanti e dal tetto di fumo che l’industrialismo europeo eleva su quelle città.

Il Faro di Bibione alla foce del Tagliamento (foto di Italiaturismo, Wikimedia Commons)

La scoperta balneare di Bibione è recente, Bibione è l’ultima arrivata nella competizione turistica, dopo Lignano, dopo Jesolo e Caorle, qui sull’arco dell’Alto Adriatico. Quindi è la più fortunata, perché può giovarsi degli errori e delle esperienze di quest’altre spiagge. Costruita in pochi anni da uomini equilibrati, su di un terreno nuovo, poté avere tutta la libertà di sorgere senza incubi, di rispettare monumenti romanici o nuclei di stilizzate cittadine lagunari venete. Nella sua struttura vi è il senso della praticità. Il concetto che ha determinato il piano regolatore è questo: dopo il mare e la spiaggia deve venire la pineta; imminente a questa si alzano i grandi alberghi e dietro si allineano grandi viali interrotti da ampi piazzali con negozi, caffè, gelaterie, pensioni e altri alberghi. Si può dire che questa razionalità fissa nella storia dell’urbanistica balneare il tipo Bibione, che costituisce un magnifico esempio.

La spiaggia di Bibione (foto di Tiesse, Wikimedia Commons)

Il turista che ha il privilegio di essere ospite di Bibione può uscire alla mattina dalla stanza del suo albergo, attraversare la pineta e trovarsi immediatamente alla spiaggia, come fosse sbarcato da un veliero, e tuffarsi nel mare. Oppure può dalla finestra vedere l’oro della sabbia incastonare l’azzurro delle acque tra lo smalto verde dei pini.

Uno dei sovrumani vantaggi di Bibione è dato dai grandi spazi che generano quel silenzio da tutti ricercato nelle loro ferie. Un silenzio che fa persino paura quasi preludesse fragori enormi. Non si è mai vista una spiaggia così larga, nessuno riesce a dare fastidio, i bimbini non arrivano a disturbare chi voglia stare pensoso, radio e radioline pare siano ancora da inventare.

La pineta di Bibione by Antonio Marano is licensed under CC BY 2.0

Tutto sorge qui per iniziativa privata, ma in armonia con un piano prestabilito e approvato dal Comune il quale da piccolo comune agricolo si è trovato d’improvviso a ereditare questo gioiello di alto valore.

Esistono inevitabilmente le manchevolezze, ma sono note e saranno risolte. Non vi è per esempio un ufficio postale e telegrafico che possa funzionare come quelli delle città. Solo qui è possibile vedersi consegnare un telegramma di venti parole ancora scritto a mano e in tutte le lingue di Europa. E i vaglia telegrafici dall’estero, anche dalla vicina Svizzera, impiegano secoli.

Ancora si spera che con tutto l’ottimismo degli alti comandi turistici, si comprenda che bisogna sollecitare la costruzione della grande strada litoranea da Lignano a punta Sabbioni, cioè al Lido e a Venezia, evitando di rientrare nel profondo della terra ferma, per superare le poche decine di chilometri in linea d’aria tra queste località. Per rendere più spicciativa questa strada non è necessario pensare di attuare grandi ponti per i valichi delle foci del Piave e della Livenza o di qualche valle. Il transito può essere realizzato con ponti stagionali di barconi e con traghetti. Bibione è congiunta a Lignano attraverso il valico del Tagliamento con un traghetto autorizzato, sorto per iniziativa privata, che funziona benissimo.

Bibione 2015 by Antonio Marano is licensed under CC BY 2.0

Bisogna convincersi che la configurazione di questa zona è molto simile, per fiumi, canali e lagune a quella dell’Olanda e che in quel paese vi sono traghetti a ogni passo. Con questa strada litoranea, tutto l’arco balneare dell’Alto Adriatico diventerebbe una sola spiaggia di duecento chilometri collegata orizzontalmente e raccordata alle porte d’ingresso della frontiera verso i centri settentrionali dell’Europa. Così si sarà realizzato un turismo balneare potente, prezioso, che non sarà battuto mai, dando ai pionieri di queste spiagge meritata soddisfazione nel gioco coraggioso a cui si sono impegnati.

Giovanni Comisso

Pubblicato su Il Gazzettino del 23/08/1963 con il titolo “Il silenzio di Bibione”.

Immagine in evidenza: Lido del Sole, Bibione, panoramio (foto di Ádám Erdélyi, Wikimedia Commons)