Luigi Urettini. “Tra fronte e retrovia”- epistolario di Giovanni Comisso con i suoi genitori (1914-1918)

Sulla Grande Guerra molti sono gli epistolari di soldati al fronte con i loro familiari.
Spesso sono scritti in un italiano approssimativo, da quelle che chiamiamo “classi subalterne”: contadini, operai, artigiani, che erano andati ad ingrossare le fila della fanteria.
Questo  è invece un epistolario diverso, composto dalle lettere che i genitori, appartenenti alla media borghesia trevigiana, scrivevano al loro figlio ventenne, Giovanni Comisso (classe 1895), destinato a diventare uno scrittore di successo, autore in particolare di un libro famoso: Giorni di guerra, pubblicato nel 1930.

Le numerose lettere scritte da Giovanni Comisso ai suoi genitori sono già state da me pubblicate nel 1985, Il giovane Comisso e le sue lettere a casa (1914 – 1920). Recentemente, ho pubblicato anche le lettere dei genitori: “Lettere dalla retrovia. I genitori scrivono a Giovanni Comisso (1915-1918)”, nella rivista “Terra e storia”.
Il padre di Comisso, Antonio, era uno stimato commerciante di prodotti agricoli, concessionario della Montecatini. Sua sorella aveva sposato Davide Springolo, ricco commerciante di tessuti con negozio in Calmaggiore. Il pittore Nino Springolo era quindi cugino di Giovanni Comisso. Gli ispirerà nel suo romanzo I due compagni (1936) la figura dell’artista “classico”, in contrapposizione agli avanguardismi del pittore “maledetto”, Gino Rossi, destinato a morire in manicomio.

La madre, Claudia Salsa, apparteneva ad una famiglia di più antica borghesia. Sorella del generale Tommaso Salsa, eroe della guerra di Libia, da dove, tornato ammalato, morirà il 21 luglio 1913 . Il suo ricordo ritornerà spesso nell’epistolario.
Giovanni Comisso, bocciato agli esami di maturità, nel dicembre 1914 si era arruolato come “volontario di un anno” nel 3° Genio Telegrafisti di stanza a Firenze.
Come egli stesso ricorderà, “pagando mille lire [cifra allora notevole] si aveva la facoltà di scegliere l’arma e si sarebbe dovuto fare solo un anno di vita militare” .
La dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria il 24 maggio 1915 vanifica i suoi progetti.
Comisso viene mandato con la sua Compagnia del 3° Genio Telegrafisti a Cormons, e in seguito, dal settembre 1916, nella vicina  San Giovanni di Manzano, sempre sul fronte dell’Isonzo, e sempre nelle retrovie.
Inizia la corrispondenza con i genitori.

La prima lettera porta la data del 25 aprile 1915. E’ scritta dalla madre che, a nome anche del padre, detta a “Giovanni” le norme alle quali deve attenersi durante la guerra, che si prevede “breve e vittoriosa”, come scrivevano i giornali.
Ci sono molti dei temi che troveremo nell’epistolario; per lo più le lettere sono scritte dalla madre.
Giovannin, o Ninnin, come spesso è affettuosamente chiamato, viene ancora considerato, malgrado i suoi vent’anni, un “figlio di famiglia”, bisognoso di tutte le cure ed attenzioni che una mamma di ceto borghese può dargli. Da qui le raccomandazioni di coprirsi bene, di non “andare nei pericoli”, se non è proprio necessario, di ingraziarsi i “superiori”. Ci sono poi i pacchi viveri che gli vengono assiduamente inviati.
Non esitano a raccomandare il loro figliolo agli Alti Comandi, ricordando la loro parentela con il generale Tommaso Salsa, la cui fama era ancora ben viva nell’esercito. A Treviso gli avevano appena dedicato la caserma di cavalleria, e una nave da guerra portava il suo nome.
Numerosi erano inoltre gli alti ufficiali che lo avevano conosciuto durante la guerra di Libia, o che avevano studiato all’Accademia di Modena assieme a lui.
Giovanni si servirà della memoria dello “zio Generale” durante tutti gli anni del suo servizio militare.
Il 16 giugno 1915 il Ministro della Guerra, generale Vittorio Zuppelli, di passaggio a Treviso, si era recato a far visita ai familiari dell’”eroe di Derna”. I genitori si affrettano subito a inviare a Giovanni il giornale con la notizia e un buon numero di fotografie del “povero zio” da distribuire ai suoi ufficiali.
Queste forme di “familismo immorale” erano piuttosto diffuse tra la borghesia trevigiana e, più in generale, italiana.
Molti compagni di liceo del giovane Comisso riescono infatti ad imboscarsi negli uffici delle retrovie, e alcuni addirittura a Treviso, come scrive Antonio Comisso al figlio, con malcelata invidia.
Ci sono anche giovani che, contro la volontà dei genitori, vogliono andare volontari:

“Tranquilli voleva arruolarsi come volontario, ma i suoi genitori si opposero seriamente. Brandolin invece scappò di casa e ritornò in famiglia vestito da Alpino!”

Un altro liceale, il giovane conte Agostino Ancillotto, ufficiale di cavalleria, diverrà pilota d’aereoplano e morirà eroicamente nei giorni di Caporetto.
Nelle loro lettere i genitori descrivono la vita che si svolge a Treviso, divenuta ormai una “città di retrovia”, pur stando molto attenti a non incorrere nei divieti della censura militare. La provincia di Treviso era infatti stata dichiarata “zona di guerra”, ed erano pertanto state sospese molte libertà personali; in particolare la libertà di movimento: “Fuori del Comune non si può andare più senza permesso.”

Treviso era diventata uno dei maggiori centri ferroviari militari, per il quale passavano le principali linee che andavano al fronte dell’Isonzo e delle Dolomiti. Ai soldati diretti al fronte, e ai feriti ricoverati negli ospedali, le dame del Comitato Civile offrono generi alimentari raccolti tra i cittadini. Vi erano importanti ospedali militari che raccoglievano i feriti trasportati dal fronte con gli appositi “treni bianchi”. L’ospedale civile psichiatrico accoglieva i soldati colpiti da “trauma bellico”.

Anche Claudia Comisso svolge opera di volontariato:

“La tua mamma  è sempre occupatissima in quest’Ospedale territoriale e mandamentale, mi incarica di inviarti tanti baci e benedizioni.” (5-6-1915).

Il 18 aprile 1916 avviene il primo bombardamento aereo su Treviso, effettuato da idrovolanti austriaci. A causa della sua importanza come nodo ferroviario Treviso sarà infatti una delle città più bombardate durante la Grande Guerra.
La guerra aerea, nella sua modernità tecnologica, diventa anche spettacolo. Come scrive Claudia Comisso, i cittadini accorrono a San Biagio di Callalta “a vedere l’idrovolante distrutto” e i poveri resti degli aviatori “carbonizzati”.
Ormai l’odio contro il nemico, apportatore di morte e distruzione, ha cambiato la psicologia degli abitanti di Treviso, normalmente pacifici. Lo stesso Antonio Comisso, austero e posato commerciante, arriva a scrivere:

“ Si parla dell’arresto di un cameriere che, da quanto pare, faceva segnalazioni dalla casa dove abita il sarto Lampugnani (vicino alla birreria Gambrinus). Se fosse vero, spero che lo fucilino”.

La maggior parte delle lettere in questo periodo sono scritte dalla  madre Claudia, che parla delle sue angosce per il figlio in guerra e per la morte di tanti giovani e le distruzioni della città.
Sono ormai lontani i tempi dell’entusiasmo per una guerra che si riteneva “breve e vittoriosa”. Non si parla più della conquista di Gorizia e Trieste. Le esce un’esclamazione che solo un anno prima sarebbe stata impensabile: “questa maledettissima guerra!”.

Del nuovo anno, il “fatale 1917”, abbiamo solo cinque lettere, scritte dalla madre; tutta la corrispondenza a Giovanni deve essere andata perduta durante la sua ritirata da Caporetto.
Dobbiamo quindi riferirci alle lettere scritte da Giovanni dal “fronte”.
In settembre viene nominato, dopo un breve corso, “aspirante ufficiale” e trasferito nell’Alto Isonzo, nei “paesi slavi”.
E’ in queste zone che lo coglie la rotta di Caporetto. Per lui è una “vacanza nella vacanza”, un “Carnevale”, dove tutte le regole vengono stravolte.
Riesce avventurosamente ad arrivare con la sua compagnia a Treviso. Trova la città deserta: gran parte dei suoi abitanti sono fuggiti. I suoi genitori sono riparati a Firenze, presso i parenti Salsa.
Giovanni descrive loro le condizioni della città semideserta:

“Per ora non c’è pericolo per la nostra città deserta e morta. E non ci son rimasti che i più brutti tipi.”

Si preoccupa di mettere in salvo la “roba”, gli oggetti rimasti abbandonati nella loro casa.
Nel gennaio 1918 Giovanni viene trasferito con la sua compagnia nella zona del Grappa, ma al sicuro, “dietro a montagne”:

“Mi trovo dove voi immaginate, ma per modo di dire, perché sto molto lontano e dietro a montagne. Oggi sono sceso giù e sono stato a cavallo quasi tutta la giornata a divertirmi pei prati.”

Ogni tanto ritorna a Treviso, colpita da sempre più feroci bombardamenti, per controllare le condizioni della sua casa.
Nel loro rifugio a Firenze i coniugi Comisso non conducono certo la vita misera e  stentata dei popolani  veneti e friulani profughi nelle varie regioni d’Italia. Grazie ai parenti, alle loro conoscenze e ai denari, possono trovare alloggio in un confortevole albergo. Vi è tuttavia in loro l’angoscia per il figlio in guerra e per i beni che sono stati costretti a lasciare incustoditi.
Giovanni si reca spesso a Treviso, a controllare la sua casa e scrive ai genitori per rassicurarli che è rimasta intatta.
Molto bella la lettera del 23 settembre 1918,  nella quale mostra tutto il suo attaccamento per la casa natale, suscitatrice in lui di ricordi e sensazioni dagli accenti proustiani. Proust sarà infatti un autore da lui molto amato!
Nel giugno 1918 Giovanni partecipa alla “Battaglia del Solstizio”, nella zona del Montello; sempre nelle retrovie. Anche in questa drammatica situazione sa cogliere ed assaporare l’aspetto avventuroso e ludico, che riverserà nel suo futuro libro.
In mezzo alla battaglia, si sofferma a cogliere da un albero manciate di ciliegie, suscitando le ire del contadino proprietario di quei campi. L’episodio ispirerà Andrea Zanzotto che nella raccolta “Il Galateo in Bosco” vi  scriverà una poesia.

Nei giorni della Vittoria attraversa i paesi del Piave, dove da ragazzo andava in vacanza con i suoi genitori e descrive loro le terribili distruzioni. Ne trarrà ispirazione per i suoi ricordi adolescenziali, di cui è intessuta gran parte della sua scrittura. In particolare, il romanzo “Storia di un patrimonio”, pubblicato nel 1933.

A guerra finita scrive ai genitori, rimasti a Firenze, in attesa che Treviso ridiventi vivibile:

“La guerra è stata per me un Limbo: un periodo di sospensione. Ora occorre che io prenda il mio bastone e la mia via.”

I suoi genitori gli rimproverano la sua freddezza per la Vittoria, la sua mancanza di entusiasmo e di patriottismo. Ma Giovanni ribadisce loro la sua concezione egotista e individualista della vita, che vuole vivere ed assaporare sino in fondo!
L’anno seguente sarà con D’Annunzio nell’avventura di Fiume; ma questa è già un’altra storia!


download testo integrale “Tra fronte e retrovia” di Luigi Urettini:

TRA FRONTE E RETROVIA – EPISTOLARIO (FILE pdf)

 

Il professore Luigi Urettini è membro del Comitato scientifico dell’Istituto per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea di Treviso e della redazione della rivista “Terra e Storia”.
Studia da anni la società veneta dell’otto-novecento, con particolare attenzione sull’origine dell’ideologia populista e sul cattolicesimo in questa regione e nell’Italia.
Tra le sue numerose pubblicazioni ricordiamo:
“Storia di Castelfranco Veneto”, volume della collana “Le città nelle Venezie dall’Unità ai nostri giorni”, a cura del prof. Mario Isnenghi.
“Economia e società nel trevigiano tra fine ottocento e inizio novecento”.
“ << L’avventuriero di Nizza >> – L’antigaribaldi in << Civiltà Cattolica >>”.
“Il Concordato tra Pio IX e l’imperatore Francesco Giuseppe, del 1855”
“Da Dachau a San Candido – Diario di Leon Blum, presidente della Repubblica francese”.
“<< Audacia (1943-1945) >> – L’autorappresentazione del fascismo estremo”.
Luigi  Urettini ha scritto la biografia di diversi personaggi della storia veneta, tra i quali uomini politici, religiosi e artisti;  intrecciando la loro vita individuale con il contesto sociale nel quale si sono formati e hanno operato.
Per la collana “Profili novecenteschi”, diretta dal prof. Mario Isnenghi:
“Andrea Giacinto Longhin – Il vescovo di Pio X”.
“BrunoVisentini – il gran borghese”
“Tono Zancanaro,  il pavano-mediterraneo”
Ha scritto inoltre:
“Tra Mazzini e Verga. Profilo di Francesco Dall’Ongaro”.
“L’ultima battaglia di Gino Rossi. Lettere e documenti”
“La formazione di Andrea Zanzotto”.
“Emilio Vedova”.
“Niente the per milady. Diario dal carcere di Flora Stark (24 giugno – 15 luglio 1940)”.
“<< Lettere a Giovanni Comisso di Goffredo Parise >>, con disegni di Giosetta Fioroni e due Note di Raffaele Manica e Silvio Perrella”
Luigi Urettini si è occupato in particolare dello studio di Giovani Comisso, con diversi saggi raccolti nel volume “Giovanni Comisso – Un provinciale in fuga”.
Nel 1985 ha pubblicato “Il giovane Comisso e le sue lettere a casa (1914-1920)”, la raccolta delle lettere scritte ai genitori dal fronte.
Ultimamente quest’opera è stata integrata dalle lettere che gli scrivevano i genitori; “Lettere dalla retrovia. I genitori scrivono a Giovanni Comisso (1915 – 1918)”.
Sono testimonianze importanti, perché da esse lo scrittore trarrà ispirazione per molte pagine del suo romanzo autobiografico “Giorni di Guerra” (1930). Il suo primo successo editoriale.