Viaggio nelle Fabbriche della Bellezza: Italcab

Viaggio nelle Fabbriche della Bellezza: Italcab

Nel variegato mosaico della manifattura italiana esistono coordinate geografiche e produttive in cui la materia perde la sua vocazione puramente tattile per farsi forma, protezione, emblema stesso della sicurezza. Il mondo dei grandi cantieri, del movimento terra e della meccanica pesante viene quasi sempre evocato attraverso un’epica fatta di polvere, frastuono, fango ed energia. È una narrazione muscolare, a tratti arcaica, ctonia, che tende a rimuovere come dietro la mole degli escavatori e delle macchine agricole esista un pensiero millimetrico, un disegno d’insieme, una “sartorialità” impensata eppure vivida ed essenziale.

Basta varcare la soglia degli stabilimenti di Italcab a Monastier di Treviso, per scoprire dove risieda il punto d’incontro tra la precisione ingegneristica e una sorprendente, inaspettata poetica dello spazio. Quella che l’azienda nata nel 1980 e specializzata in cabine per macchine movimento terra, industriali, manutenzione urbana o battipista propone è infatti un’idea di bellezza che non nasce per essere esibita, ma per accompagnare qualcuno che lavora. Lo fa con grazia e dedizione, a ricordare come il fascino delle cose si trovi anche nella loro giustezza, nell’etica di uno sguardo che abbraccia l’idea del fare senza dimenticare mai cosa significa faticare, scoprire, dedicare parte della propria vita a uno scopo ben preciso.

È qui che questa realtà trevigiana, dove oggi lavorano circa 280 persone, mostra il senso più profondo della sua missione. Non c’è valore né qualità estetico-funzionale se non nei punti di saldatura che devono reggere perfettamente, nei vetri progettati per chiudere, nelle superfici che non consentono all’acqua di entrare, nelle porte che devono aprirsi e richiudersi migliaia di volte.

Bruno e Giovanni Porcellato

Le origini di Italcab, del resto, si legano a un’idea semplice ma profonda, ingegnosa: proteggersi dal freddo, dalla pioggia, dalle condizioni della campagna. I fratelli Bruno e Giovanni Porcellato, impegnati nell’attività agricola di famiglia, decidono infatti, alle soglie degli anni Ottanta, di costruire una cabina da installare sui propri mezzi per trovare riparo dagli inevitabili fattori ambientali. Un’esigenza concreta, risolta con un pizzico di estro e tanta competenza. Da cui sarebbe nata un’impresa.

«Anni di sfide e crescita, cambiamenti e opportunità», come si legge sul sito dell’azienda, che rendono questa realtà un esempio di sintesi concreta tra innovazione e tradizione, là dove la capacità di anticipare le tendenze si sposa con uno sguardo sempre attento al lavoratore, alla sua sicurezza, in un mondo che cambia e richiede standard elevati, in rapporto costante con il mercato internazionale.

C’è qualcosa di profondamente italiano – e tipicamente veneto, con quella resilienza che è adattabilità e ingegno legato alla terra, prima ancora che al territorio – nell’inizio di questa storia in cui al problema segue la soluzione, alla necessità un’idea che fa l’impresa.

È un viaggio che comincia dalla manualità, come racconta Fabio Porcellato, che insieme alla cugina Sara rappresenta la seconda generazione di Italcab, mossa dalla stessa, incoercibile passione. La materia infatti continua a essere, forse, il miglior modo per comprendere che cosa accade qui, tra le mura di uno stabilimento in cui il metallo attraversa una serie di trasformazioni per essere tagliato, lavorato, saldato, verniciato.

Solo dopo la cabina comincia lentamente a riconoscersi, quando arrivano i vetri, le porte, il cablaggio, le plastiche, e ogni elemento trova il proprio posto mentre quello che prima era un insieme di pezzi diventa uno spazio vitale, in cui qualcuno si siederà e comincerà a lavorare. È questa presenza umana a dare senso a ogni dettaglio, e la cabina diviene oggetto peculiare perché vive in equilibrio tra due mondi: tra la macchina e il corpo umano, tra la potenza meccanica e la delicatezza dei gesti.

Si tratta, a ben vedere, di un “miracolo” di architettura, e non è un caso che la sede di Monastier sia circondata da un giardino che su progetto artistico di Luigi Cerantola presenta motivi geometrici con siepi di bosso a formare labirinti e installazioni realizzate con il proprio acciaio dalle maestranze di Italcab. È la traduzione visiva – pensata nel 2005, in occasione dei 25 anni di attività – di un percorso che trova nella precisione il proprio imperativo etico, mentre la tensione verso la cura del dettaglio rimanda direttamente alla grande tradizione artigiana.

La cabina, del resto, è emblema della soglia, di ciò che protegge e al tempo stesso permette di guardare. Un osservatorio insieme reale e metaforico, accompagnato nel suo percorso produttivo attraverso reparti che vanno dalla carpenteria alla saldatura fino ad arrivare all’assemblaggio. Non esiste un unico gesto capace di raccontare il prodotto finito, ma piuttosto una successione di azioni, controlli, correzioni e abilità. Sul sito si legge che «ogni reparto, ogni operatore prende parte alla storia produttiva delle cabine Italcab mettendoci passione, competenza e tecnica»; un lavoro di squadra, dunque, altra caratteristica essenziale della storia dell’azienda. Ci si muove insieme, mettendo in circolo idee, capacità produttive e abilità commerciali.

Dagli anni Novanta è soprattutto il mercato austriaco e tedesco quello più vivo. La clientela maggiore si trova nel comparto movimento terra seguito da quello industriale (con le gru mobili), stradale (rulli per terra e asfalto) e battipista. Per ognuno di questi vige la stessa attenzione alla qualità e alla sicurezza.

I telai arrivano dopo la verniciatura e il controllo qualità. Le superfici vengono preparate, le parti finestrate sigillate con cura. La siliconatura, apparentemente mero passaggio tecnico, diventa anche una questione estetica perché una linea imperfetta si vede, e una cabina bella è una cabina che funziona. Poi arrivano i vetri, le porte, il cablaggio, le plastiche, le regolazioni. Infine i test, con l’acqua che entra nel processo per verificare che la cabina sia davvero ermetica e possa proteggere dalle intemperie chi la abita nel tempo in cui si dedica al lavoro.

Anche qui, in fondo, sta il senso di continuità che imprime all’azienda un carattere unico e nobile: l’idea che ogni progetto nasca da un’esigenza, e che la soluzione sia il costante risultato di un dialogo con chi quella macchina dovrà un giorno utilizzarla.

Escavatore

In questo, Italcab incarna con coerenza quella lezione dell’industria italiana in cui la tecnologia non dimentica mai di essere uno strumento al servizio dell’uomo. Tra l’odore dell’olio, il profumo acuto delle vernici e il silenzio operoso che avvolge i reparti, si comprende che il bello non risiede soltanto nelle forme levigate ma nella manifattura viva che muove il mondo quotidiano, quello del lavoro, della strada, della terra. Il tutto con un’attenzione alla sostenibilità che si esprime nella scelta di materiali recuperabili sia in fase di sviluppo che di cablaggio, con le performance ambientali in costante miglioramento e monitoraggio secondo gli standard internazionali della certificazione ISO 14001.

Pino Barillà – Spazio Metallico

Nel giardino della sede trova poi posto un’installazione curiosa intitolata Spazio Metallico, realizzata con i mezzi dell’azienda su disegno dell’artista Pino Barillà. Si tratta di un grande chiodo sospeso, che a guardarlo richiama alla mente l’idea della creazione, del mettere insieme i pezzi, dell’aggiustare – in ogni condizione – ciò che è necessario per andare avanti. La bellezza industriale è spesso così: discreta, funzionale, nata non per essere contemplata ma per fare qualcosa. Per tenere insieme, sostenere e proteggere.

Forse non è un caso che proprio un chiodo, oggetto umile e antico, sia stato scelto per raccontarla, perché anche dentro una fabbrica, dove tutto sembra affidato alla precisione delle macchine, resta qualcosa di profondamente umano nel desiderio di costruire. Quel chiodo infatti, che rimane sospeso nel giardino, sembra ricordare che ogni oggetto, prima di diventare prodotto, è stato un’idea, un tentativo, una necessità. Qualcosa che qualcuno, un giorno, ha deciso di non lasciare incompiuto.
Ginevra Amadio

Riferimenti e contatti
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Tutte le immagini © Italcab SpA
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Cabine Italcab

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