Viaggio nelle Fabbriche della Bellezza: Tecnica Group

Viaggio nelle Fabbriche della Bellezza: Tecnica Group

Ci sono fabbriche che producono oggetti. E poi ci sono fabbriche che producono storie. Entrando nel mondo di Tecnica Group, la sensazione è proprio questa; ogni fase, ogni gesto, ogni scelta sembra annotata in un ideale Diario del fare, titolo scelto, del resto, per l’autobiografia del fondatore Giancarlo Zanatta: il racconto appassionato di una continua trasformazione. A Giavera, alle pendici del Montello, il quartier generale dell’azienda rivela il carattere prismatico di una realtà in cui ingegneria e artigianato si fondono, come a mostrare visivamente il senso di un percorso improntato all’attività laboratoriale, alla bellezza di una tradizione che si mantiene rinnovando.

Leader nel mercato mondiale dell’articolo sportivo, oggi guidata da Alberto Zanatta, figlio di Giancarlo, Tecnica Group è emblema del potenziale generativo di certi luoghi, di un territorio in cui l’operosità trae linfa vitale dal contesto, dalla capacità di accordarsi al battito delle proprie radici. Qui, infatti, la montagna non è solo scenario: è origine, ispirazione, destinazione. Gli scarponi da sci, simbolo storico del gruppo, nascono del resto da un continuum spazio-temporale che pone in dialogo sensibilità artigiana e qualità tecnica, come a evidenziare la volontà di accompagnare con grazia il gesto umano – il “rivoluzionario” atto del camminare, dell’esplorare – in uno degli ambienti insieme più estremi e affascinanti.

Tecnica Group – 2017 Giancarlo Zanatta con Tecnus al Museo dello Scarpone

Ma la stessa storia di Tecnica è un racconto di adattamento e ri-scoperta, a dimostrazione di come gli inciampi possano rivelarsi produttivi, in un tempo in cui uscire dai margini sembrava rischioso ma ancora possibile. Scrive Zanatta nel Diario del fare (2018): «Mio nonno, figlio d’un contadino, sarebbe senz’altro stato destinato a fare anche lui il contadino, se un giorno, mentre raccoglieva legna nel bosco, non fosse stato colpito da un ramo d’un albero che, cadendogli addosso all’improvviso, gli compromise per sempre l’uso delle gambe. Le conseguenze di quell’incidente lo costrinsero a scegliere un mestiere diverso; un tempo, infatti, chi non aveva gambe buone doveva ripiegare su un’attività sedentaria, e di solito decideva di fare il sarto, oppure, come nel caso di mio nonno, il calzolaio.
Da quel ramo, da quell’incidente, da quel cambio di prospettiva, iniziano la mia e la nostra storia. Mio nonno da quel giorno cominciò a fare scarpe. Mio padre continuò a fare scarpe. Io faccio scarpe. I miei figli fanno scarpe. E la mia speranza è che anche i miei nipoti, un giorno, facciano scarpe
».

L’imprevisto, la famiglia, la passione di un uomo per il suo lavoro. E ancora l’operosità, l’attenzione ai gesti e alla memoria, il bisogno di trasmettere il sapere e di tesaurizzarlo. Tutto, nel racconto di formazione di Zanatta, si intreccia con la bellezza della manualità, con l’impegno del padre Oreste nel sviluppare nel 1930 un’attività improntata inizialmente alle scarpe da lavoro e poi da lui sviluppata trent’anni dopo, nel territorio di Montebelluna, quando gli sci e gli sport invernali diventano un fenomeno culturale, un cambiamento da intercettare.

È del 1970 un prodotto destinato a diventare icona mondiale: il doposcì Moon Boot, ispirato agli stivali indossati dagli astronauti della missione Apollo del 1969 per lo sbarco sulla luna.

Vale la pena rileggere quanto dichiarato da Zanatta al giornalista Enrico Ferro in un’intervista a “la Repubblica” del 2024: «Era il 1969, mi trovato alla stazione di New York per incontrare un importatore americano. Appesa c’era una foto enorme dello sbarco sulla luna di poche settimane prima. Mi colpirono lo scafandro ma soprattutto l’impronta, così innaturale, ovale. Ho fatto tante scarpe con le mie mani, ma una cosa del genere non l’avevo mai vista. Già sull’aereo, durante il viaggio di ritorno in Italia, ho iniziato a disegnare alcuni schizzi e a pensare al nylon come materiale, proprio come per gli astronauti».

Il particolare minuto, impensabile, dinnanzi alla maestosità dello Spazio. La grandezza dello sguardo di Zanatta è già tutto qui, nella deviazione dalla norma.

Sempre il decennio Settanta è inoltre protagonista del lancio del primo scarpone di plastica bi-iniettato, il Tecnus, con due durezze diverse a seconda dei punti per favorire la vestibilità e la comodità. Tecnica è infatti tra le prime aziende a intuire le potenzialità di un materiale che negli Stati Uniti è già all’avanguardia, mentre in Europa il settore è ancora dominato dalla stabilità del cuoio. La plastica consente maggiore resistenza, promette grandi performance ma richiede anche nuove competenze, nuovi processi, una nuova idea di fabbrica. Il nome della “creatura” di Zanatta, del resto, risponde a una dichiarata «sensibilità per la tecnologia e l’innovazione» e da quel momento la crescita è costante, con l’impegno di costruire un’identità, di dare al proprio lavoro un’impronta viva e riconoscibile.

Negli anni Ottanta e Novanta il gruppo si espande acquisendo e sviluppando marchi di punta del mondo dello sport e dell’outdoor. Nel 1989 viene rilevato Think Pink, colosso dell’abbigliamento sportivo; nel 1993 la tedesca LOWA che produce scarpe da escursionismo e outdoor di alta gamma; nel 1998 Dolomite, storica azienda del distretto di Montebelluna legata al mondo dell’alpinismo che, come Think Pink, sarà in seguito ceduta.

Tecnica Group – 2026 Giavera del Montello

Come si evince, il filo conduttore resta la montagna. Innovare, per Tecnica Group, significa infatti migliorare l’esperienza di chi la vive – atleti, professionisti, appassionati – e dare vita a prodotti che rispondano a esigenze reali, che accompagnino il movimento e garantiscano sicurezza senza rinunciare al comfort. È una trasformazione continua, dal materiale primario all’oggetto finito. E la forza di una bellezza che è insieme decorativa e funzionale risiede proprio nell’intuizione, nella progettazione ergonomica del prodotto, nell’eleganza delle linee, nella riconoscibilità del design.

Sfogliando le pagine della vita di Zanatta – della vita di Tecnica – si ha l’impressione che ogni passo racconti una storia programmaticamente interminabile, che ogni intuizione sia in equilibrio tra “algebra” e “passione”, tra ingegneria ed estro. È in questo dialogo che la fabbrica si trasforma in luogo narrativo, ed è qui che trova senso la spinta al cambiamento, lo sguardo al futuro che si traduce in pensieri lunghi, appassionati e visionari.

Nel 2002, l’acquisizione di uno dei più famosi brand di attrezzatura per lo sci, Nordica, nato nel 1939, rende Tecnica Group il primo produttore di scarponi da sci al mondo. Segue nel 2003 quella di Rollerblade, il brand inventore del pattinaggio inline, primo nel settore nella produzione e commercializzazione di pattini, nonché perfetto esempio di quello che in linguistica si chiama “antonomasia”: il passaggio dal nome proprio al nome comune. Rollerblade diviene infatti sinonimo dello sport che rappresenta, che va a servire con i suoi prodotti, e per Tecnica è un ulteriore passo in avanti, un consolidamento nel settore che raggiunge nuove vette con l’acquisizione di Blizzard, ultimo marchio a entrare nel gruppo nel 2006.

Oggi il gruppo conta cinque filiali e cinque agenzie dirette con la distribuzione dei suoi prodotti in più di ottanta paesi e un team di 4000 persone in dodici differenti luoghi d’Europa, Nord America e Asia. Dal 2017 Tecnica ha aperto la sua struttura a Italmobiliare, che ha acquisito il 40% degli investimenti, allargando ulteriormente l’orizzonte dell’azienda all’internazionalizzazione, rafforzata due anni dopo anche dall’acquisto di Riko Sport, il principale fornitore di LOWA.

L’ingresso della seconda generazione della famiglia Zanatta rappresenta poi un passaggio fondamentale per l’avvio dell’azienda verso una fase di consolidamento e innovazione. La sfida infatti non è solo crescere, ma farlo in modo sostenibile, in linea con i valori fondativi. In tale contesto nascono progetti legati alla responsabilità ambientale, alla ricerca sui materiali e all’ottimizzazione dei processi produttivi. Perché non bastano i numeri e le prestazioni, ma serve coraggio, tenacia, capacità di muoversi al passo con i tempi.

Ecco allora che il Diario del fare, oltre ad essere un documento prezioso, diviene metafora di ciò che serve a far grande un’azienda: annotare intuizioni, coltivare i saperi. La storia di Tecnica Group è tutto questo, un racconto fatto di tentativi, scoperte e successi costruiti nel tempo, là dove la meraviglia risiede non solo in ciò che è stato realizzato, ma nel modo in cui ciò avvenuto. Perché in ogni prodotto resta traccia di un gesto originario: quello di chi, più di sessant’anni fa, ha deciso di trasformare un’idea in un’impresa.
Ginevra Amadio

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Tecnica Group – 2026 Giavera del Montello

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