Comisso e la Sicilia - I reportage siciliani analizzati da Ernesto Oliva

Comisso e la Sicilia – I reportage siciliani analizzati da Ernesto Oliva

Giovanni Comisso ebbe una sorta di attrazione per la Sicilia, tanto da dedicare all’Isola il libro di viaggio “Sicilia“, edito nel 1953 dall’editore svizzero Pierre Callier e corredato da un magnifico reportage fotografico di Rudolph Pestalozzi.

Le tracce di quel rapporto di affezione è tuttavia testimoniato da racconti sparsi in precedenza su quotidiani e riviste italiane, ricchi di considerazioni e testimonianze sull’ambiente locale, in cui non vi è fusione tra l’oro delle stoppie e il verde degli alberi o il nero degli animali pascolanti, ogni elemento è interposto col suo colore, come ritagliato“.
Nel 1939, Comisso aveva vestito i panni del giornalista, raccontando ai lettori della “Gazzetta del Popolo” l’Isola secolare del latifondo, alla vigilia di quelle riforme che secondo il governo fascista avrebbero dovuto finalmente garantire sviluppo e benessere ai contadini.

fonte: PxHere, CC0 Public Domain
fonte: PxHere, CC0 Public Domain

In uno di questi articoli, Comisso alimentava la retorica che accompagnò l’avvio della colonizzazione delle campagne siciliane:

“E oggi risolti i problemi impellenti di dominio in Etiopia e di valorizzazione in Libia, è giunto il destino portare questa terra ardente ad un benefico travolgimento. Oggi il problema agricolo è uscito dalle pratiche da evadere, il Governo sa che in esso si annida il nodo intricato dell’inerzia e ha deciso di tagliarlo per risolverlo”

Terminati il fascismo e gli sfasci della guerra, dopo un viaggio nell’Isola datato 1948, Comisso pubblicò il resoconto di un’escursione su Aci Trezza e sulle pendici etnee per la rivista “L’illustrazione del Medico“.
Fu questo il prologo alla stesura di “Sicilia“, un’esplorazione di luoghi e persone che riassume le sue impressioni sulla vita della regione, dalle grandi città ai piccoli e sperduti borghi di campagna, come l’allora sconosciuto borgo di Scopello.

Tonnara di Scopello, ingresso sud della Riserva naturale orientata dello Zingaro (fonte: Wikipedia)

Nelle pagine dedicate ad un’Isola ancora premoderna – in quest’opera, ed in tutta la produzione letteraria oggi sparsa sulla carta ingiallita dei periodici – Giovanni Comisso dimostra di amare la campagna siciliana ed il mondo della sua cultura contadina; un’attenzione sommessamente viscerale, allo stesso modo in cui Comisso amava la sua campagna di Zero Branco, con sapiente e paziente approccio verso la fatica del lavoro della terra.
Quell’esperienza personale accosta così Comisso alla comprensione dell’ambiente contadino siciliano, camminando tra le plaghe dell’Isola bruciata dal sole estivo, “nel silenzio e nella solitudine che mi è tanto cara compagna“.

Traspare, nei suoi scritti siciliani, l’attrazione verso il mondo mediterraneo e verso la gente dell’Isola, alle prese con l’antico e quotidiano travaglio del vivere, assai simile a quello patito da tanti suoi corregionali, anch’essi costretti all’emigrazione:

“Nell’andare da Gela verso Siracusa è quasi uno strazio continuo non potere sostare in godimento di questa terra che sente l’aria dell’Africa. Sembra che una maledizione abbia reso infeconda questa terra desolata dove i contadini a forza di mine spaccano la roccia cercando di farvi allignare i mandorli…”.

fonte: PxHere

In lui, adesso, prende corpo la consapevolezza che la colonizzazione del latifondo siciliano ha fallito i suoi obiettivi, così come sono destinati a fallimento i tentativi della riforma agraria avviata in quegli anni dai primi governi dell’autonomia regionale.
Comisso scrive così dell’Isola – ha notato nel 2007 il critico Silvestro Livolsi – sperimentando come “l’incanto di questa splendida terra sia destinato a infrangersi sugli scogli dei soprusi e delle ingiustizie che i potentì vi esercitano, e così mettendo in evidenza una questione cruciale in quegli anni Cinquanta siciliani, quella dell’avanzare prepotente di un potere criminale che stava assoggettando uomini e città: cruciale allora, attuale ancora“.
Ernesto Oliva

Ernesto Oliva, 56 anni, è un giornalista e documentarista palermitano della RAI. Lavora a Palermo per la redazione della TGR Sicilia. In precedenza, ha collaborato con le redazioni de "la Repubblica" e "La Sicilia". Con Salvo Palazzolo, ha scritto il saggio "Bernardo Provenzano. Il ragioniere di Cosa Nostra", edito nel 2006 da Rubbettino. Dal 2007, cura il blog documentario reportagesicilia.blogspot.it
Giovanni Comisso - Sicilia. Fotografie di  Rudolph Pestalozzi (ed. Pierre Callier)
Giovanni Comisso – Sicilia. Fotografie di Rudolph Pestalozzi (ed. Pierre Callier)