“Quest’isola è un continente” – Il viaggio in Sicilia di Giovanni Comisso

Palermo, dicembre.

Se dalla punta estrema della Calabria si guardi verso la Sicilia si scorgono alte montagne elevarsi verso le nubi forate da lunghi raggi di sole.
Così arrivando dalla Tunisia alte montagne nude di roccia rosata si scorgono su dall’azzurro e vibrante mare.
Ma giunti a toccare il suolo di quest’isola per seguirne le coste negli abituali itinerari verso Siracusa e verso Palermo, più non si pensa alle alte montagne viste di lontano, storditamente accolti dai verdeggianti e fruttiferi giardini, rimanendo tuttavia presenti come montagne, come simboliche montagne di bellezza: Monte Pellegrino per il porto di Palermo e l’Etna per tutta la sponda orientale.

Avviene insomma di conformarci subito a certa letteratura straniera e pure nostrana ad uso straniero e cioè che la Sicilia sia veramente tutta un dolce lido, secondo anche un’antica opinione dei greci.
Questa erronea e superficiale immagine ha in questi tempi falsato il concetto sulla vita e sulle necessità di quest’isola.
Pensando ai verdeggianti, fruttiferi e fioriti giardini delle coste chi mai può credere ad una dannata vita degli abitanti dell’interno?

La Sicilia da Messina a Siracusa e da Messina a Palermo ha dolci fasce costiere veramente esuberanti di olivi, mandorli e aranceti, ma queste non sono che brevi e sottilissime pause.
Da Palermo a Marsala abbondano i vigneti su d’un terreno ondulato, e da Marsala a Siracusa chiudendo il triangolo questo lato ora pianeggiante, ora lievemente rialzato si stende al limpido sole mediterraneo pure ubertoso di olivi, di vigne o di frutteti, ma quello che è l’interno della Sicilia, il vasto retroterra, questo è tutto montano, ma d’una conformazione che difficilmente ci si può fare un’idea se non si veda coi propri occhi e si calchi col proprio piede.

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"Quest’isola è un continente" - Il viaggio in Sicilia di Giovanni Comisso
“Fra cielo e vigna. Siciliabedda” by desmodex is licensed under CC BY-SA 2.0

Questo vasto retroterra che costituisce la vera Sicilia è due volte immenso, immenso perchè come estensione è più grande di qualsiasi altra regione d’Italia e immenso perchè tutto montagnoso e quindi quadruplicato come dimensioni.
Questa interna immensità della Sicilia costituisce il suo vero corpo di terra vitale coi suoi autentici abitanti.
Volendo dimostrare amore per questa terra dobbiamo rinunciare alla vecchia immagine che ci siamo fatta di essa, rinunciare alla Sicilia delle arance e dei mandarini, addolcenti l’aria nel rosso mattino, rinunciare alla Sicilia dei mandorli in fiore come bianca neve accanto alle gialle colonne dei templi, alla Sicilia della bella e fiorente giovinezza dalle nere chiome e dagli occhi azzurri, a tutta questa Sicilia limitata e secondaria che ha tradito la vera, autentica e vasta Sicilia del retroterra, la cosidetta terra bruciata, di schietta interpretazione popolare, terra immensa in salita e discesa, spoglia d’alberi con sparsi e rari paesi situati sempre molto in alto, abitati da gente stremata di forze, condannata nel modo più opprimente al lavoro della terra.
I dislivelli tra il fondo della valle di dove incominciano le coltivazioni alle zone più alte dove terminano, dai villaggi dove abitano i contadini alle terre che li attendono, sono folli per un contadino abituato a lavorare non dico su di una pianura come nel Veneto, ma sui colli come in Toscana.
Le distanze non controllate da case o da alberi riescono a colpo d’occhio illusoriamente vicine e si va verso un punto senza arrivare mai per strade che non esistono.

"Quest’isola è un continente" - Il viaggio in Sicilia di Giovanni Comisso
Foto di Peter H da Pixabay

Corse ancora recentemente un’altra erronea immagine relativa a queste terre interne definendole totalmente incolte e in abbandono.
Non è invece cosi. Qui si è esagerato in senso opposto.
Sono queste vastissime terre tutte minutamente coltivate fino sulle cime dei monti, fino al limite delle rocce e spesso tra le stesse rocce.
Un tempo abbondavano i pascoli, ma oggi col rialzo del prezzo del frumento, ristretti i pascoli a ridottissime parti, quasi dovunque si ara e si semina.
È invece il sistema, sono i mezzi e i risultati che non corrispondono al dovere di questa vita agricola.

Non è la Sicilia una provincia d’Italia, ma è essa stessa un giusto continente nella sua smisurata terra ingrandita dalle montagne e dalla scarsità di strade e con i suoi villaggi e città allontanati come sollevati dal piano, sulle cime dei monti quali candide nubi.
Rinverdisce questa terra seminata a frumento o a fave o lasciata a pascolo da gennaio fino a giugno dal fondo delle valli fino alle alte cime dei monti, e poi maturate le biade sotto la santa luce, rinseccati i torrenti, sitibonda nei suoi declivi, nelle sue borre, ingiallisce ardente al cielo limpido.
Solo rari branchi di bovini rossi di mantello segnano di punti le valli.
Questi rossi buoi di antichissima razza che resistono all’arsura e si cibano di stoppie furono sicuramente gli stessi che i compagni di Ulisse rubarono ed uccisero approdando nel loro viaggio.
I buoi del dio Sole, come li chiamò Omero, e veramente solari essi sono, nel loro rosseggiante mantello e nella loro resistenza a questa terra quando d’estate diviene tutta preda del sole.
Terra del sole, terra bruciata tra le sue montagne, dentro le sue valli, mentre perdura lungo le sue coste il sublime e ingannevole incanto dei suoi sempre verdeggianti e sempre fiorenti e fruttificanti giardini.

"Quest’isola è un continente" - Il viaggio in Sicilia di Giovanni Comisso
Giorgio Leggio – Scorcio di campagna ragusana (CC-BY-SA-2.0)

Rilucono bianche o rosa le rocce dei monti a dominare valli e valli, e il fuoco segreto che si conserva profondo sembra riaffiorare dagli strati di solfo e di asfalto.
È la Sicilia questo continente isolato in verità come una donna magnificamente agghindata di seta e di gioielli e imbellettata nel suo esterno, per nascondere il guasto e il molto arido creato dal tempo e dalle vicende nel suo interno.

Giovanni Comisso.
(Pubblicato sulla Gazzetta del Popolo il 20 dicembre 1939).

Giovanni Comisso - "Quest’isola è un continente"Si ringrazia la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e il portale della Biblioteca Digitale