I "Paradisi perduti" di Emanuele Zeffiro: la lotta per trovare sé stessi

I “Paradisi perduti” di Emanuele Zeffiro: la lotta per trovare sé stessi

Ci sono letture che non hanno lo scopo di rassicurare il lettore, non cercano nemmeno l’effetto a buon mercato dell’immedesimazione facile né offrono finali consolatori tutti rose e fiori. “Paradisi perduti”, il romanzo d’esordio che Emanuele Zeffiro ha pubblicato con l’editore torinese Las Vegas, rientra perfettamente in questa categoria. “Paradisi perduti” è un libro scomodo, spigoloso, che porta il lettore a confrontarsi con le fragilità maschili del presente e con l’idea di cosa significhi essere felici in una società che è in costante e veloce mutamento e che è sempre più difficile da comprendere fino in fondo.

Il protagonista di questo romanzo è Davide, un trentenne che da fuori potremmo considerare realizzato. L’identikit di pase ci porterebbe a pensarlo. Ha un lavoro sicuro, una relazione stabile, un’istruzione solida. Ma nulla di tutto ciò gli basta. Ogni scelta compiuta sembra vissuta per dovere, ogni gesto appare come elemento di una recita in cui non si riconosce più. Quando la relazione con Manuela si spezza, Davide precipita in una crisi profonda che porta a una lenta implosione. E, come spesso accade a chi cerca qualcosa che ancora non è ben chiaro, decide di partire.

Il romanzo segue il suo viaggio, fisico e interiore, attraverso la Costa Rica, l’Argentina e l’India. Quello scritto da Emanuele Zeffiro non è però il classico romanzo di viaggio, almeno non nel senso tradizionale del termine: le descrizioni dei luoghi che visita non hanno nulla del turistico ma contribuiscono a rendere reale i suoi spostamenti fisici e farli diventare spostamenti interiori; anche le riflessioni di ordine spirituale sono centellinate. Le città, i paesaggi, le persone che incontra non sono altro che specchi attraverso cui Davide guarda sé stesso. È un uomo spaesato, incapace di gestire le relazioni affettive, bloccato tra desiderio e paura, attratto da donne che idealizza o disprezza, incapace di restare ma anche di andare davvero via. Zeffiro non lo giudica, ma nemmeno lo giustifica: ce lo mostra.

Una delle qualità più interessanti di questo romanzo è proprio la sua onestà. Il suo linguaggio utilizzato dall’autore è asciutto, diretto, quasi spietato, eppure non privo di una certa tenerezza. Davide non è certo un eroe, ma un uomo che ha smarrito il senso del tempo e dell’appartenenza.

Il padre di Davide è un uomo dal comportamento autoritario (ed è interessante rendersi conto che l’innesco del cambiamento parta proprio da lui), è cresciuto all’interno di un ambiente culturale che gli ha insegnato che è giusto reprimere i propri sentimenti, che è imperativo non mostrare debolezze e che è bisogna perseguire di preferenza obiettivi esterni senza mai interrogarsi su quelli interiori. Ma Davide è anche un uomo contemporaneo, che vive in un mondo in cui le certezze si sono dissolte, in cui le relazioni sono più fragili. Il suo disagio personale rispecchia un disagio più generalizzato. E nel leggerlo siamo costretti a guardarci allo specchio.

Al centro della narrazione c’è anche il tema delle relazioni affettive, e soprattutto del modo in cui gli uomini (non tutti, ma molti) ancora oggi fanno fatica a entrare in rapporto autentico con l’altro. Davide si muove tra donne diverse ma non riesce mai davvero a entrare in relazione con loro. Le desidera, le idealizza, le teme. Attrazione e repulsione. È un comportamento che può sembrare irritante, e forse lo è. Zeffiro mette a nudo gli aspetti più problematici delle relazioni, bisogno di controllo, l’incapacità di gestire l’intimità, la paura del rifiuto e della vulnerabilità.

Le scene più forti – tra cui un episodio di violenza fisica che segna una svolta nel racconto – sono narrate con sobrietà, senza compiacimenti, ma lasciando un segno profondo e la loro elaborazione credo faccia scaturire una forte necessità di analizzare i passi che hanno condotto a quell’epilogo.

Non ci si affeziona forse a Davide, sono troppe le sue esitazioni, le sue fughe, i suoi errori, ma si riconosce in lui qualcosa di profondamente umano (che forse ci spaventa). Emanuele Zeffiro ha scritto un esordio coraggioso, capace di affrontare con lucidità i nodi più intricati della mascolinità contemporanea, della solitudine emotiva e della fatica di crescere davvero. È un libro che non dà risposte facili, ma che invita a porsi domande.
Gianluigi Bodi

L’intervista

[Gianluigi Bodi]: Davide è un personaggio complesso, a tratti contraddittorio, che può suscitare empatia e irritazione allo stesso tempo, cosa che secondo me lo rende un personaggio molto ben scritto. Come è nato questo protagonista? Quanto c’è di personale in lui e quanto invece rappresenta la figura simbolica dell’uomo contemporaneo?

[Emanuele Zeffiro]: Davide, come mi hanno riferito alcuni lettori (ma più spesso lettrici), può suscitare sentimenti contrastanti. All’inizio è fortemente condizionato dal contesto sociale e religioso in cui è cresciuto, i cui princìpi cozzano però con forza contro il suo spirito indomito e curioso. È un personaggio irrequieto, un po’ adulto e un po’ bambino, un po’ bravo ragazzo e un po’ ribelle. Credo che siano questi contrasti e questa tensione di fondo a portare i lettori ora a immedesimarsi in lui, ora a provare un senso di disagio.
È nato come personaggio autobiografico, ma nel corso del romanzo si è staccato sempre più dall’autore, ed è diventato secondo me un simbolo dell’uomo contemporaneo irrisolto, che però non si arrende; è un antieroe che continua a cercare la sua strada, che cade e si risolleva, sbaglia e impara dai suoi errori. Nel corso del romanzo, le numerose esperienze intense, anche violente che sperimenta lo portano ad evolvere e ad accettare anche i suoi lati ombra.

Il titolo Paradisi Perduti suggerisce un senso di nostalgia, ma anche una ricerca di senso. Quali “paradisi” ha perso Davide secondo te? E ce n’è uno che credi possa ancora ritrovare?

l titolo suggerisce certamente un senso di nostalgia per le diverse, importanti occasioni perdute dal protagonista; al tempo stesso, suscita un desiderio di ricerca. Davide compie un viaggio dentro di sé e si chiede: “perché ho perso quelle occasioni? E quali lezioni ho imparato dalle mie esperienze, anche quelle che sembrano negative?”
Il titolo mi è stato ispirato da un aforisma che dice: “segui la tua follia, è lì che si nascondono i paradisi perduti della tua anima”. La follia in questo romanzo non è intesa nel senso comune del termine, bensì come una messa in discussione delle convenzioni e di un sistema di valori e condizionamenti che ormai non funzionano più.
Per Davide il paradiso che può ancora ritrovare è una serenità interiore che gli permetta di accettarsi come essere umano “difettoso” come tutti e di vivere e amare partendo da qui, dalla propria vulnerabilità.

Il viaggio in Costa Rica, Argentina e India non è solo geografico, ma profondamente interiore. Perché hai scelto questi luoghi e che ruolo hanno nel processo di ricerca interiore di Davide?

Ho cercato dei luoghi lontani dal sistema di riferimento di Davide, che è nato e cresciuto in un paese di campagna veneto, fortemente influenzato da un bigotto moralismo cattolico e dal formidabile assioma: “tu vali come persona in base a quanto lavori e guadagni”.
Sono i luoghi ideali non solo per mettere in discussione quei princìpi, ma anche per fornirgli spunti sull’esistenza di mondi ben diversi, più spontanei e aperti alla vita, e spesso più umani.
Ci sono ulteriori differenze significative tra questi tre Paesi. Mentre il Costa Rica incarna una sorta di paradiso tropicale, dove la vita scorre placida tra un cocktail sulla spiaggia, una deliziosa cena di pesce e una serata danzante, l’Argentina è più vicina come sensibilità all’Italia, ma comunque più giovane e meno intrisa di giudizi. L’India è un altro mondo, un terreno ideale per la meditazione e la crescita personale, in un modo totalmente nuovo rispetto all’unico tipo di percorso interiore che per Davide era stato possibile fino ad allora: quello proposto dal mondo cattolico, soltanto attraverso gli insegnamenti biblici (che non è detto che debba essere in contrasto con altri percorsi).

Il romanzo è narrato con uno stile asciutto, diretto, spesso spietato. Come hai lavorato sulla voce narrante? E quanto è stato difficile mantenere l’equilibrio tra introspezione e tensione narrativa?

Il lavoro sulla voce narrante si è svolto su più fronti. È stata fondamentale la ricerca di una maggiore concisione: a ogni revisione, ho cercato di esprimere gli stessi argomenti utilizzando meno parole. Inoltre, ho tentato di scegliere, tra un ventaglio di possibilità, quella più precisa, che potesse esprimere nel modo più diretto quello che intendevo trasmettere al lettore.
“Spietato” ben si addice al mio tentativo di non fare sconti di nessun tipo a Davide: un eroe o antieroe impegnato in un arduo viaggio di crescita interiore, che tenta di arrivare al nucleo di se stesso, affrontando anche i propri demoni. Potremmo paragonarlo a un viaggio dantesco, dalla selva oscura del proprio inferno personale fino al paradiso. Credo che lo stile dovesse essere per questo motivo il più possibile scevro da fronzoli o abbellimenti.
L’introspezione rischiava di rallentare la tensione narrativa. Ho cercato di mantenere elevata la tensione rendendo più veloce il romanzo man mano che si svolgeva verso la fine, aiutandomi con lo stile diretto e asciutto di cui parlavamo.
Un altro piccolo accorgimento è stato quello di non chiudere mai un capitolo senza una frase che gettasse un aggancio verso quello successivo: questo ha permesso di mantenere viva la curiosità del lettore verso il futuro che attendeva il protagonista.

Emanuele Zeffiro

Emanuele Zeffiro è nato a Padova nel 1972. È laureato in Chimica e ha una specializzazione in Counseling. Vive in un paese vicino ai colli Euganei e lavora in un laboratorio di analisi chimiche. Ama i viaggi, la mountain bike, il teatro e il buon vino. “Paradisi perduti” è il suo primo romanzo.

Emanuele Zeffiro – Paradisi perduti
Editore: Las Vegas
Data di pubblicazione: 26 maggio 2023
Lingua: Italiano
Lunghezza stampa: 183 pagine
ISBN-10: 883126026X
ISBN-13: 978-8831260268
Peso articolo: 505 g
Dimensioni: 21 x 2.9 x 14.9 cm

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