Viaggio nelle Fabbriche della Bellezza: Luxardo

Viaggio nelle Fabbriche della Bellezza: Luxardo

Un senso di dolcezza e di prodigio impregna l’aria di Torreglia. Là dove i Colli Euganei rivelano la poeticità della natura e il silenzio acquista un valore simbolico – di rituale antico e impenetrabile – la sede della Luxardo si mostra nelle sue linee contemporanee, nella magnifica convivenza di innovazione e tradizione, di spazi antichi e orizzonti futuri.

È qui che la bellezza prende forma “liquida”, nel duplice valore della mission dell’azienda (una delle più antiche distillerie europee) e della sua anima multiforme, persino sinestetica. In uno spazio denso di odori, sapori, dove la luce – tipicamente veneta – è insieme domestica e solenne, si respira la storia di un’impresa familiare, il racconto di un’epopea fatta di ingegno e sacrificio, di dolore e ricostruzione.

Quella di Luxardo, infatti, prima di essere un fulgido esempio imprenditoriale, è un’orografia dei sentimenti che attraversa i secoli, i confini e le tragedie del Novecento. Nata nel 1821 a Zara, sulle sponde dell’Adriatico allora asburgico, per volere di Girolamo Luxardo, la distilleria ha conosciuto il dramma di due guerre con la distruzione quasi totale dello stabilimento sotto le bombe alleate. Poi la complessità dei nuovi assetti, l’occupazione della Dalmazia da parte dei comunisti titini, lo “scandalo” della Storia che si abbatte sui membri della famiglia. Come molti italiani i Luxardo sono costretti all’esodo, con due nipoti di Girolamo, Pietro e Nicolò, destinati a sparire per sempre, il primo fucilato, l’altro gettato in mare assieme alla moglie.

Luxardo – Stabilimento di Zara

È una sorte balorda, che sparge un’aura di inquietudine sul futuro di un’azienda nata dall’intuizione di trasformare il rosolio fatto in casa da Maria Canevari, la moglie di Girolamo, in un liquore dalle elevate qualità destinato a diventare un’icona italiana: il Maraschino. La dispersione della famiglia, unitamente alla perdita dello stabilimento (con la compagnia nazionalizzata dagli jugoslavi), sembra condannare i Luxardo all’oblio. Ma come ogni epopea che si rispetti, la determinazione e il coraggio orientano le scelte, riportando spesso il sereno. L’unico dei fratelli superstiti della quarta generazione, Giorgio, assieme al giovane Nicolò III riprende l’attività in Veneto, costruendo nel 1947 la sede di Torreglia che diviene così luogo di rinascita, spazio in cui la memoria – o meglio, la permanenza del tempo – può trasformarsi in progetto.

Entrare in Luxardo oggi significa infatti ascoltare il suono degli alambicchi in rame, osservare le marasche che si trasformano in essenza. O ancora inebriarsi dell’odore di mandorla e agrumi, percepire un leggero profumo legnoso dovuto alla maturazione in tini di frassino. Qui la modernità convive con la lentezza. La produzione è moderna, efficiente, ordinata, ma nulla tradisce l’origine artigianale del gesto, quella pazienza delle mani che lavorano, controllano e sanno aspettare, come un tempo quelle delle donne che realizzavano l’impagliatura delle bottiglie di Maraschino.

Cuore pulsante dell’azienda, il distillato di questa particolare varietà di ciliegie – tipiche della Dalmazia: piccole, scure e aromatiche – è sineddoche e simbolo di una storia che da più di duecento anni racconta la fedeltà a una tradizione, a una ricetta che attraversa le generazioni. È una pedagogia silenziosa quella che segna gli ambienti dello stabilimento, come se ogni locale svelasse l’arte del dettaglio, dell’attesa. Ogni fase del lavoro è una sottrazione e insieme un’aggiunta: si toglie l’eccesso, si mantiene l’equilibrio, la precisione della continuità.

Luxardo è rimasta del resto un’azienda familiare giunta alla settima generazione. In un paese che spesso dimentica, questa fedeltà è quasi un atto politico oltre che imprenditoriale: «La famiglia è il cuore di tutto» dichiara il presidente Piero Luxardo, figlio di Nicolò III. «Oggi abbiamo 60 dipendenti, siamo presenti in più di 100 diversi mercati, produciamo oltre sei milioni di litri l’anno e tra la zona dei Colli Euganei e altre del Veneto controlliamo la coltivazione di circa trentamila piante di marasche da cui trarre i due prodotti più richiesti sul mercato: il Maraschino e il cherry brandy che Gabriele D’Annunzio ribattezzò “Sangue Morlacco”». Una filiera controllata direttamente, dalla materia prima fino all’imbottigliamento, per una coltura che in questa parte di Nordest trova il suo habitat naturale: «Per far accettare la novità Giorgio, all’inizio, regalò le piante ai contadini locali, con l’impegno di acquisto del raccolto. Così, piano piano, l’azienda riprese il suo corso». Un cammino inarrestabile, giacché la Luxardo è oggi una solida realtà, «inserita nell’associazione “Les Hénokiens”» come ricorda Piero, un circolo esclusivo che riunisce le poche aziende mondiali che abbiano almeno duecento anni di storia e che siano in grado di documentare di essere rimaste di proprietà della stessa famiglia.

«…Keller mi venne incontro con un bicchierino di cherry brandy che il Comandante aveva ribattezzato con il nome di Sangue di Morlacco…»
(da “Le mie stagionI” di Giovanni Comisso)

Non solo liquori tipici della tradizione italiana – dal limoncello all’amaretto, dalla sambuca al gin – ma anche confetture, ciliegie sotto spirito, una serie distillati pensati per la pasticceria. Tutto, nel sistema Luxardo, è un equilibrio di storia, tecnica e memoria. Per questo nel 2023 è stato inaugurato il Museo d’impresa ospitato nel complesso industriale di Torreglia, con ingresso diretto dal negozio di via Romana 46 e visitabile su prenotazione. Un luogo in cui i valori dell’azienda si fondono con la macro e microstoria, tra testimonianze dell’esodo giuliano dalmata, ritratti e cimeli familiari. Al centro, ancora una volta, c’è la forza di una produzione che è anzitutto lessico memoriale, pratica di un discorso che si tramanda di figlio in figlio mentre i dettagli – dalla carta paglia che avvolge le bottiglie di maraschino alle etichette studiate – raccontano di una resistenza all’automazione, di un’attenzione allo “spirito” che nessuna macchina sa dire.

Ideata e realizzata dallo Studio Architetti Mar di Venezia, la struttura del Museo si fonde perfettamente con il contesto ambientale, con una parte esterna in lame ritorte d’acciaio la cui successione restituisce un’idea di tridimensionalità, giocando con la luce a creare movimento e a dar vita, in certe fasi del giorno, alla scritta Luxardo sul pavimento. L’interno si snoda invece in un insieme di sale con andamento circolare, tra postazioni digitali e video che raccontano anche le fasi di produzione dei liquori. Camminando in questi spazi si ha la sensazione che l’intero edificio sia vivo, un organismo che pulsa e si assesta in costante dialogo con le stanze dello stabilimento, a generare un continuum spazio-temporale afferente il destino dell’azienda.

Luxardo – Foto panoramica

È in questa stratificazione di ricordi e di nuovi slanci che si mostra la bellezza. Nella testa e nelle mani che rendono possibile un progetto, nel percorso doloroso di una famiglia alla ricerca di un luogo dove restare dopo i tormenti e gli affanni.

Un luogo in cui la qualità è un atto morale, la continuità familiare un valore concreto. E forse è questo il segreto: non inseguire il tempo, ma dialogare con esso. Distillarlo, accettarlo finanche nello strazio, come una sorta di “liberazione” pur nella complessità della vita. È il potere salvifico della bellezza, che trova negli angoli bui il potenziale per emergere in tutta la sua luce.
Ginevra Amadio

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Luxardo official website
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Tutte le immagini © Luxardo SpA
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Museo Luxardo

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