"I villaggi discendono dai monti" - Il viaggio in Sicilia di Giovanni Comisso

“I villaggi discendono dai monti” – Il viaggio in Sicilia di Giovanni Comisso

Una vita del tutto diversa sta finalmente per sorgere fra la gente di questa terra feconda

Corleone, gennaio.
S’avvicinava la sera, già si oscurava l’aria tra le alte cime dei monti, mentre ad occidente verso l’apertura della grande valle persisteva l’ultima luce del giorno rossastra già presso la terra per attenuarsi in alto, fino ad un limpido, vitreo azzurrino dove scintillava lucente la stella del tramonto.
La valle si allagava d’ombre, e i contadini che erano stati tutto il giorno sui latifondi ad arare, a zappare, a seminare insistevano ancora alla poca luce, smaniosi di condurre a termine le semine ritardate dalle piogge dei giorni precedenti.
Ma dai pendii della valle cominciavano ad affluire, su e giù per le trazzere, file di muli coi contadini più vecchi in groppa e i più giovani a piedi, accompagnati dal loro cane e dalla capra.

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fonte: pxhere.com. CC0 Public Domain

Visione biblica

Scendevano nell’ombra e risalivano per spiccare sullo sperone del monte neri e minuti contro l’ultima luce e la stella lucente li sovrastava come una guida verso il riposo.
Altri scendevano da altra parte ed altri ancora venivano lungo la strada, lente interminabili carovane, un mulo dietro l’altro, l’aratro sul dorso tentennante nella lunga barra, i cani abbaianti insistenti come volessero proteggere la fatica dei contadini ravvolti nei loro scialli.
Dalle trazzere altre file raggiungevano la strada, altre si scorgevano contro la luce che si spegneva, ora lontane, ora vicine, era tutto un ampio ritmo di cavalcata lenta battuto dallo scintillare sempre più crescente della stella che si faceva dominante sul mirabile occidente lontano verso il mare Mediterraneo.
E andavano nella notte verso il villaggio dove avevano la loro casa, dove li attendeva la loro donna a ristorarli, dopo la lunga giornata di lavoro, dopo la lunga strada, con la calda minestra di fave.

Foto di scena del film Terra di nessuno (Baffico, 1939)
Foto di scena del film “Terra di nessuno” (Mario Baffico, 1939 – fonte: Wikipedia)

Stavo incantato a guardare e non sapevo se assistevo ad una apparizione biblica o ad una realtà di questa terra.
Pensavo ad un popolo in fuga cacciato da un altro popolo, quando chi mi accompagnava mi scosse dicendomi: “Avete visto? Speriamo che entro pochi anni questi uomini non avranno più da aggiungere alla fatica del lavoro della terra anche questa dell’andare e venire dal villaggio al latifondo. Noi faremo scendere i villaggi dalle cime dei monti. La causa prima che indusse nei tempi lontani i contadini a rintanarsi in punti così elevati fu la mancanza di sicurezza data dagli approdi di pirati e dalle dominazioni di genti diverse guerriere e saccheggiatrici. Nei tempi più recenti il persistere di malviventi e la maffia non consigliavano di abbandonare l’alto rifugio ma oggi il Governo ha assicurato la tranquillità più assoluta fino ad ogni angolo remoto”.
Il contadino non ha quindi niente più da temere per questo. L’aumento del prezzo del frumento stimolò a seminarne su più vasta zona di terreno.

Sicilia2006_506 by igullord is licensed under CC BY-NC-ND 2.0
Sicilia2006_506 by igullord is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

Invero da qui si ebbe una diminuzione della zona a pascolo con una riduzione dell’allevamento del bestiame, ma quando il contadino avrà la sua casa nel campo, avrà la sua stalla e i suoi bovini che nutrirà col suo foraggio prodotto intensivamente.
Le strade principali ci sono già e sono buone, si tratta di creare tutta una rete di strade secondarie, strade di congiunzione tra le nuove borgate e i villaggi, e in molte parti si usufruirà delle trazzere sistemate e consolidate.
Certamente la strada significa vita. Se ci saranno le strade potranno arrivare ai vari poderi le macchine per trebbiare e non si userà, come oggi ancora, il mulo sull’aia, con l’attesa del vento propizio per separare il grano dalla pula.

Borgo Schiro - panoramio
Borgo Schiro – panoramio (fonte: Wikipedia)

Acque e strade

Le strade significano l’uso da parte del contadino del carro o della carretta per trasportare i prodotti, per portare sul campo il letame della sua stalla, mentre oggi, per impossibilità di trasporto, lo getta fuori del paese.

GinoDiLeo - Corleone: Gole del drago
Corleone: Gole del drago (fonte: GinoDiLeo, Wikipedia)

L’acqua è il problema più grave ma si risolverà, aumentando la distribuzione degli acquedotti dove ci sono, ma soprattutto aprendo e curando le piccole sorgenti che non mancano, e utilizzando le riserve d’acqua, ora trascurate e sufficienti per una vita sparsa.

Gebbia
Gebbia (fonte: Dedda71, Wikipedia)

La malaria non si presenta qui in forma serrata come nelle paludi Pontine, oggi debellata.
Qui sorge dalle pozze di abbeveraggio per i pascoli, dalle acque ferme nei fondo delle valli, dai torrenti che d’estate trattengono qualche po’ d’acqua.
Portato il contadino a vivere più aderente alla terra scoprirà egli stesso queste piccole cause del grande male e dove vedrà l’acqua ferma darà un colpo di vanga; certamente le difese maggiori verranno intraprese diversamente.
Tutte queste sono difficoltà che furono sempre superate e vinte dall’uomo, perché esse appartengono alla materia.
Ma altre che appartengono all’uomo sono più dure ma non tanto di più invincibili.
Portare il contadino ad abitare in una casa comoda e vicino alla sua terra, dargli così quasi mezza giornata di più per potere meglio lavorare, quella mezza giornata che egli perde nell’andare dal villaggio al latifondo e viceversa.
Dare al contadino la possibilità di avere una stalla dove tenere non uno sterile muto, ma feconde mucche e buoi che possano trainare un aratro potente e aumentino il suo reddito.
Indurre il contadino ad una coltivazione intensiva, unendo al frumento, alle fave, alla sulla, la vite, l’olivo e il mandorlo.
Arricchire la sua economia domestica con la creazione dell’orto presso la sua casa, oggi irrealizzabile vivendo nel villaggio, nella ristretta casa che è insieme abitazione, stalla e pollaio.
Tutto questo è benessere, è incremento di produzione, è trasformazione di costumi e di vita, ma rappresenta una novità e verso le cose nuove gli uomini si dimostrano o entusiasti o diffidenti.
Indubbiamente i primi esempi realizzati travolgeranno gli increduli.

Nascita dei borghi

Gloeden, Wilhelm von (1856-1931)
Gloeden, Wilhelm von (1856-1931) (fonte: Wikipedia)

La casa più ampia potrà anche favorire la costituzione della famiglia organica ma sarà un processo lento perché troppo lunga è la tradizione del figlio che sposandosi si dissocia dal padre.
E la donna contadina siciliana farà la sua evoluzione: oggi essa vive ancora come se il villaggio fosse assediato dai saraceni.
Essa sta troppo in casa dove non fa niente perché non ha niente da fare. Teme la vita all’aperto; i settori sono decisamente divisi, l’uomo è per la campagna, essa è per la casa, ma portata a vivere in una casa campestre comincerà ad appassionarsi per l’orto e per il cortile da cui trarrà un sicuro reddito dal suo pollaio e dopo l’orto vedrà che l’andare sul campo come la donna veneta e toscana, assieme al suo uomo, non è più una cosa dannata come ora.

I borghi che saranno costruiti a giusta distanza dalle nuove case coloniche avranno la loro chiesa e le scuole e quanto si può trovare nel villaggio.
I proprietari sentono che una vita completamente nuova sta finalmente per sorgere.
Oggi, costretti per l’impossibilità delle comunicazioni a non poter amministrare direttamente i propri fondi, accontentandosi di uno scarso reddito col dare la terra in affitto ad un gabelloto, devono pur essi evolversi secondo una più intensa passione per queste terre che danno a loro tanto gloriosi titoli nobiliari.

Maggiore benessere maggiore produzione

"Corleone, castello soprano" by Salvatore Butera is licensed under CC BY-NC-ND 2.0
“Corleone, castello soprano” by Salvatore Butera is licensed under CC BY-NC-ND 2.0

I proprietari dovranno prendere il cammino verso i loro feudi, sentirne l’orgoglio, abitare in essi per un certo tempo dell’anno, riaprendo i loro castelli, farsi presenti tra i loro contadini che li amano e li rispettano solo attraverso la loro effige vista nell’ufficio dell’agenzia.
I proprietari dovranno ritornare effettivamente padroni delle loro terre, e godere della venerazione dei loro contadini, godere del maggior benessere a essi concesso e che sicuramente si tradurrà in maggiore produzione.
Ma anche qui si tratta di un’idea nuova e vi sono entusiasti e diffidenti.
Gli esempi offerti dai più solerti, dai più fortunati a saper essere i primi, travolgeranno gli altri.
Il Governo eseguirà le opere di carattere pubblico e in più contribuirà nella spesa per la costruzione della casa; cosa si può chiedere di più?
E per chi non avesse il denaro disponibile ha creato la possibilità di un prestito garantito da una ipoteca privilegiata.
Un’ipoteca che non distruggerà la proprietà a danno delle eventuali ipoteche preesistenti, ma finirà col liberarla da queste, perché essa sarà fonte di maggiore reddito.
Il domani entusiasma di attesa, bisogna aver fede nello spirito che vince la materia e traboccare d’amore per l’umanità.

Corleone by Panegyrics of Granovetter is licensed under CC BY-SA 2.0
Corleone by Panegyrics of Granovetter is licensed under CC BY-SA 2.0

Chi mi accompagnava mi indicò il cielo tutto stellato. “Domani avremo una bella giornata”, disse ancora.
Già tutti i contadini erano discesi dai monti e ci avviammo anche noi verso il lontano villaggio che si vedeva con le sue luci, come altre stelle sulla cima del monte.

Giovanni Comisso
Pubblicato sulla Gazzetta del Popolo il 13 gennaio 1940

Si ringrazia la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e il portale della Biblioteca Digitale