Premio Comisso 2016. Considerazioni di una libraia curiosa

Il logo del Premio Comisso ben in vista dnella scalinata di Palazzo dei Trecento
Il logo del Premio Comisso ben in vista nella scalinata di Palazzo dei Trecento

Mi trovo a partecipare per la prima volta alla cerimonia finale di un Premio Letterario. Il Comisso, che viene assegnato dal 1979 a Treviso, la mia città.
Lo faccio in veste di lettrice appassionata prima di tutto, poi di libraia, che con i Premi Letterari ha un rapporto conflittuale, e pure di “blogger” (no, troppo) diciamo di osservatrice per la parte “social” del Premio Stesso.
L’ emozione è grande perché la cerimonia di premiazione si svolge nel Salone del Palazzo dei Trecento, luogo che già da solo basterebbe a colmare di bellezza lo sguardo, e perché con questo Premio si rende omaggio allo scrittore Comisso, alla sua opera, all’uomo. Uno scrittore dalla vita che di per sé è già un romanzo, che andrebbe conosciuto meglio, ancor più valorizzato.
Ma torniamo a noi…anzi a me. È un sabato pomeriggio scaldato dal sole di inizio ottobre, la  città brulica di gente. Alzo lo sguardo verso la scalinata che porta al salone e vedo che una fila composta vi sta accedendo…Salgo.
Impatto scenico mozzafiato: reception che accoglie in maniera impeccabile chi si è registrato sul sito, eleganza ovunque, brusio di fondo. Alzo nuovamente lo sguardo, stavolta verso gli affreschi, cerco di non distrarmi, focalizzo l’attenzione sulla Giuria, cerco di capire dove siederanno gli Autori, incrocio un indaffaratissimo “regista”, il Presidente Ennio Bianco che accoglie e presenta con naturalezza tutti a tutti. Mi chiedo come ci riesca. Al centro del salone nulla sfugge ad un altro regista, Giorgio De Novellis, pronto per le riprese della diretta in Live Streaming , sguardo rassicurante. Tutto procede per il verso giusto. Esco per prendere una boccata d’aria e per catturare qualche scorcio della città dall’alto.
Mi arresto davanti al portone, lo voglio fotografare, lo immagino perfetto per un post in tempo reale. Un paio di scatti da angolazioni diverse, cerco di catturare la luce giusta, mi piego… Qualcuno mi osserva, un distinto signore attende che io mi scosti dall’ingresso con aria tra il divertito e il rassegnato. Mi scuso lasciandolo passare, ma dove l’avrò già visto? Lo seguo con lo sguardo, si accomoda al tavolo degli scrittori. Il Professor Luciano Canfora.
Con profondo imbarazzo attendo l’inizio della cerimonia perdendomi tra le immagini di Presenze, la mostra di Mario Sutor dedicata a Comisso. Il mondo dei libri ha radunato tanta eleganza in sala, sono abituata ai Festival letterari, alle presentazioni…subisco in toto il fascino del Premio.  Le parole iniziano a fluire, e così i miei pensieri. Penso che la passione che muove gli organizzatori del Premio sia un motore inarrestabile, fonte inesauribile di cultura per la città. Penso che senza gli sponsor, tutti di grande qualità, questa giornata non sarebbe potuta esistere, penso che un Premio Letterario dedicato a Giovanni Comisso dovrebbe essere motivo d’orgoglio per una città come Treviso. Penso che il compito dei Giurati sia invidiabile e serio, e che tutte le polemiche legate ai Premi letterari possano tranquillamente restare fuori dal portone che ho appena fotografato. Penso che vedere questo salone gremito sia testimonianza che la cittadinanza è ancora legata a quanto il Comisso rappresenta, ma mi piacerebbe scorgere tra i presenti qualche ragazzo in più.
Penso che sentir parlare gli autori delle loro opere, tutte di gran valore, sia un vero privilegio. Insomma, quando finalmente inizio ad ambientarmi è già ora dello spoglio delle schede. L’emozione sembra incrinare per un attimo anche la voce della bravissima Elena Filini che conduce la serata. Le crocette sul tabellone elettronico decretano i vincitori. Soddisfazione, tensione che scema, strette di mano, abbracci. Gioia composta, siamo tutti bravi ma qualcuno doveva pur vincere. E vince per la sezione biografia “Di questo amore non si deve sapere” (Ponte alle Grazie) di una sorridente Ritanna Armeni che tra una dedica e l’altra trova il tempo per abbracciare la nipotina e la figlia presenti in sala. La avvicino, mi racconta che si è divertita molto a promuovere questo libro, ci vuole passione per ciò che si fa.
Con la coda dell’occhio osservo un amico giornalista,uno dei Giurati visibilmente emozionato che si fa dedicare “L’amico ebreo“, stringe la mano calorosamente a Gian Piero Bona.
In zona buffet il vincitore della sezione narrativa con “Questa vita tuttavia mi pesa molto “(Adelphi) Edgardo Franzosini  e Umberto Pasti ( autore di “Animali e no”)  scherzano, scambiano battute con i Giurati, si lasciano fotografare…ora ci si può rilassare basta parlar di libri.

Mi avvicino timidamente a Luciano Canfora, in compagnia di Aldo Schiavone. Leggermente defilati dalla folla.
Immagino” Tucidide” dialogare con “Ponzio Pilato“…si parla invece di buffet.
Una gentile signora ci porge dei calici di Prosecco. Non bevo, mi sento quasi mortificata, magari mangio qualcosa.
Aldo Schiavone mi fa notare quanto in forma sia Luciano Canfora…e lo sa perché mi chiede divertito? Perché non mangia mai!
Mangio lo stretto necessario ammette Canfora, dicono sia il segreto di lunga vita, ma a un buon calice di Prosecco non dico di no.
All’idea di fare una passeggiata per raggiungere Palazzo Giacomelli si illumina, estrae dalla tasca la piantina di Treviso. Comprata stamattina da un edicolante molto gentile…proprio bella la vostra città.

Sì, quella parte della nostra città che ancora si raccoglie il sabato pomeriggio, in un meraviglioso Salone affrescato per sentir parlar di libri è proprio bella, è la città che risponde con entusiasmo alla presenza delle mostre d’arte, al restauro del Bailo, che considera un patrimonio di grande valore il Museo di Santa Caterina, che partecipa al CartaCarbone Festival letterario, che entra nelle librerie, che legge e si informa. Quella parte di città che va arricchita  e gratificata con offerte culturali sempre più stimolanti, che spera di poter considerare la cultura un bene di consumo quotidiano.