Giovanni Comisso - Un uomo di mare a terra

Un vecchio uomo di mare… maldestro a terra

E’ andata così: la nebbia era densa che si poteva tagliare col coltello, il mare, forte di traverso; buio che non si vedeva, e abbiamo sbattuto su di uno scoglio a tre miglia da Brioni. Ci siamo salvati tutti, ma se non ci aveva ammazzato il mare, di certo ci poteva finire la notte, fredda come era. Per fortuna che il capitano aveva in tasca il giornale di bordo e, fatto a pezzi il caicco, abbiamo potuto accendere il fuoco e aspettare l’alba, fino a quando con la grazia di Dio abbiamo avvistato il postale di Zara che ha potuto prenderci in salvo. E adesso eccomi qua coi miei sessant’anni, a terra, e mia moglie e i miei figli che hanno fame e io non so proprio dove sbattere la testa”.

Più che alle parole di Virgilio, mi ero commosso all’aspetto del suo volto segnato di rughe, dove gli occhi arrossati dal salso stavano fissi come spauriti e subito gli dissi: “Senti io sto mettendomi a posto una piccola casa in campagna, vuoi venire con me? Ci sarà da dare la calce alle pareti e il colore alle imposte; ricordo che quando navigavo con te facevi tu stesso da mangiare, ti affiderò la cucina, poi vi sarà da attendere all’orto: tutti lavori facili, sarà per te un riposo”.

Virgilio guardò sua moglie come per chiederle consiglio, e questa fu pronta a dire: “Una vera grazia di Dio, cosa vuoi, tu sei vecchio ormai, hai già diritto la pensione, ed è proprio quello che ti ci vuole”.

Così Virgilio fatta la sua piccola valigia, partì, e si trasferì nella mia campagna in terraferma.

Appena arrivato, gli feci dare il colore alle imposte, dopo averle stuccate per bene. Virgilio aveva già dato colore agli innumerevoli velieri sui quali aveva navigato per tutta la sua vita, e questo lavoro si svolse in assai breve tempo. Ma abituato a pitturare con quella abbondanza, che occorre per i velieri per resistere al salso, fece altrettanto per le imposte. Colore e olio furono consumati a chili sopra chili, me ne accorsi al momento di pagare il conto del droghiere; mi precipitai subito in campagna, pensando avesse inteso e si fosse messo a incolorire anche le imposte della casa dei contadini. E fui costretto a dirgli: “Ne hai dato troppo, ma va bene lo stesso, vorrà dire che dureranno di più”.

Finito questo lavoro gli ordinai di imbiancare le pareti; appena glielo dissi, preparò la calce, prese la scala e si diede a subito verso la buca della calce con lo stesso slancio come gli avessero detto di issare le vele, preparò la calce, prese la scala e si diede a manovrare il pennello con grandi gesti irruenti. Dovetti andare sui campi per vedere i raccolti e lo lasciai al lavoro. Alla sera, di ritorno trovai Virgilio tutto bianco di calce in volto, coi capelli impiastricciati, il lavoro era finito, ma con mio grande stupore mi accorsi che nella foga aveva finito con lo sporcare di bianco quasi tutto il soffitto di legno e tutto il pavimento. Non gli dissi niente, perché sapevo come chi abbia passato tutta sul mare sia sensibile alla minima osservazione.

The old man and the sea by Neil Moralee (CC BY-NC-ND 2.0)

Hai visto l’orto?” gli chiesi col tono di mutare il discorso e glielo feci vedere. Virgilio appena passato il cancello cercò di fissare il suo sguardo sulle diverse piante come le indicavo, ma per lui tutto risultava confuso in modo inestricabile.

Questi sono i piselli e tra poco ne potremo raccogliere, queste sono fragole, mi raccomando a te di togliere l’erba, queste sono le carote e questi i pomidoro”. Tutta la vita di Virgilio era stata sul mare e per brevi soste nelle calli della sua città; ora per la prima volta si addentrava nella terra ferma per una trentina di chilometri e tutte quelle piante erano novità assoIute. Di pesci se ne intendeva fino alle specie più rare, ma di erbe per nulla e chiese timidamente che gli facessi bene vedere quali fossero le piante delle fragole, perché non avrebbe voluto fare malanni.

Intanto mi accorsi che tutto tranquillo si era messo a camminare passando sopra le gombine dove erano le carote e fui costretto ad avvertirlo: “Caro Virgilio, ti raccomando quando tu entri nell’orto, di camminare per questi passaggi, perché su questi rialzi è da per tutto seminato”. Spaurito si fece subito indietro per finire a posare il piede sulla gombina retrostante; e chiese scusa di quello che aveva fatto.

Il giorno dopo venni a mangiare in campagna e appena arrivato gli dissi quello che doveva preparare per mezzogiorno “pasta asciutta e bistecche col radicchio”. Venuta l’ora di andare a tavola lo mandai dai contadini a prendere un po’ di radicchio che le donne avevano già colto. Virgilio disse che di là non v’era alcuno, ma aveva trovato ugualmente. Dopo la pasta asciutta, vennero le bistecche, ma nella terrina, invece del radicchio, già condita vi trovai foglia di gelso che Virgilio aveva visto in un cesto accuratamente scelta per i bachi da seta.

Pensai a uno scherzo, ma come gli feci vedere cosa aveva portato, arrossi mettendosi una mano sulla fronte cercò di scusarsi. “Ma tu non hai mai mangiato radicchio in vita tua?”. “Cosa vuole, verze sì, e anche piselli, patate e carciofi, quando si arriva in qualche porto d’Istria e della Dalmazia, lo sa anche lei, ma il radicchio, solo in tegame e cotto, e era mia moglie che lo faceva, del resto io non mai fatto attenzione come erano fatte, pareva anche a me che fossero un poco ruvide, ma pensavo fosse una qualità di queste parti”.

Avrei voluto ridere, ma non volevo avvilirlo; queste parole mi rivelarono come fosse la vita della gente di mare; nascono e appena ragazzi vengono imbarcati su qualche veliero e partono e stanno via mesi e mesi, crescono all’ombra delle vele tra una bufera e l’altra, ritornano, e le loro madri stentano a riconoscerli, non sanno altro, solo nella loro mente si imprime il nome e la legge dei venti, delle nubi, delle onde, delle cose di bordo, delle manovre, del modo di fare la pesca. Diventano uomini e vivono con maggiore impegno e maggiore fatica, perché bisogna dare da mangiare alla moglie che sta a casa e ai figli. Invecchiano, sbarcano e muoiono, magari senza aver visto una volta la pianta che dà il grano per fare la polenta che non è mai mancata alla mensa di bordo.

Nei giorni successivi dissi a Virgilio di raschiare il soffitto di legno che aveva in parte incalcinato con la sua esuberanza, ma finì con lo scrostare l’intonaco al punto di appoggio delle travi. Allora fu necessario ritappare i buchi colla malta e imbiancare ancora. Quando poi diede il mordente al soffitto chiazzò di nero tutte le pareti e bisognò dare una seconda volta la calce. Gli dissi di lavare le finestre, come si fosse trattato di lavare la tolda del suo veliero, vi buttò tale quantità di acqua da sciogliere il mordente dato ai telai che colò tingendo il muro imbiancato di fresco.

Non sapevo più quale incarico dargli: se gli dicevo di spazzare, sollevava tanta polvere che bisognava spazzare di nuovo; se si scatenava un temporale, abituato alle tempeste dell’Adriatico, lasciava imposte e finestre aperte e la pioggia irrompeva nella casa allagandola, coi suoi occhi arrossati restava sotto al portico a guardare le nubi che si diradavano, lasciando l’acqua a stagnare sul pavimento. Se gli dicevo di farmi da mangiare, quando dovevo fermarmi in campagna, mi toccava di trovare nel brodo pezzi di sale grossi come sassi, e per quanto gli avessi spiegato quale fosse il radicchio da cogliere, non mutava di portare in tavola certe foglie gialliccie e corrose dai bruchi, quando non portava anche questi. Sapevo come solo a dirgli: “Non bisogna fare così” sarebbe stato un renderlo triste e cupo per giorni. Ma anche senza che gli avessi detto nulla, Virgilio comprendeva non ero contento di lui, e allora accanto al fuoco nel fare la polenta ispirava e si lamentava da solo. M’accorgevo della sua inquietudine, non stava mai fermo come a bordo, quando il tempo minacciava di rompersi, camminava aventi indietro sotto al portico e, sebbene vi fosse spazio ancora, osservai come percorresse giusta la misura del veliero sul quale aveva navigato per tutta la sua vita. In terraferma sapeva solo dare a meraviglia un giudizio sul tempo e gli stessi contadini preoccupati per i bachi da seta o per il fieno ricorrevano a lui: egli guardava verso i quattro cardinali e fiutava il vento poi dava la sua risposta: “Tempo da ponente non viene per niente”. E allo scatenarsi del temporale incrociava le braccia e seguiva la fuga delle nubi nere e il balenare dei lampi gustando delle tempeste a vele ammainate, col sovrappiù di sapersi coi piedi a terra.

The Old Man and the Sea [Rocco Lucia, Flickr, CC BY 2.0]

Vedeva il temporale buttarsi verso il mare e a occhio calcolava il momento in cui doveva arricciare le onde. Contrastava in lui il ricordo dell’ultimo naufragio, con quello piacevole di sentirsi trasportare a cielo sereno un buon vento di poppa, isolato dal mondo, solo a contatto coi tre di bordo che conosceva, isolato dagli altri uomini di cui aveva paura più che delle tempeste, perché queste più o meno hanno le loro leggi quelli non sapeva mai cosa potessero fare. Non poteva vivere fuori del suo mare, proprio i suoi sensi non riescivano a adattarsi all’aria di terraferma che non aveva mai respirato. I suoi occhi abituati solo alle grandi distanze a vedere se velieri lontani facevano da terzaroli in preannuncio del mutare del tempo, ora non vedevano affatto le cose vicine. Dovendo raccogliere i piselli, diceva sempre che non ve n’erano più, perchè il verde delle teghe lo confondeva con le foglie. Un giorno gli chiesi dove fosse una cesta e rispose: “Nella stiva”, volendo dire: “Nella cantina”. Allora ridendo gli posi una mano sulla spalla e dissi che credeva di essere a bordo, rincuorato dal gesto affabile si lasciò sfuggire come un lamento: “Ehi bello il mare”. Capii che lo desiderava. Non sarebbe stato possibile a sessant’anni farlo diventare un uomo di terra, e risentendolo sospirare quando se ne stava solo in cucina a lavare i piatti decisi di rimandarlo a casa. Quando glielo dissi: “Come lei vuole” soggiunse, salì svelto nella sua stanza a prepararsi la roba come dopo una navigazione per scendere a terra, e lo intesi cantare.

Giovanni Comisso

Pubblicato sul n. 1 della rivista mensile “La Lettura del Medico” del 1 gennaio 1962 con il titolo “Un uomo di mare a terra”.

Immagine in evidenza: Old man sea by JayCMiller (CC BY-NC-ND 2.0)_00